TIC, TAC...

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Tic, Tac... Solo questo suono che va avanti e indietro nei miei timpani.
Tic, Tac... Sudore freddo che scende a goccioloni pesanti dalla mia fronte, aspettando con ansia quel finale schiocco per rivederlo. Solo un'altra volta, questa sarebbe stata l'ultima, mi disse.
Tic, Tac... La paura mi fa scoppiare il cuore, il petto va su e giù, non riesco a prendere respiri profondi. Profondi quanto il suo colore, nero come la notte, denso, cupo, si nasconde nel buio, lo occupa tutto.
Tic, Tac... Ogni minuto che passa mi sembra un'eternità, bruciano gli occhi, ma non posso chiuderli, mi addormenterei e lui non lo accetterebbe; devo fargli compagnia, devo stare sveglio altrimenti gli incubi sono assicurati. Lui manipola il sonno, al calar del sole si impossessa della prima ombra nella tua cameretta e resta lì a sghignazzare finché la luce non è nuovamente padrona.
Tic, Tac... Questo rumore diventa sempre più assordante, le mie orecchie esploderanno di qui a poco. Devo coprirmi tutto il capo con il piumone, forse non lo sentirò più. Mi rammento i suoi artigli affilati sul pavimento, sui mobili, sulla mia pelle. Mi graffia in fondo, nella carne viva. Faceva male, ma non ho mai detto neanche una parola, lo spavento era troppo.
Tic, Tac... Qui sotto fa caldo, il mio alito rimbomba sulla coperta, trovandosi di nuovo sul mio viso. I genitori raccontano con leggerezza la storia dell' "uomo nero" ai propri figli, non si rendono conto che ogni loro parola è più vera che mai, che allo scoccare delle tre del mattino lui si mostra ai bambini dai 5 ai 10 anni, non oltre, dopo sono troppo grandi per i suoi gusti, non abbastanza piccoli da poter ricordare per sempre.
Tic, Tac... TOK. Un suono secco e preciso, dura un secondo, il secondo più assordante di quelle lancette. Ecco è arrivato e già ride a tutto fiato nel vedermi così rannicchiato: lo odio. Nel mio petto si fa spazio un nuovo sentimento, più forte dello spavento: la rabbia. Perché io? Cosa vuole da me quest'infernale creatura? Quasi mi avesse letto nel pensiero la sua risata diventa ancora più isterica. Decido di farlo: mi scopro velocemente il Busto mettendomi a sedere sul materasso che per tanto tempo ha accolto anche lui. "Cosa vuoi? Cos'è che ti fa così ridere bestia?!" urlo a squarciagola, tanto da fare male alle mie stesse orecchie. Vado a fuoco, in viso, sul corpo, dappertutto. Tremo come tremano le foglie sui marciapiedi desolati d'autunno. Lui si zittisce, mi fissa con i suoi occhi gialli e tondi, inespressivi, quasi fosse entrato in trance. Riappare il sorriso sulle sue gote e inizia ad avvicinarsi a me in modo diverso questa volta; cammina lentamente in linea retta da quell'angolo oscuro verso la spalliera del mio letto. Ci troviamo faccia a faccia continuando a scrutarci per infiniti istanti. Quando decide finalmente di muoversi, puntando con le fauci al mio lobo destro:"Solo perché oggi è il tuo undicesimo compleanno non credere che sia finita. Ora corri  a dirlo ai tuoi genitori se vuoi-" continua con la stessa voce rauca e profonda "-ma loro non ti crederanno mai, ti prenderanno per pazzo: loro sono troppo grandi per capire. Rimarrà per sempre il nostro segreto. E ora svegliati", conclude con malizia sul suo volto felice.
D'un tratto mi sveglio di soprassalto. È mattina e sento mia madre chiamare il mio nome dal corridoio per poi aprire la porta e urlarmi gli auguri di buon compleanno con il suo solito tono gioioso. Doveva aver notato il pallore e la paura che mi dominavno il viso perché mi dice: "Cos'hai? Pare tu abbia visto un fantasma. Suvvia io e tuo padre ti aspettiamo in cucina per la colazione", mentre gira la maniglia alle sue spalle per chiudere nuovamente la porta. Ma proprio lì dietro, nell'ultimo angolino buio della stanza lo vedo ancora, i denti aguzzi  a formare una mezza luna, lo sguardo divertito e un dito dinanzi alle labbra in segno di silenzio.

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⏰ Letzte Aktualisierung: Jun 01, 2022 ⏰

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