La Rosa e La Neve

83 4 8
                                        


L'inverno era arrivato anche quell'anno.

La gente, chiusa in casa, godeva del calore di un camino o di una bella cioccolata calda, della lettura di un libro o di qualche gioco ricreativo con i bambini.

In quel silenzio attonito, che dominava lungo le strade, una Rosa spiccava al centro del parco, un colore intenso e brillante tra la monotonia della tinta candida. I primi raggi del sole scesero dolcemente su di lei, baci caldi sul suo stelo e sui petali che lentamente cominciarono a schiudersi. La Rosa si svegliò dal suo sonno, distendendo le sue foglie ma, quando si guardò intorno, notò qualcosa di diverso.

Il terreno ricco di fiori piccoli e bianchi e erbacce aveva lasciato posto a qualcos'altro: un vasto manto bianco aveva coperto tutto, compresi quei piccoli fiori che aveva sempre disprezzato perché offuscavano la sua bellezza.

La Neve era caduta da poco e osservava la Rosa silenziosa con grande ammirazione.

La Rosa, sentendosi lusingata, prese parola «Guardami, Neve. Io sono la figlia della Terra e del Sole, dell'Acqua e della Natura. I miei petali sono rossi, associati all'amore profondo, e si schiudono lentamente a proteggere un segreto» disse la Rosa, aprendo lentamente i suoi petali.

«Annusa, Neve. Annusa il mio profumo. Così femminile e seducente, capace di inebriare qualsiasi naso» continuò la Rosa, permettendo che anche la Neve sentisse il suo profumo.

«Guardami, Neve. Guardami nella mia beltà. Io sono la Regina dei Fiori.»

«Tu invece» continuò lei «sei bianca, pallida, fredda e inodore. Potrei dire invisibile

La Neve, che per tutto il tempo aveva osservato, amato e rispettosamente taciuto, prese parola.

«Ѐ vero. Tu sei bella. Una bellezza rara. Amata da tutti gli uomini e da tutti i fiori. Ma chiunque cerchi di coglierti, si ferisce per le tue spine. Hai un profumo elegante, inebriante ma la tua vanità offusca le tue bellezze»

« Io... io, invece,» continuò lei «Io sono bianca e silenziosamente entro in punta di piedi nel mondo. Io non profumo. Quando arrivo, la temperatura scende. Le persone sono costrette a mettersi i guanti, i cappelli ed i cappotti per non sentire freddo. Io non sono bella. Eppure, quando mostro i primi fiocchi, il mondo si ferma e restano tutti col naso all'insù. I bambini fanno i pupazzi di neve e le persone improvvisano battaglie ridendo. Io non sono bella, mia adorata rosa, è vero. Ѐ il mondo che mi tinge bella ed io tingo il mondo della bellezza che mi dona.»

La notte scese e, con essa, anche il freddo.

Il vento gelido soffiò senza tregua sul parco, piegando i rami degli alberi al suo volere, facendo sentire la sua voce.

Nessuna pianta fu risparmiata, nemmeno la bellissima Rosa.

La Rosa strinse i suoi petali, ondeggiando contro la bufera e avvertendo quel freddo pungente che la congelava fino alle radici. La Neve, a differenza sua, sembrava danzare leggera, quasi felice, facendosi trascinare di qua e di là tra un soffio e un altro. La Rosa la guardò come non aveva mai fatto.

La Neve era proprio bella.

Una bellezza diversa dalla sua.

La povera Rosa sentì le forze abbandonarla mentre le foglie lentamente si accartocciavano e, ripensando alle parole della Neve, per un momento la invidiò perchè lei non avrebbe sofferto il gelo.

Così, mentre la povera Rosa osservava quella danza d'inverno, scivolò lentamente in un sonno ristoratore.

Il giorno dopo, quando il sole fu di nuovo alto nel cielo privo di nuvole, la Rosa fu svegliata da una sensazione che non conosceva: una coltre fredda e ghiacciata copriva i suoi meravigliosi petali e le sue foglie verde scuro.

Era sopravvissuta alla bufera della notte appena trascorsa.

«Cosa mi hai fatto?» domandò la Rosa.

«Ti ho protetta con il mio manto di brina.»

La Rosa, pentita della sua arroganza, la ringraziò e, umilmente, le donò il suo petalo più bello che macchiò lo strato candido, tingendolo di rosa.

La Fabbrica dei SogniStories to obsess over. Discover now