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Sto per arrivare sotto casa di Emma, come ogni settimana il venerdì ci incontriamo dopo il lavoro per guardarci un film e mangiarci una pizza sul divano. Appena entro nel vialetto di casa sua incomincia a corrermi incontro come se non mi vedesse da tre anni. Mi parcheggio nel mio solito posto preoccupandomi, come sempre, di lasciare abbastanza spazio per gli altri condomini che passeranno. Non faccio in tempo a spegnere la macchina che è già davanti alla portiera come se fosse un bambino nel giorno di Natale davanti all'albero pieno di regali da scartare.
Mentre spengo la macchina la sento che urla con suo padre che abita nell'appartamento sopra al suo: da quando Emma ha deciso di trasferirsi in quel appartamento il padre si rende disponibile per tutto, hanno vissuto per due anni senza parlarsi e da quel momento fa di tutto per passare un po' di tempo con lei. Scendo dalla macchina ed a mala pena riesco a chiudere la portiera che si butta per abbracciarmi facendomi perdere l'equilibrio –'Clara sono felice di vederti! Ho passato una settimana da schifo, il mio capo è davvero una merda, mi ha fatto di nuovo lavorare con Kev'. Kev è un ragazzo che continua a provarci con Emma nonostante sappia che sia lesbica, fa davvero di tutto per attirare la sua attenzione... In fin dei conti è dolce.
-'Invece a me è andata bene, mancano solo più cinque giorni e sarò ufficialmente libera da quella prigione' non vedo l'ora che mi finisca il contratto, odio lavorare in ufficio, però pagavano bene, in fondo l'affitto non si paga da solo.
-'Alla fine hai mandato il curriculum a quell'azienda che cercava personale?' Mi chiede mentre ci avviamo al suo appartamento –'si, ho mandato ma non mi hanno risposto' mi prende di scatto la mano e dice con voce volutamente troppo carica di speranza –'tranquilla mia cara papera, troverai qualcuno che ti risponderà' portandosi la mano incrociata con la mia al cuore e l'altra allungata al cielo. Non sono pienamente d'accordo, ci ho messo quasi due anni a trovare questo lavoro a tempo determinato, non so se riuscirò a trovare altro.
Decido di cambiare discorso, non voglio farmi vedere preoccupata –'cos'ha fatto kev questa volta? Ti ha lucidato le scarpe e preparato il caffè?' Dico ridendo mentre mi riprendo la mia mano. Non sono mai stata una ragazza da affetto fisico, di solito sono gli altri che mi pregano per avere un abbraccio da me; solo Emma riesce a stritolarmi come si fa con un gatto... non mi da fastidio se lo fa lei. –'Abbiamo fatto questo progetto per portare un pacchetto di gelatine in America... Perché dovremmo fare un progetto per delle cavolo di caramelle? Portale lì e basta.' Dice gesticolando mentre sale le scale. –'in più io sono lì solo per tradurre, non mi importa dei progetti' Emma è diplomata in lingue e lavora per un'azienda che comunica molto con l'estero, è la più brava nel suo settore e Kev è il più bravo per quanto riguarda il marketing, infatti si trovano spesso a lavorare assieme. –'sta di fatto che ho fatto un piccolo errore, ma era una frase che per una che non ne sa nulla di marketing era molto fraintendibile, il direttore ci ha chiamato per spiegazioni... stavo per scusarmi quando incomincia a parlare lui... si è preso la colpa per una cosa che non ha commesso! Non ho parole' mentre mi spiega apre la porta di casa sua e mi fa entrare. Ha sempre avuto una marcia in più rispetto a tutti per quanto riguarda l'arredamento: ogni volta che si entra a casa sua ha sempre qualche dettaglio in più. –'secondo me però è stato carino, dovresti ringraziarlo' dico mentre mi tolgo le scarpe e le appoggio accanto alla porta.
–'Si è dichiarato ormai quasi quattro mesi fa, non dico di dargli false speranze, ma almeno ringraziarlo' appena sente queste parole mi manda un'occhiataccia e sussurra come se non volesse sentire quello che le esce dalla bocca –'si, forse, e dico forse, hai ragione' scoppio in una risata e vado ad appendere il giubbotto –'io ho sempre ragione cara' urlo per farmi sentire. Ci buttiamo sul divano e, mentre lei sceglie il film, io ordino la pizza; per qualche strano motivo ha il terrore di chiamare per ordinare qualcosa o roba simile. Dopo aver ricevuto le pizze avviamo il film. Ha scelto un film d'avventura, da quando mi sono lasciata non mette film d'amore, forse per rispetto, sta di fatto che è meglio così, lo amo ancora e non riuscirei a vedere uno di quei film.
-'Si è fatto tardi, meglio che vada' faccio sapere alla mia amica che mi accompagna alla macchina e mi saluta con un lungo abbraccio. Per tutta la sera ha sempre parlato lei: è una ragazza molto eccentrica e mi sta bene, preferisco ascoltare piuttosto che parlare.
Io ed Emma siamo amiche dalle superiori: sono ormai quasi 10 anni che ci conosciamo. Abbiamo iniziato a parlarci perché una nostra professoressa aveva unito le nostre due classi per fare un lavoro che non ricordo più; io studiavo grafica commerciale, mentre lei studiava lingue. Ricordo che nessuno voleva fare il lavoro con lei, quindi andai io; da quel momento non ci staccammo mai. Solo per una settimana non ci sentimmo e non venne nemmeno a scuola: era arrivato a casa il fratello che aveva deciso di studiare in Francia, dove trovò anche lavoro. Lui è via da nove anni ormai ed Emma non ne parla mai.
Appena arrivata a casa mi accolse la mia gattina, Stella, una trovatella di dodici anni,  che mi fa subito capire di avere fame e che ha finito tutto quello che le avevo lasciato. La mia gattina è molto calma e non ama essere molto toccata, per questo andiamo d'accordo.

Finalmente vado a coricarmi nel mio letto: un'altra giornata è terminata.

Not openWhere stories live. Discover now