Anna non era una ragazza come le altre, non si era mai adeguata più di tanto alle conformità. Fin da piccola, da quando sua madre l'aveva iscritta in quella scuola di ginnastica artistica, la più importante di Roma; lei diceva sempre "un giorno saprai ringraziarmi, diventerai un' atleta perfetta". Ma Anna, a soli 6 anni, non riusciva a capire il significato di quell'imposizione da parte della madre. Anna era una bambina che amava suonare, amava dipingere, la sua era un'anima artistica, fin da bambina, appena vedeva un fiore o un oggetto che la colpiva, aveva fin da subito il desiderio di riprodurlo sulla tela che zia Gio le aveva dato, con i pennelli che il nonno Antonio le aveva comprato, e le tempere e la tavoletta che papà le aveva regalato a Natale. Oppure, era incredibile come una bambina di soli 6 anni riuscisse a suonare qualsiasi brano di musica classica sentisse dagli album di suo padre. Era in grado di riprodurre qualsiasi brano di Bach o di Chopin ascoltasse dopo appena una volta. Era un fenomeno. Tutti nella sua famiglia avevano capito le sue ammirevoli abilità artistiche. Tutti, si, ma tutti all'infuori di sua madre. Sua madre Shannon non era italiana, si era trasferita a Roma per amore, dopo aver incontrato quello che sarebbe stato il suo futuro Marito, Roberto, alle Olimpiadi del 1996, tenutesi ad Atlanta City, negli USA. Shannon Miller era la ginnasta americana per eccellenza, campionessa in assoluto dell'ultima edizione decennale degli American Games, dei Campionati mondiali e delle ultime due Olimpiadi. Era nata in un piccolo paese del Missouri, in una numerosa famiglia che però non le aveva mai fatto mancare niente e che le aveva sempre fornito tutto l'amore e il supporto di cui aveva bisogno. Suo padre, Jason, era stato allenatore del National Team di ginnastica artistica femminile e maschile per 40 anni, e aveva sempre avuto passione per questo sport, difficile ma pieno di soddisfazioni. Shannon era cresciuta con questa ambizione nella mente, ereditata dal padre: portare orgoglio alla sua nazione, in occasione dei giochi olimpici. E non aveva di certo deluso le aspettative delle persone che le stavano attorno: era un mito. Quel giorno, il 2 Agosto del 1996, mentre si preparava all'ultimo allenamento precedente alla sua esibizione, la sua attenzione venne immediatamente attirata da un fotografo, che incessantemente si ostinava a scattare foto a lei e alle sue compagne. Lei, infastidita da tutto quell'attenzione da parte dell'uomo, si lamentò dapprima con una sua amica: " Kim, ma non ti sembra che stia un po' esagerando? Voglio dire, capisco che è il suo lavoro, ma potrebbe perlomeno non distrarmi." Successivamente, si diresse direttamente verso di lui e gli disse "Scusi, potrebbe insistere un po' meno? Non riusciamo ad allenarci qui", il fotografo le rivolse un sorriso imbarazzato e si mise una mano dietro la nuca "Mi scusi, non era mia intenzione infastidirla, vi lascerò allenare in pace". Lo sguardo severo di Shannon venne subito raddolcito alla vista di quel sorriso, e di quei occhi color nocciola profondi. Il suo inglese non era né americano né britannico, 'sicuramente è uno straniero' pensò tra sè e sè. Ad un certo punto, arrivò la sua allenatrice che li presentò l'una all'altro. "Oh - irruppe- vedo che avete già avuto il piacere di conoscervi". "Roberto, lei è una delle nostre migliori ginnaste: Shannon Miller; e lui, Shannon, è un famoso fotografo proveniente dall'Italia, nonché mio caro amico". "Piacere" sorrise l'uomo, ponendole la mano in segno di saluto. Doveva avere sui 30-35 anni, era un uomo bellissimo, con degli occhi spontanei e vivaci, una capigliatura folta e scura, era alto e aveva un fisico mozzafiato, con una carnagione leggermente olivastra e un accenno di barba. 