Capitolo 1

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Era una giornata di ottobre, una giornata un po' troppo calda nonostante il periodo autunnale. Come sempre, i raggi del sole colpivano direttamente le finestre della stanza di Lola, la quale ogni volta si svegliava con un certo fastidio dato che doveva alzarsi dal letto sempre cinque minuti prima della sveglia a causa della luce che le colpiva gli occhi.
Lola, ormai sapeva compiere la sua routine mattiniera a occhi chiusi e non ci impiegava neanche troppo tempo. Infatti, durante tutti gli anni scolastici aveva quasi sviluppato un metodo per impiegare il minor tempo per prepararsi e quindi godersi di più il sonno, considerato una pratica sacra.
Per prima cosa si vestiva, di solito sceglieva i vestiti a caso la mattina, ma non quella. Da giorni che Lola faticava ogni sera a scegliersi un abbigliamento per lo più abbinato, desiderava attirare l'attenzione di qualcuno e non sapeva come, non aveva idea dei suoi gusti e quindi ogni giorno cambiava stile sperando che la persona interessata la considerasse. Si era scelta una maglietta con un personaggio anime che neanche conosceva, ma che lei usava con la speranza di attirare l'attenzione del ragazzo a cui si era incuriosita e un paio di pantaloni un po' larghi di colore azzurro. Come scarpe si era scelta le Dr. Martens che indossava quasi ogni giorno tranne quando aveva educazione fisica. Per queste scarpe Lola aveva messo da parte qualsiasi centesimo fino a raccogliere la somma desiderata  rinunciando quindi al pranzo fuori o qualche trucco extra.
Seguivano i capelli: Lola aveva dei lunghi capelli marroni leggermente mossi e odiava legarseli , ma neanche sciolti le piacevano. Era da tempo che voleva tagliarseli, tuttavia si era affezionata a loro e non poteva farne a meno di lasciarseli crescere. Quella mattina si limitò a farsi una cipolla un po' storta ed estrasse un paio di ciocche di capelli per coprirsi leggermente il viso, cosa che lei e solo lei considerava chic.
Dopo il giro in bagno seguiva il trucco, cosa che lei amava anche se non ne sembrava il tipo. Si mise un po' di fondotinta e di solito aggiungeva un eye-liner nero, ma stavolta se ne fece uno rosso che nonostante potesse sembrare una scelta ardita, le stava veramente bene. Seguivano il mascara e un lucida labbra.
Lola non faceva colazione per diversi motivi: perdeva troppo tempo e si sentiva male. Forse era per l'ansia, ma ogni volta che le capitava di mangiare la mattina per poi andare a scuola, sentiva una nausea terribile che la faceva star male per tutta la giornata. Al massimo beveva una tazza di tè.
Una volta pronta lasciava casa per ultima e correva verso la fermata dell'autobus.
Essendo il suo ultimo anno al liceo ci si dovrebbe aspettare che lei stesse almeno studiando per la patente, ma non lo faceva, odiava l'idea di guidare una macchina, preferiva andare a piedi o con l'autobus, lo considerava per qualche strano motivo meno impegnativo.
Ultimamente sentiva quasi l'urgenza di andare a scuola perché non desiderava altro che vederlo, osservare da lontano il ragazzo che le aveva attirato l'attenzione.
Erano nella stesso classe, ma fino a quell'anno lei non lo aveva mai calcolato, non per cattiveria, infatti Lola era una di quelle persone che si possono considerare con la testa tra le nuvole e quindi non prestava mai attenzione alle persone intorno a lei, i suoi gusti erano diversi, le piaceva leggere e disegnare e quindi passava la maggior parte del tempo a fantasticare sui suoi personaggi preferiti o persone famose.
Ma Reggie, il ragazzo che le aveva occupato -almeno per il momento- i pensieri, si era intrufolato nel suo cuore secondo il suo punto di vista, nel modo più eroico che potesse mai capitare: ricomponendo un cuore infranto.
Non molto tempo fa, verso fine settembre, Lola stava piangendo sul corridoio che portava agli spogliatoi della palestra. Destino, secondo lei, volle che Reggie arrivasse proprio in quel momento e la facesse star bene. Il ragazzo in realtà, non fece altro che darle una mano per rialzarsi, dato che si era coricata in un angolo davanti allo spogliatoio dei maschi, e le regalò un fazzoletto con il quale potesse asciugarsi le lacrime. Lola lo vide come un principe, il quel corpo nascosto da una tuta leggermente larga, vide il corpo di un eroe, tra quei ricci neri e dietro quei occhiali immaginava ci stesse un angelo.
Reggie d'altro canto, cominciava a perdere la pazienza, voleva andare nello spogliatoio ma quella ragazza si era imbambolata davanti a lui e non sapeva come farla andare via. Lui allora le mormorò qualche parola infastidito portando le sue mani sulle spalle della ragazza e spostandola leggermente, poi si chiuse nello spogliatoio desiderando che un episodio del genere non si ripetesse più.
Ripensando a quell'episodio Lola sentì le farfalle, infatti da quel giorno lei non aveva fatto altro che osservarlo, non voleva sembrare una stalker, ma desiderava cercare qualcosa in comune in modo da poter istaurare con lui una conversazione.
In classe stavano abbastanza lontani, Reggie stava al primo banco nella fila accanto al muro, mentre Lola all'ultimo accanto alle finestre. La ragazza perdeva la maggior parte del tempo a guardarlo, e restava sorpresa dal fatto che lui invece prestava attenzione solamente alle lezioni senza nemmeno distrarsi.
Reggie a volte sentiva il suo sguardo addosso cosa che gli creava un'enorme difficoltà nel concentrarsi alle parole dei professori. Lui era solito stare solo, cosa che non gli dava fastidio, anzi, ne era contento, non gli piaceva stare al centro dell'attenzione e il fatto che tutti lo considerassero un nerd asociale in qualche modo lo tranquillizzava, perché nessuno lo considerava.
Ma con Lola era diverso, da quel giorno in palestra si sentiva tutto il tempo osservato e non era abituato a questo tipo di attenzioni; la ragazza non gli aveva ancora rivolto la parola e Reggie neanche desiderava lo facesse, non perché la considerasse sgradevole, ma non sapeva cosa risponderle, non aveva esperienza con le conversazioni.
Sfortunatamente quel giorno per lui, Lola aveva deciso di parlargli.

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⏰ Last updated: Feb 16, 2020 ⏰

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