niente

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Tu.
Vaghi nel nulla.
Fra i pensieri e i bastoncini che si spezzano per sempre sotto ai tuoi piedi,
con le foglie che vagano nel vuoto dell'aria,
esse scompaiono ai tuoi occhi scuri dietro ai tronchi deboli.
Le suole delle tue converse consunte si schiantano contro il cemento bollente,
e la tua pelle arde lentamente dinanzi al cocente sole.
Eppure rimani presso al fervore della grande stella.
A mirare le viole che fioriscono fra le increspature dei marciapiedi,
Alla vita che cresce dove e come meno ce lo si aspetti.
Sali.
Raggiungi il tetto.
Vedi le pigne che rotolano, trasportate dai tuoi piedi.
Secche.
Inutili.
A terra.
Morte.
E vorresti essere quella pigna.
Preferiresti che ogni persona che passi ti prendesse a calci,
Piuttosto che rimanere il niente che sei.
Fra mille silenzi e mille gesti non compiuti.
Fra mille parole rimaste sul filo delle labbra.
Fra mille emozioni non provate fino in fondo.
Fra mille amori inesistenti.
Fra mille libri non letti.
Fra mille canzoni non ascoltate.
Fra mille sguardi non ricambiati.
Ti riconosci.
E capisci che mille è troppo.
È decisamente troppo.
E quindi ti avvicini alla grondaia arrugginita,
la mente completamente svuotata,
ti lasci andare.
Lasci che le viole vivano.
Mentre dal tetto le osservi
E sempre più velocemente le raggiungi per sempre.

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