Prologo

40 4 2
                                        


Lascia che ti racconti una storia.

«Signor Phoenix, non abbiamo tempo per le sue storielle.»

Sono sempre stato un agnostico esistenzialista, con ogni connotazione annessa, ma ho sempre sperato.
Non si direbbe, eppure... pregavo spesso.

«La prego!» sghignazzò un paio di volte, nascondendo i pochi denti rimasti con la mano destra. Non che se ne vergognasse, si trattava di un mero riflesso.

Iniziai a pregare a causa della disperazione di mia Madre.
I più remoti ricordi la raffigurano addolorata, circondata dalla nostra Miseria, un'entità così ingombrante e persistente da essere divenuta vita e famiglia.

Eppure Lei prega ogni giorno.

L'uomo lo guardò con un cipiglio, sbattendo i pugni contro il legno.

La giustizia pretendeva vendetta.

Stretto con dedizione nella Sua mano destra, ogni giorno portava un rosario che a me fece sempre ribrezzo.
Se soltanto Le andaste in visita, constatereste come quel legnetto sia divenuto un prolungamento dell'arto stesso.

«Vuole sapere come sono andati i fatti e per farlo, non bisogna parlare anche dell'origine? Delle cause?»
Lisciò i capelli tinti, tanto rovinati da sembrare paglia al tatto, sedendosi composto.

"È l'ultima cosa rimasta di tuo padre", sento ancora oggi il tono con cui lo disse. Da quando evase dalla nostra realtà, ripetè le solite cantilene.

«Se ha davvero intenzione di aprire bocca per confessare le reali dinamiche, almeno quest'ultima volta, ricordi che potrà farlo fino a Mezzogiorno!»

All'epoca non ero neanche un ragazzo dedito all'igiene personale; incolpai i soldi e i mezzi inesistenti per giustificare la mia incuranza in merito. Nonostante ciò, un tuffo nelle acque gelide di un laghetto vicino casa era il massimo a cui aspirammo per gran parte delle reciproche esistenze.

«Bene, La ringrazio.»

Continuo a rabbrividire pensando all'infinitesima quantità di lerciume e lacrime impregnate in quello schifosissimo Rosario.

JokerWhere stories live. Discover now