<<Un treno in arrivo al binario 4 da Londra a Leeds>> disse per la decima volta la voce snervante di quella tizia di cui nessuno conosce il nome, tiziadell’altoparlante la chiamo io,.
Era una giornata come le altre, un Mercoledì di Novembre per la precisione, e sapete quelle storie dove la protagonista inizia col raccontare utilizzando la famosa formula “Era un giorno come gli altri quando ad un tratto- all’improvviso- di colpo”, ebbene no, mi spiace, mi scuso, non è così, non è una di quelle storie della quale non ti scordi, vi scorderete di me, lo fanno tutti, ma non sono la ragazza che si autocommisera, si sono una ragazza, 17 anni appena compiuti, capelli corti, ma non corti di quelli che dici “Quella è lesbica”, di quelli corti che non dici niente per quanto sono comuni, occhi neri come la pece, sguardo perso quasi sempre, labbra troppo grandi, tette troppo piccole, nome troppo stupido. Kristine era il mio nome, omerda che dico, Kristine è il mio nome, di certo non sono morta, sono sempre qui, al binario 4.
<<Dai passaaa>> disse Martha riferendosi alla bottiglia di rum che avevo in mano, la guardai ridendo e gliela diedi dopo averle detto << Vacci piano che ti devo portare a casa io>> lei mi fece la finta offesa e disse che reggeva tutto, non risposi e sbloccai il cellulare per vedere se mi aveva scritto qualcuno, zero, nada, nisba, nothing come sempre del resto e andai sulla playlist intitolata “musicaroute4”, una raccolta di canzoni che piacevano a tutte e quattro.
A Vicky, a Martha, a Sam, a me, le quattro emarginate dalla società, per scelta ovviamente, non che non avessimo amici, ma eravamo quel tipo di persone che preferiscono stare sole, sole tra noi, sole in compagnia insomma, c’era Vicktoria, la più tossica di tutta Leeds, dovreste conoscerla, le migliori serate le ho fatte con lei, in camera sua, o in spiaggia, ovunque, basta che le davi una bottiglia, un accendino e un po’ di musica, c’era Samantha alias Sam, la piccolina, la puttanella del gruppo, quella che non aveva paura di nessuno, che per scelta si passava tutti, che non voleva relazioni stabili, quella che ti faceva conoscere la gente, c’era Martha la più intelligente fra noi, la più materna, quella che ci ha sempre e dico sempre parato il culo in qualsiasi caso, con tutti, in ogni evenienza, quella che se voleva i dava il cuore, c’ero io ma non mi descrivo, capirete d soli che tipo di persona ero/sono.
<<Ma è mai possibile che in Inghilterra piovi sempre per Dio?>> sbottò Sam incazzata con il Signore <<passati Gesù magari lo convinci a far uscire il sole entro il compleanno di Sarah>> scherzò Vicky, ridemmo tutte e l’altra rispose <<Ridi, ridi, intanto ieri sera sono andata con uno che si chiamava Giosuè, o Josè o Juan, bhu non ricordo, fatto sta che era moolto dotato l’aborigeno in questione>> risi tantissimo di gusto e mi accesi una Marlboro e mi alzai, porsi la mano ad ognuna e le incoraggiai ad andarcene dal binario.
Ah per voi ignari, il binario 4 era semplicemente casa nostra, dove trascorrevamo le giornate, non era un locale, una pizzeria, era un binario realmente, ovviamente abbandonato, non passavano treni da anni e raramente vi erano dei lavori, dietro le rotaie vi era un casotto tutto nero pieno di scritte, di graffiti, di buchi, di ciccate di sigarette, c’erano le nostre risate là dentro, c’erano le nostre cazzate, i nostri sogni, c’era tutto quello di potenzialmente bello che ci rendeva noi stesse.
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Noi ragazze del Binario4
Teen FictionLa storia di quattro ragazze tanto diverse, con una cosa in comune: l'amore per la Route4, la storia di Kristine, Vickie, Martha e Sam, le loro vite, le loro peripezie, i primi amori, i primi dolori, pianti, risate, e piccole incertezze dell'età pri...
