No. 8 - La sposa e la scultura

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In un altro Livello di contenimento due guardie, reduci di un gruppo più numeroso, stanno camminando lungo il corridoio. Le luci sul soffitto sfarfallano dando una sensazione di disagio. Continuano a voltarsi costantemente per paura di essere seguiti o nella speranza di trovare qualcuno che stia venendo ad aiutarli. Ma nulla. Dopo cinque minuti di solitudine, una guardia si volta indietro per l'ennesima volta e rimane quasi di sasso per lo spavento. A qualche metro da loro vede una pallida figura umanoide. A prima vista si tratta di una donna vestita con un lungo abito bianco, simile a quello di una sposa. L'entità lo guarda senza esprimere alcuna emozione, ma rimane ferma, come se fosse indecisa se avvicinarsi o andarsene via. Richiamato dal suo compagno, anche l'altra guardia vede la stessa scena. Poi una voce. Una gentile voce femminile raggiunge le loro orecchie e si insinua nella loro mente.

-Mi dispiace avervi disturbato in questo modo alquanto maleducato, ma vorrei chiedervi una cosa.

Le guardie si lanciano a vicenda un'occhiata interrogativa e poi, puntando i loro fucili contro di lei, una chiede:

-Per quale motivo ti dobbiamo rispondere?

-Perché vorrei risolvere un dubbio che mi attanaglia. - Risponde l'entità muovendo leggermente la testa. Dopo una breve pausa, una guardia ribatte:

-E va bene, fai pure. Ma non cercare di fare nulla di strano. Sei stata avvertita.

-Mi sapreste dirmi che cosa ha provocato quell'esplosione? I muri hanno tremato talmente forte che credevo che l'intera struttura stesse cadendo a pezzi.

-Non lo so. - Risponde secco l'altra guardia. - Non è una cosa che ci interessa. Ora rimani ferma dove sei. Appena arriva un Agente Speciale ti riporterà nella tua cella.

-State tranquilli. Non ho alcuna intenzione né di avvicinarmi a voi né di scappare. Mi è stato chiesto di collaborare.

-Sarà meglio per te. Anche perché noi non abbiamo alcuna intenzione perdere tempo con uno che non collabora. 

-Con me non avrete alcun problema. Ve lo prometto.

Detto questo, cala il silenzio. Gli sguardi delle guardie continuano a ad incrociare quello dell'anomalia. Loro due sono tesi, lei è rilassata, come se quei fucili puntati non siano altro che un inutile spauracchio. Ad un certo punto l'anomalia rompe il silenzio:

-Loro sono qui. Io li sento. Loro sono qui dentro.

-Che cosa stai blaterando? - Chiede una guardia.

-Loro sono in mezzo a voi. - Risponde. - Mi stanno cercando. Loro mi troveranno. Se lo faranno, voi morirete. Dovete andarvene.

-Ehi calmati un attimo e cerca di spiegarti. - Dice l'altra guardia. - Chi sono loro e perché dovremmo scappare?

-Non perdete tempo nelle inutili domande e scappate. Se voi morirete, lui soffrirà molto.

-Ti ho detto di non blaterare! - Esclama la prima guardia.

-Voi mi dovete ascoltare. - Continua l'entità. - Loro sono qui per terminare il lavoro.

-Chi è che vuole terminare il lavoro? - Chiede una voce dietro alle guardie. Queste si girano di scatto e vedono Agente Speciale Iota, originario di Pechino.

-Signore, è lei finalmente. Abbiamo appena fermato un'anomalia e stavamo aspettando qualcuno per portarla nella sua cella.

-Molto bene. Ora potete andare. Ci penso io a lei.

Le due guardie si congedano e vanno via. Iota si avvicina all'anomalia e si ferma a debita distanza.

-Quindi, che cosa stavi dicendo? - Chiede alla fine.

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