Il virus ormai è dilagato dappertutto. Ovunque tu vada trovi persone che indossano una mascherina sul viso, probabilmente ottenuta a peso d'oro. La loro espressione è spaventata, come corrucciata, non sanno bene se fidarsi o meno di me. La situazione sembra peggiorare giorno dopo giorno e la quarantena è una realtà che interessa tutti quanti, compresa me. Mi chiedo come passerò le prossime settimane chiusa in casa, ben consapevole che in realtà tra lezioni online e compiti ne avrò da fare, eccome. Ma persevero nel desiderio di sfruttare questo tempo per me, per ritrovarmi e sentirmi bene. Finalmente.
Ho da poco cominciato Dante, la selva oscura e tutta quella roba là. Roba di grande valore assolutamente, soprattutto la faccenda dell'essere perduto, di aver perso la retta via. Riesco facilmente a rivedermi in Dante a questo punto della mia vita. 17 anni e mi sembra di aver sbagliato tutto fino ad adesso. Facciamo un salto a ritroso per capire meglio quali sono state le cause della mia perdizione.
Due anni fa avevo 15 anni, ero in prima superiore ed ero felice. O meglio, stabile, per quanto lo si possa essere con la propria madre depressa e ricoverata in una clinica. Lontana da me, potevo vederla solo una volta alla settimana, se era la giornata giusta. A quel tempo non ricordo bene come fossero i miei rapporti, ma non potrei mai scordarmi del mio fidanzato, forse il primo serio, Marco. Che caro ragazzo, così premuroso e amorevole. Più penso a lui più mi rendo conto che ero davvero entusiasta della nostra relazione. Malgrado le sue stranezze (ed erano davvero tante) e i suoi modi di fare un po' misteriosi, sono stata bene con lui. E ancora mi chiedo per quale cazzo di motivo io lo abbia lasciato. Ora come ora l'unica spiegazione che riesco a darmi è che fossi ancora immatura e incapace di agire in modo sensato. Non che adesso io sia matura e assennata, altrettanto.
Tutto bene fin qui. In seconda superiore fu la volta di Matteo, ragazzo molto intelligente, ma poco sensibile, che mi ha fatto stare male, e non poco. Dopo vari tira e molla con lui, decido di chiuderla pensando a me stessa e al mio bene. Lui si fidanza poco dopo e me la sono messa via. Ancora in quel momento nulla era cambiato, ero sempre io, forse con più autostima perché mi ero tolta da poco l'apparecchio. Era un nuovo inizio per me. Fino all'estate nulla di serio, uscite con qualche pischelletto di qua e di là. Forse è proprio in quel momento che ho cominciato a esplorare di più il mondo maschile. Nulla di preoccupante, semplicemente sperimentavo.
Il salto di qualità è avvenuto in estate, alla fine del grest. Nella mia vita comparve improvvisamente (o non troppo) un 'nuovo' Marco. Era fidanzato e devo dire che inizialmente non mi ispirava troppo. Mi incuriosiva, ma niente di particolare. Abitavamo vicini e ci vedevamo spesso, da amici, finchè lui non mi ha invitata a Jesolo da lui. I due giorni più belli della mia vita, se mi è concesso dirlo. Tante belle parole che mi hanno scaldato il cuore, abbracci, baci pieni di voglia di amare. Ero davvero convinta di averlo trovato. Insomma, quella persona per cui vale la pena di impegnarsi, per cui andresti in capo al mondo. Ovviamente è andata a finire male. Lui mi ha scaricata con la scusa del 'devo stare da solo, non sono pronto per una relazione' facendomi fare per altro una grande figura davanti ai suoi amici. Ci ho pianto tanto, e alla sera mi sono consolata con Luca, il che non è per niente negativo. Mi aveva spezzato il cuore, sì, ma alla fine ne ero uscita bene.
Settembre. Inizia la scuola e iniziano anche i lunghi pomeriggi passati a studiare in biblioteca. Un luogo dove si fanno molti incontri interessanti. In quel periodo è cominciata la mia passione per gli universitari, così pieni di fascino, ma anche infinitamente idioti. Il primo della serie è stato Roberto, bello e dannato, che mi ha un po' presa in giro e mi ha lasciata in visualizzato. Va bene così, perchè tramite lui ho conosciuti altri ragazzi interessanti, come Tobia, un cucciolone con il sorriso contagioso. Con lui c'era una sorta di gioco per cui ci stuzzicavamo senza però fare nulla e, a dirla tutta, era molto eccitante come cosa. Anche lui un bel manzo, non restavo mai a bocca asciutta.
Intanto succedono altre cose, realizzo il sogno della mia vita (Giovanni), a cui bramavo dalla terza media. Comincio a ricevere anche numerose offerte di rapporti occasionali, che però non ho mai accettato. Non mi ero mai pentita di essere andata oltre con alcuni ragazzi, ma la mia verginità era importante e ancora lo è. Non avevo intenzione di darla al vento, per me era come un sigillo di sicurezza che mi assicurava di non essere ancora diventata una puttana.
Nei primi mesi del 2020 compio azioni che avrei potuto evitare e di cui ora mi pento, ma niente di particolare. In tutto questo tempo è importante sottolineare che con Marco (numero due) il rapporto era stato pressochè inesistente e si era limitato a qualche sigaretta fumata insieme alla chiesa o a qualche messaggio. Una settimana fa è iniziato l'inferno. La sua compagnia aveva organizzato una festa in campagna, a cui lui stesso mi aveva invitato. Non avendo niente di meglio da fare e dopo le innumerevoli suppliche della mia migliore amica, ci sono andata. Non lo avessi mai fatto. Marco mi accoglie freddo, prendendomi in giro come al solito e criticando la mia aggressività e blablabla. Solita storia, non gli andava mai bene niente.
Inaspettatamente ( o forse non troppo) lui ci prova con me. Si avvicina, mi versa da bere e cerca di stare con me. Sinceramente, data la situazione e l'alcol in corpo, avevo bisogno di qualcuno con cui passare la serata e a lui non avrei mai detto di no. Provo rabbia e vergogna a dire che è stato uno dei baci migliori della mia vita. Le mani dappertutto, il mio top per terra, io che mi abbasso. Ho queste immagini impresse che spero di dimenticare il prima possibile. Quel figlio di puttana si è approfittato di me, senza pensarci due volte, sapendo benissimo che io ero vulnerabile. Dopo essersi svuotato le palle (nel vero senso della parola) ha deciso di farsi un'altra mia amica davanti a me, dormendoci insieme. Io ho passato la notte in una macchina, con il desiderio di scappare e non tornare mai più. Il giorno dopo neanche una parola.
Che schifo, non riesco a guardarlo in faccia. L'ho affrontato qualche giorno dopo. Gli ho urlato addosso, l'ho insultato e augurato ogni male. Gli anche chiesto perchè io, perchè proprio a me, che non gli avevo mai fatto niente. Se penso che qualche mese prima lui era pure tornato da me perchè si era pentito, mi viene da vomitare. Mi viene la nausea solo a rivedere nella mia testa quello che è successo quella sera. Il vero problema sono le parole che lui mi ha detto in quel dannato momento. Lui voleva farlo, io avevo il ciclo. E la cosa che mi spaventa di più è che io lo avrei fatto se avessi potuto.
A distanza di una settimana posso dire di stare abbastanza bene, ma di non essere certamente felice. Quello che mi ha fatto mi ha ferita, dentro sono vuota e incolore. Non farò mai più niente con nessuno finchè non sarò sicura al 100% della persona che avrò davanti. Soffro di ansia, piango per nervosismo, mi faccio schifo se mi guardo allo specchio. Non posso vivere così, so bene che devo andare avanti, ma è tremendamente difficile. Ancora lo sogno di notte e mi sveglio senza fiato. Il mio unico desiderio è ritrovare me stessa e stare bene. Chiedo troppo anche se c'è un virus in giro?
