Il giorno delle terme

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Quello delle terme era il loro giorno di sembrare patrizi, di sentirsi meno schiavi affrancati e più membri della società con pari diritti rispetto alla gente comune. un giorno in cui il riscatto pareva totale e finalmente raggiunto.

Il ductor aveva disposto che i suoi gladiatori passassero alle terme un giorno all'anno, prendendo abluzioni e curando il proprio corpo con cura ancora maggiore che in caserma, in modo da mantenere in buona salute le perfette macchine da guerra che dovevano essere per il resto della ferma e, al tempo stesso, mostrare al mondo quanto forte sia la sua autorità e il potere bellico dei suoi eserciti.

Oggi è quel giorno, e alla caserma dei gladiatori i preparativi per la solenne marcia in pompa magna che li avrebbe condotti alle terme attraversando la città fra due ali di folla acclamante fervono fin dall'alba; tutti, dai cadetti agli addestratori sono indaffarati fin dalle prime luci dell'alba a lustrare le armature da parate, sistemare i paramenti delle cavalcature e prepararsi ad essere sotto gli occhi ammirati di tutta la popolazione cittadina.

Anche il ductor, attorniato da una cerchia di notabili di altre città, avrebbe assistito compiaciuto alla parata, fiero in cuor suo di poter mostrare un simile dispiegamento di forza guerriera di fronte a potenziali nemici.

Nei cuori dei cadetti, in questo giorno speciale, si mescolano tanti sentimenti: dall'orgoglio di poter mostrare i progressi fatti, alla speranza di poter guadagnare i favori di qualche nobile che li affrancasse dopo il periodo di servizio in caserma, rendendoli cittadini a tutti gli effetti.

Cai, invece, appoggiato svogliatamente allo stipite della porta della sua cella, osserva con distaccata freddezza e malcelato disincanto i suoi commilitoni che cominciano ad accalcarsi disordinatamente nella piazza d'armi prima di comporre ordinatamente i vari settori in cui sfileranno per le strade della città, avendo per ciascuno di essi pensieri sprezzanti che si è sempre guardato bene dal formulare ad alta voce; incrociando lo sguardo con gruppetti di reclute che trillano il proprio entusiasmo come uccellini appena usciti dal nido, sorrideva amaramente pensando all'ingenuità di quei ragazzini che vedevano in quella giornata un premio per il proprio impegno; i vecchi gladiatori, ormai affrancati dal servizio e permanenti nella caserma in qualità chi di addestratore, chi di stalliere o altre mansioni ugualmente necessarie al funzionamento della baracca, gli sembravano vecchie comari pettegole intente a scambiarsi questo o quel 'sentito dire' riguardanti i più giovani o, nella migliore delle ipotesi, vecchie cariatidi che si scambiavano suggerimenti e tecniche di assassinio persino più vecchie e obsolete di loro.

Sospirando, si decide a completare la sua preparazione per quell'evento, iniziata ore prima con le abluzioni quotidiane, oggi più accurate e meticolose che mai. Rientrando nella sua cella, scorre lo spazio intorno a se e gli occhi carezzano con una punta di orgoglio i calzari dorati perfettamente lucidati e la tunica bordata di granato, il colore dell'ultimo anno di addestramento.

Inevitabilmente, un pensiero lascivo gli corre lungo la spina dorsale finché il suo inguine non reagisce, seppur blandamente; il fatto di essere ormai alla fine del suo percorso di addestramento lo pone nella posizione privilegiata di poter godere dei corpi dei suoi compagni dell'anno di addestramento precedente. I cadetti sfilavano infatti in ordine inverso rispetto all'anzianità di addestramento: prima le reclute e i giovanetti del primo e secondo anno, e in successione i più anziani fino al quinto ed ultimo anno, cui anche Cai appartiene, per mostrare quanto il ricambio di potenziali guerrieri sia efficace e costante nel tempo.

Per Cai, questa particolarità nell'organizzazione della sfilata è un vero paradiso in terra; fin dall'adolescenza aveva sempre preferito i corti cingilombi degli schiavi che vivevano con lui ai fruscianti pepli delle nobildonne sue padrone e ora, ad un passo dal potersi fregiare del titolo di liberto - non che lui aspirasse a tanto, in verità - i suoi gusti non erano affatto cambiati. Cosce tornite dalla fatica e dal costante addestramento sono state e continuano ad essere molto più interessanti di caviglie femminili snelle mantenute tali dall'inattività tintinnanti di orpelli e decorazioni.

Anche il giorno alle terme era diventato per lui al tempo stesso un piacevolissimo passatempo e una crudele tortura; piacevole passatempo, perché il poter godere della vista dei corpi nudi degli altri gladiatori di ogni età era per lui fonte di estremo godimento; crudele tortura, invece, per la consapevolezza di non poter mai neppure sognare di possedere carnalmente alcuno di quei corpi.

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Lo sciamare dei compagni cadetti verso la sala delle prostitute lascia Cai completamente solo nella sala del fuoco, a mollo nelle piscine di acqua calda sulfurea, i cui seppur benefici miasmi sono mitigati dal fiorito aroma di essenze di lavanda e altre piante medicamentose.

"Il basso ventre è nemico dell'attenzione, e un assassino poco attento è un assassino morto"

Le parole di Menon, il primo dei suoi istruttori, riecheggiano nella mente del ragazzo, ormai rilassata dai benefici vapori. La prima volta che le udì non riuscì a comprenderne il significato, né il motivo per cui era una regola tanto fondamentale da essere insegnata persino alle reclute; ora, tuttavia, nel pieno fiorire della sua mascolinità, si rende perfettamente conto della necessità di sfogare gli istinti tipici di ogni maschio in buona salute, e si cruccia del non avere che un unico modo per poter sfogare i propri, inconfessabili, desideri carnali.

Obbedendo a un desiderio bruciante, consapevole che nessuno dei suoi compagni avrebbe fatto irruzione scoprendo il suo segreto e impedendogli di darsi piacere, Cai lascia che che la sua mano scivoli lentamente sotto il pelo dell'acqua fino a raggiungere l'interno delle cosce snelle e sode, dove sfiora le cicatrici di vecchie ferite, che rimandano in circolo piacevoli fitte ad ogni sfioramento. Da lì all'avvolgere completamente il suo sesso, massaggiandolo con sempre maggior intensità, pensando all'orgia di corpi di cui aveva appena goduto, non ci vuole molto perché il giovane gladiatore raggiunga il climax tanto agognato.

Una lacrima, però, gli scorre sul volto mentre libera il suo seme nell'acqua già intorbidita da oli e paste profumate: una lacrima di dolore e rammarico per non essere riuscito a tenere Livia lontano da quell'unico momento di piacere. Livia, colei che rovinò tutto, la ragione per cui non avrebbe mai voluto lasciare la caserma... il suo male.

Il giorno delle termeHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora