Era una giornata come tante quando una 13enne diversa dalle altre stava andando a scuola. Questa 13enne si chiamava Ginevra. Portava jeans strappati e una maglia bianca con disegnato Pikachu; si,questa ragazza sono io Alcuni dicono che sono poco femminile ma... A me non importa, io sono fatta così e non cambierò per delle civette che mi dicono che non sembro una ragazza e mi prendono in giro per il look che io adoro. Quel giorno arrivai a scuola e aspettando il suono di quella maledetta campanella iniziai a mandare qualche messaggio a quello che considero il mio migliore amico, quella campanella dal suono assordante interrompe la nostra chiacchierata e di corsa, lo saluto e spengo il telefono per poi correre in classe. Aspettando che il prof. si faccia vivo per la sua noiosa lezione comincio a tirare i libri fuori dal mio zaino rosso, lo stesso che mi aveva accompagnato nei due anni precedenti. Finalmente il prof. arriva. Sistema il suo computer quasi rotto dell'hp e lo posiziona sulla cattedra iniziando a segnare sul registro le assenze e le presenze. Non appena tutte le procedure come controllo circolari e giustificazioni sono finite il prof. si appoggia sull'angolo della cattedra e ci osserva tutti con aria seria. Nella mia mente capisco che ci doveva parlare, parlare di qualcosa di veramente importante. Ecco. Inizia a parlare di quella cosa che tanto mi spaventava. Il futuro Inizia a parlarci della scelta delle scuole superiori, del perché questa scelta potrebbe cambiare il nostro futuro. Io resto paralizzata, come se qualcosa mi avesse congelato tutti i movimenti Quel qualcosa era la paura. Dal mio banco lo osservavo con occhi di chi sta per piangere. Alzai la mano e chiesi di andare al bagno. Ottenuto il consenso del professore mi alzo, esco dalla classe e mi dirigo verso una di quelle piccole 3 stanze dalle pareti bianche, quelle pareti che avevano ascoltato ogni mia paura e visto ogni mia lacrima, quelle pareti che io consideravo amiche. Passai 3 minuti in quella stanza a piangere. Tre minuti che mi sembrarono un eternità. Tornai in classe ormai più tranquilla e il prof aveva finito il suo discorso sul futuro. Passai le restanti 2 ore a fissare fuori dalla finestra, vedevo rondini che volavano e il cielo di un tipo di azzurro tale da sembrare infinito. Stavo volando. Il mio spirito volava con le rondini nel cielo e il mio corpo restava lì freddo e impassibile in quella piccola e fredda classe. Come sempre presi il pulmino per tornare a casa e questo piccolo tratto di strada mi rallegró molto, la confusione mia e dei miei amici era armonica in quell'insieme dove solo noi potevamo muoverci e tutto il resto era come bloccato, fermo nel tempo e nello spazio. Arrivai a casa,pranzai e come di routine mi sedetti alla scrivania a fare i compiti. Passai il resto del pomeriggio a chattare con i miei amici. Quella sera a cena ho litigato con i miei genitori. Volevano iscrivermi ad un corso di francese chiamato delf ma io non volevo andarci. A me interessava solo il cat ovvero il corso di inglese. Mi alzai da tavola in lacrime e corsi in camera mia urlandogli che non potevano costringermi a fare ciò che non volevo. Ma dentro sapevo che potevano eccome e passai la serata a piangere sul mio letto fino a quando non mi addormentai.
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