...Alleate?

2.1K 124 46
                                    

            Capitolo 22

Guardo un'altra volta Max. Quella è la fine che potrei fare io, se non mi muovo da qui alla svelta.

Cercando di non fare troppo rumore mi allontano, arrampicandomi sui vari alberi. Quando credo di essere abbastanza lontana dalla Cornucopia, salgo in cima all'albero su cui mi trovo, per poter vedere dove mi trovo esattamente. Una volta salita, dei rumori molto forti rimbombano per l'arena.

I cannoni. Guardo la posizione del sole, tra qualche ora sarà notte, ne sono certa. Provo a contare i colpi; 1... 2... 3... 4... 5... 6... 7... 8... E 9.

Non sono sicura che siamo rimasti in 15, non credo. Se prima di contarli erano già partiti, significa che ci sono 2 tributi morti che non ho contato. O forse 3. Stanotte vedrò quanti (e quali) tributi non sono sopravvissuti al massacro della Cornucopia, ma provo a fare delle ipotesi.

Thresh? No, lui è senz'altro vivo. Non può farsi uccidere all'inizio degli Hunger Games, è sicuramente vivo.

Katniss? Stessa cosa. Sin dall'allenamento, mi è sembrata piuttosto in gamba. Poi, quell'undici...

Sì, le fiamme della "ragazza di fuoco" non sono ancora pronte a spegnersi.

E il suo ragazzo, Peeta? Non so quasi niente sul suo conto, ma mi piace pensare che sia ancora vivo.

Sarebbe davvero bello se lui e Katniss tornassero a casa, insieme.

Ma sono gli Hunger Games: niente è da dare per certo, e non si può immaginare un lieto fine.

Non c'è una fine felice, in un assassinio.

Scendo dall'albero, calandomi lentamente, e guardandomi intorno.
Via libera, penso. Nessuno mi insegue.

Prendo lo zaino, e scendo con tutta l'attenzione possibile dall'albero. Non riesco a vedere molto per terra, data l'ombra degli alberi, ma nelle poche zone illuminate dai raggi del sole riesco a racimolare delle more e delle nocciole. Le ripongo tutte in una tasca dello zaino, e quando credo che siano sufficienti, salgo su un albero vicino. È abbastanza alto, pieno di fogliame, ed inoltre i suoi rami sono abbastanza spessi.

È perfetto.

Non vado molto in alto - durante la notte, se fossi a qualche decina di metri da terra, potrei avere un incubo, e per lo spavento potrei cadere a terra, non prima di essere colpita da altri rami.

E, una volta caduta a terra, morirei, e sarebbe finita - perciò, per non rischiare, mi piazzo a circa due metri e mezzo da terra. Non sono molto in alto, è vero, ma in compenso le foglie mi aiutano a mimetizzarmi. Quindi, mi sistemo su un ramo abbastanza largo, cerco di stendermi, mettendo lo zaino come cuscino. Lo zaino! Devo ancora vedere cosa c'è dentro! Quando lo apro, rimango stupita: una borraccia di pelle, una fionda piuttosto semplice, un paio di calzini di riserva, e una pietra. La guardo attentamente: no, non è una pietra qualunque. È molto affilata. È una specie di coltello. Soddisfatta del contenuto dello zaino, prendo una manciata di bacche e le mangio, mentre parte l'inno che precede il riepilogo delle morti.

Sono davvero pronta a questo? Non credo. Non voglio vedere le facce di persone che neanche conoscevo, ma che sono state uccise prematuramente. Non so come dovrei reagire: essere felice, perché sono ancora viva? Oppure essere triste, perché i parenti di quelle persone piangeranno per i loro cari persi?

Su uno schermo compaiono varie facce, con il numero del distretto a cui appartenevano.

Prima vittima: la ragazza del Distretto 3. Ciò significa che tutti i tributi dell'1 e del 2 sono sopravvissuti, ma ciò non mi sorprende. Poi compare Max. Dopo lui, mi limito a contare gli altri tributi, e arrivo a 9. Più Max e la ragazza del 3, fanno undici. Siamo rimasti in tredici.

Gli Hunger Games visti da RueDove le storie prendono vita. Scoprilo ora