'È un uomo stupendo' pensò Shannon, e dopotutto non sembra così fastidioso. Dopo quella giornata e successivamente alla fine delle Olimpiadi, iniziarono a frequentarsi, Roberto era solo di passaggio negli States, in quanto a breve, circa un mese, sarebbe dovuto tornare in Italia. Iniziarono a uscire fino al suo ultimo giorno di permanenza in America, e Shannon si rivelò profondamente attratta da quell'affascinante straniero, pieno di umorismo e solare come pochi. Inoltre, aveva un sacco di passioni, era un uomo artistico e questa cosa la eccitava. Dopo il suo rientro, decise più volte di fargli visita in Italia, e da lì scoppio l'amore. Un giorno, Jason, il padre, chiamo la figlia che era andata in vacanza con l'amica Vanessa per vedere le maggiori città italiane, e scoprì il nuovo amore della figlia "Papà, devo farti conoscere qualcuno...". Da lì la situazione si evolse in un modo incredibile: Shannon e Roberto erano profondamente innamorati e Shannon decise di restare in soggiorno per un po' di tempo nella sua città: Roma, la capitale., finché non prese la decisione, dopo un anno, di stabilirvisi definitivamente. Aveva esattamente 24 anni, ma aveva già vissuto tutte le esperienze che una ragazza giovane poteva desiderare, aveva avuto tutto dalla vita: amicizie, l'amore della famiglia, successi scolastici e sportivi. Ma adesso doveva compiere grande passo: lui era l'uomo giusto per lei. Si sposarono un giorno di autunno del 1998, nella meravigliosa Basilica di San Giovanni in Laterano. Shannon non era cattolica, essendo di origini inglesi e olandesi, era cresciuta in una famiglia protestante, e le tradizioni religiose delle famiglie degli sposi sembravano totalmente diverse. Tuttavia, il padre e la famiglia di lei acconsentirono al matrimonio e da lì venne a formarsi un capitolo meraviglioso della loro vita. Tre anni dopo, il 26 Maggio del 2001, nacque Anna. Nacque alle 7 di sera, con un parto che per la madre era stato molto difficile, ma per cui ne era valsa la pena: Anna era una bellissima bambina di 2,5 kg, con dei capelli neri e fitti, due occhioni giganti e un sorriso che poteva far sciogliere chiunque. "Già ti assomiglia -rise Shannon rivolgendosi al marito- non ti sembra?!" "Assolutamente! - rise Roberto- ma scommetto che ha ereditato tutta la tua testardaggine." Anna visse un'infanzia felice, circondata dall'amore dei nonni, dei genitori e degli zii. Era una bambina dolce e solare, era fin troppo irrequieta, amava giocare in continuazione e non stava un secondo ferma. Però, già dimostrava di possedere un'intelligenza che gli altri bambini non possedevano. Era fin troppo acuta e perspicace, aveva imparato a parlare prima dei suoi coetanei e conosceva alla perfezione italiano, inglese, olandese e spagnolo, che sentiva parlare da sua zia Gio, che abitava alle Canarie.
Era incredibile come una bambina così piccola avesse un'intuizione simile e un apprendimento così veloce. Nonostante ciò, Anna non amava molto stare con i suoi coetanei. Era una bambina vivace, però non si sa per quale motivo non amasse particolarmente la compagnia degli altri bambini. La madre, nei suoi orari liberi, insisteva per portarla al parco vicino a casa sua, dove vi erano anche tanti giochi e tanti bambini che con le loro mamme passavano il pomeriggio a giocare. "Vedrai, ti divertirai -le disse Shannon- socializzare è una cosa importante, farsi degli amici, io alla tua età amavo giocare con gli altri bambini del mio quartiere" Ma Anna non ne voleva sapere nulla, sembrava preferire trascorrere il suo tempo leggendo i libri che le portava zia Gio, la sorella di suo padre, dalla Spagna. Zia Gio, alias Giorgia De Angelis, aveva sposato il famoso scrittore spagnolo Javier Marías, dopo essersi laureata alla facoltà di lettere dell'università "La Sapienza" di Roma e essersi specializzata in Giornalismo alla Carlos III di Madrid, aveva infatti trovato lavoro nella famosissima editoria spagnola Gredos di Madrid, aveva conosciuto Javier e fin da subito avevano formato una bellissima coppia. Avevano avuto tre figli, con cui tornavano spesso in Italia a trovare la famiglia di lei. Roberto e Giorgia erano figli di una numerosa famiglia, la famiglia De Angelis era il originaria di Rieti, ma si era trasferita negli anni '60 a Roma per motivi di lavoro. Il padre era uno stimatissimo avvocato, era stato un buon padre, anche se severo, ma aveva saputo crescere i suoi figli secondo sani valori e principi. E poteva essere fiero del suo lavoro: aveva cresciuto persone stupende, che non lo avevano di certo deluso, ed era tutto sommato contento delle loro scelte. Oltre a Giorgia e Roberto, aveva anche Sara e Marco. Lei era un medico 35enne che lavorava in Africa, ma che purtroppo non vedeva da tempo a causa del suo lavoro, e Marco era un architetto che si era trasferito a Milano per lavorare al fianco di Renzo Piano, miglior architetto italiano che aveva progettato i più belli e maestosi grattacieli della città meneghina. Sara si era sposata con un ingegnere sudafricano di origini boere, e aveva avuto 2 figlie, mentre Marco conviveva con un giovane architetto del suo team. Non era stato semplice per il signor De Angelis accettare l'omosessualità del figlio; eppure, nonostante fosse di vecchie vedute e con idee tradizionaliste (essendo cresciuto in una famiglia molto patriarcale e religiosa) aveva imparato a convivere con questo lato del figlio, per l'amore che nutriva per lui. Infatti, dei 4 figli, Marco era stato sempre quello con cui aveva avuto più legame e più confidenza. Infatti, anche quando il ragazzo fece coming out a 18 anni, egli non gli tolse mai la parola e cercò di capirlo e dargli il suo sostegno nonostante per lui fosse una cosa non comune. Era un padre forse un po' antico su molte cose, ma voleva davvero bene ai suoi figli e desiderava il meglio per loro. Anna aveva avuto sempre un forte legame, fin da piccola, con la zia Giorgia e lo zio Marco, ma non aveva mai conosciuto la zia Sara, che sapeva vivere in Sudafrica. "Mamma mamma! Un giorno mi porterai a vedere il Sudafrica?!" " Si amore, ti ci porterò, ti ci porterò! Ci sono state più volte ed è spettacolare" rispondeva ogni volta Shannon. "Ma perché il papà non mi fa conoscere la zia? E perché lei non viene mai a farci visita?" La guardò triste la bambina. "Tesoro, la zia Sara ha una vita non molto semplice, vive in Africa e sai che lì le cose sono complicate. È un contesto diverso dal nostro, gli ospedali sono in un cattivo stato e molte volte mancano i medici perché c'è un basso livello di scolarizzazione. Inoltre, il governo non ha abbastanza soldi per un adeguato sistema sanitario e spesso la gente non ha i soldi per pagarsi le cure mediche di cui avrebbe bisogno." "Inoltre- continuava- fino a poco tempo fa c'era L'Apartheid, e se non fosse stato per Mandela ancora oggi il 90% della popolazione nera non avrebbe alcun accesso alle strutture ospedaliere". Sospirò "Purtroppo abbiamo avuto lo stesso problema negli Stati Uniti, tempo fa, e da brava cittadina americana desidererei con tutto il cuore che il popolo eleggesse Obama, sarebbe il primo presidente nero della storia americana, una svolta per il nostro paese. Inoltre, è anche un democratico, e se salisse al poter John McCain ( un repubblicano) pensò che per una nazione multietnica come la nostra sarebbe peggio." "Che schifo - disse - ho sempre odiato i repubblicani, e non capisco perché gli stati del Sud si ostinino a votarli, è assurdo". Shannon era una donna dalla forti idee politiche, era aperta e progressista, e odiava le norme protezioniste e conservatrici del Republican Party, pensava fossero una rovina per il paese.
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Più tempo per restare
General FictionA volte la vita ci pone di fronte a ostacoli che sembrano insormontabili, ma quello che dobbiamo fare è partire da lì per costruire persone e vite migliori. Questa è la nostra strada. Anna è una ragazza cresciuta in una famiglia amorevole e dedizios...
