Parte 1

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New York, 1973

Johnny sentì la porta che conduceva al tetto spalancarsi alle sue spalle, abbassò la pistola voltandosi, un uomo affiorò dall'oscurità:

"Fermo, metti giù la pistola!" sbraitò a fatica, probabilmente ero salito fin lassù correndo come un pazzo, puntandogli la propria arma, dal collo penzolava un distintivo,

Cazzo, pensò, uno sbirro.

"Come vuole, agente..." sbuffò sonoramente lasciando cadere la 38, il poliziotto la seguì con lo sguardo fin quando non toccò terra e con uno scatto la calciò lontano da Johnny, avvicinandosi di più a lui.

"Cosa cazzo stavi facendo?" gli domandò, quasi scandendo le parole, il fiato ancora corto,

Johnny sapeva che non aveva possibilità di liberarsi di quello stronzo, e non sapeva cosa inventarsi in quel momento:

"Niente di che, agente. Volevo solo provare a spegnere le luci dell'Empire State Building..."

Il poliziotto si pietrificò sul posto, interdetto, guardandolo come se gli avesse detto che gli asini volano. Johnny, in un momento improvviso di follia, tentò l'impossibile e si fiondò verso la porta, approfittando del momento di sorpresa dell'altro. L'aveva quasi raggiunta quando si sentì afferrato al braccio dallo sbirro e la faccia sbattuta contro il muro, non riuscì neanche ad imprecare che le manette gli furono chiuse intorno ai polsi, ne aveva di forza, quel nano!

"Ci hai provato, pazzo fottuto..."

"Hey hey ci vada piano agente! Uno come lei non dovrebbe parlare così!" lo canzonò Johnny, ancora con metà viso spiaccicato contro il cemento, era nella merda, ma anche in una tale situazione non riusciva a non punzecchiare.

"Zitto e cammina!" il poliziotto lo strattonò giù per le scale, la mano ancora serrata al suo braccio sinistro, mancava solo Joe Petrosino, pensò irritato.

Quando uscì dal condominio fu accolto dalle occhiate torve di chi aveva assistito terrorizzato all'ultima delle sue cazzate, alcuni li conosceva, altri meno, e i primi non sembravano neanche così sorpresi. Molti lo scrutavano dalle finestre, una voce femminile che non riconobbe urlò "Così impari, delinquente!" si voltò comunque con l'intenzione di mandarla a farsi fottere ma il poliziotto lo spinse con forza in avanti. Un secondo agente aspettava fuori una volante,

"Serpico, avresti dovuto chiedere prima rinforzi, poteva essere pericoloso..." lo rimproverò il collega,

"Certo, e nel frattempo questo qui faceva mezzogiorno di fuoco..." rispose sarcasticamente il giovane poliziotto.

Quando Serpico si sedette accanto a lui sul sedile posteriore della volante, mentre il collega metteva in moto, Johnny ebbe tempo di osservarlo meglio di sottecchi. Il tappo tutto sembrava tranne che un poliziotto, anzi, al ragazzo ricordava quasi un hippie, indossava una casacca in cui navigava dentro, tanto gli stava larga, e un gilet di pelle scuro, i capelli scuri erano lunghi fino alla base del collo e il viso era nascosto da una folta barba. Non riuscì a trattenere un risolino quando realizzò che gli ricordava il santino di Gesù Cristo che aveva sua nonna e Serpico si voltò verso di lui:

"Cosa hai da ridere?" gli domandò con voce stanca, Johnny si ricompose e schiarì la voce:

"Nulla!"

Il giovane scosse la testa, forse ormai si era convinto di avere a che fare con un tizio fuori di testa, e si passò le mani sul viso, strofinandosi gli occhi. Solo quando lo vide illuminato dalle luci della centrale notò che aveva l'aria di uno che non dormiva da anni.

Durante l'interrogatorio Johnny mise su scemenze di tutti i tipi, che aveva trovato la pistola sul tetto, che era sua e voleva solo provarla, Serpico rimase seduto alle sue spalle tutto il tempo e dopo un po' raccontò al suo superiore il racconto dell'Empire State Building, quello che lo aveva lasciato tanto stranito, e Johnny liquidò tutto con una risata nervosa,

"Stavo solo scherzando, non ci avrà creduto davvero!"

"Adesso basta" lo interruppe l'altro poliziotto, "Frank, mettilo dentro per stanotte." sentenziò poi.

Serpico lo liberò dalle manette e lo spinse dentro la cella, Johnny non seppe cosa lo portò a tentare una conversazione con quel tizio,

"Sa perché stavo ridacchiando prima, in macchina?" gli chiese appoggiandosi alle sbarre, l'altro lo guardò attraverso di esse, lo sguardo interrogativo,

"Con questa barba mi ricorda Cristo!", il ricordo lo fece sorridere di nuovo, Serpico portò una mano alla barba, per poi distogliere lo sguardo sbuffando, Johnny giurò di aver visto un mezzo sorriso,

"Ridi con poco!" esclamò poi "Ti fa ridere anche la cazzata che mi hai detto sul terrazzo? Quella delle luci?"

Non posso certo dirti che volevo disturbare una vecchia che mi sta sul cazzo, rispose dentro di sé Johnny, ma la situazione era già abbastanza nera di suo,

"Si!"

"Sei proprio uno spostato..." commentò alla fine il poliziotto. 

Johnny, come al solito, non si trattenne:

"E lei è uno sbirro di merda, chi dei due è messo peggio?"

Si aspettò che Serpico aprisse la cella e gli assestasse un bel destro, come gli era successo in un precedente arresto, e invece si limitò a fissarlo con quello sguardo stanco, ma a sorpresa il poliziotto si sciolse in una breve risata senza particolare allegria che lasciò Johnny di stucco

"Mi sa che hai ragione! Sto messo peggio io!" ammise girando la chiave nella serratura per chiudere la porta.

Johnny lo rimirò meglio mentre era occupato, era olivastro, con un grosso naso, gli ricordava alcuni suoi conoscenti, a Little Italy, e poi gli ritornò in mente il suo cognome:

"Serpico.." pensò ad alta voce, quest'ultimo lo guardò, "Sei italiano!"

Lui lo studiò per pochi secondi poi annuì "Si, perché?"

"Lo sono anch'io!"

"Lo so" confermò Serpico "Lo hai detto prima durante l'interrogatorio... Civello!"

Johnny lo aveva già rimosso, ma Serpico non aveva finito " e quindi?" gli domandò

Johnny sorrise "Non lo vuoi lasciare in libertà, un tuo simile?" gli domandò puntandosi con entrambe le mani.

Il poliziotto prese qualche minuto, poi si avvicinò a Johnny e gli mimò con la mano di volergli dire una cosa all'orecchio, il ragazzo acconsentì, c'erano solo le sbarre a dividerli.

"Fanculo!"

Serpico si allontanò velocemente, Johnny era rimasto totalmente di sasso, si guardarono negli occhi per un po' e poi scoppiarono entrambi a ridere, per Johnny fu l'unica reazione naturale.

"Dovrei essere misericordioso con mezza New York, allora!" esclamò il ragazzo, portandosi al petto le mani come aveva fatto Johnny poco prima, "Buonanotte Civello!" aggiunse poi ad alta voce avviandosi verso l'uscita. Johnny da parte sua smise di ridere solo dopo qualche minuto e infine si stese su quella cosa che gli sbirri avevano il coraggio di definire letto e attese la fine di quella nottata.

ESB' s lights  (one shot)Wo Geschichten leben. Entdecke jetzt