2- Te lo avevo promesso, ricordi?

5.1K 149 85
                                        

«Ancora non ho capito perché hai chiuso con Alessandro.»

Io e Gaia eravamo in pausa dal lavoro. Eravamo finite in un fast food lì vicino, uno di quelli dove il tempo sembra sempre sospeso tra un turno e l'altro. Addentai il panino con troppa fame, come se avessi bisogno di riempire qualcosa che non aveva niente a che fare con lo stomaco.

«Come posso aver chiuso qualcosa che non è mai iniziato?» risposi, senza alzare lo sguardo.

Gaia mi osservava in silenzio mentre imitava il mio gesto, approfittando di quei pochi minuti di libertà che ci erano stati concessi.

«E allora cosa è successo davvero?»

Sospirai.
«Ha provato a baciarmi. Io mi sono spostata.»
Presi un sorso di Coca-Cola, cercando di rendere il tutto più semplice di quanto non fosse. «Mi ha detto che si vede dai miei occhi che sono innamorata di un altro. E che non voleva affezionarsi sapendo di non avere possibilità. Così abbiamo deciso di restare amici.»

Lo dissi con una calma che non sentivo mia, come se stessi raccontando la storia di qualcun'altra.

«Sarè...» Gaia mi guardò incredula. «Gli hai praticamente detto che sei ancora innamorata di Niccolò.»

Scossi la testa.
«Non gliel'ho detto. L'ha capito da solo.»
Poi alzai finalmente gli occhi su di lei. «Che avrei dovuto fare? Continuare a fingere? Mi hai vista l'altra sera. Non sono riuscita nemmeno a reggere il suo sguardo.»

E mentre lo dicevo, nella mia mente tornò l'immagine di Niccolò. Quei pochi minuti dopo otto mesi. Il modo in cui mi aveva guardata, come se nulla fosse davvero cambiato.

«Stasera sei costretta a rivederlo.»
Il sorriso malizioso di Gaia mi fece alzare gli occhi al cielo.

Pagammo in fretta e tornammo al bar.
«Il compleanno di Priscilla,» dissi più a me stessa che a lei. «Me lo ricordo. Vieni a prepararti a casa mia?»

«Ma ovvio.»
Rise, già infilando il grembiule e tornando al bancone. La seguii poco dopo, lasciando che il lavoro facesse quello che sapeva fare meglio: tenermi occupata.

La giornata passò più velocemente del previsto. Quando finii il turno, andai dritta a casa. Avevo bisogno di tempo, anche se sapevo che non sarebbe bastato.

Priscilla aveva scelto una cena semplice, in un ristorante al centro di Roma. Nulla di eccessivo. Solo amici.
Solo Niccolò.

Non ero pronta a rivederlo. Né all'idea di dover condividere una serata con lui. Ma per Priscilla avrei fatto qualsiasi cosa.

Io e Gaia optammo entrambe per un vestito.
Scelsi il rosso. Non sapevo bene perché, ma mi sembrava l'unica cosa che avesse senso. Tacchi color oro, capelli lasciati al naturale. Non mi piaceva truccarmi troppo: correttore, mascara e un velo di rossetto sulle labbra. Niente di più.

Gaia, invece, era l'opposto di me. Vestito nero, tacchi argento, capelli raccolti in uno chignon perfetto. Il suo viso era una dichiarazione di guerra al mondo.

«Sei uno schianto,» le dissi dandole una gomitata. «Adriano farà fatica a respirare stasera.»

«E tu non scherzi,» ribatté lei. «Niccolò si sentirà male quando ti vedrà.»

Il suo nome mi colpì allo stomaco, come un pugno dato senza preavviso. Il sorriso mi scivolò via dal volto.

«Niccolò probabilmente nemmeno mi guarderà.»
Entrai in macchina e misi in moto. «È andato avanti. Potrebbe tranquillamente portarsi a casa qualcun'altra stasera.»

La risata di Gaia riempì l'abitacolo per tutto il tragitto fino al parchetto di San Basilio, il nostro punto di ritrovo. Scese dall'auto subito dopo di me.

Dietro a te, er Colosseo nun se vede. -UltimoWhere stories live. Discover now