All'improvviso un rumore mi sveglia.
Qualcuno sta bussando rudemente alla porta d'ingresso. Sollevando la testa dal cuscino, guardo l'orologio. Chi diamine può essere alle due del mattino?
Bussano di nuovo. Esco dal letto, mi dirigo assonnata verso la porta che sta dall'altra parte della casa. Sbircio dallo spioncino e vedo un zerbino vuoto semi illuminato dal lampioncino con la luce tremolante. Prima o poi mi deciderò a cambiare la lampadina. Comunque non c'è nessuno.
Grattandomi la testa, forse l'ho immaginato, torno verso il letto. Maledizione, spero di riaddormentarmi, quando sento lo stesso bussare, questa volta viene dal giardino, proprio contro la porta finestra della camera. Lo sento distintamente, non me lo ero immaginato. Istantaneamente, mi corre un brivido lungo la schiena. Allungo il passo, entro in camera, scosto la tenda e guardo fuori.
C'è un uomo, in piedi nella mia veranda, che mi guarda dritto. Indossa una maschera in lattice, una testa di cavallo. Il suo stare immobile mentre picchietta con le nocche il vetro, mi dà i brividi.
Mi allontano dalla finestra, i palmi delle mani ora sono umidi. Non sono riuscita a dire nulla. Incapace di connettere la parte del cervello che governa il centro della parola. Inciampo nello spigolo del letto, cado all'indietro. Mi trascino fino al comodino, ricordando dove avevo appoggiato il telefonino prima di dormire.
Dov'è? Cerco freneticamente. Eccolo!
Lo afferro, armeggio con i tasti. Accenditi maledetto! Sento forzare, dietro di me, l'apertura della porta scorrevole.
Dai, dai, sbloccati. Nulla! Il telefono non si è caricato e rimane spento.
Al suono improvviso di assi del pavimento cigolanti, realizzo che devo scappare.
Dio mio! Butto il telefono e compio dei passi veloci per uscire dalla camera da letto.
Ma, eccolo lì, fisso, in mezzo al corridoio. Per colpa dei led notturni, la sua maschera da cavallo proietta un'ombra che allunga a dismisura il suo profilo nasuto. Mi sembra di vedere del vapore uscire dalle finte narici. Mi blocco, con la bocca aperta e le gambe tremanti. Fa un passo avanti con un piede di porco in mano.
"Vattene!" Dico.
Ancora una volta, fa un passo avanti.
"Stai per morire" Risponde.
Il mio stomaco rimbomba.
"Lasciami stare, ti prego." Dico.
"No."
Mentre l'uomo solleva il piede di porco sopra la testa, sento calore nelle mutande. La piscia delle paura mi cola lungo le gambe. Tremo.
"Per favore, non farlo. Esci da casa mia"
Quindi abbassa il piede di porco, si toglie la maschera mentre raggiunge l'interruttore della luce.
Le luci si accendono del tutto.
"Ora si che è stato divertente. Cazzo se lo è stato."
"Andrea, porca troia!! Sei impazzito??"
"Guardati." Indica la mia biancheria intima. "Non posso credere che ti sia spaventata a tal punto. È davvero eccitante tutto ciò."
Abbasso lo sguardo.
"Andre, perché mi hai fatto questo?" mi siedo sul bordo del letto. Non i capacito di quello che è successo.
"E' stata la cosa più divertente che abbia mai visto."
I miei occhi si bagnano mentre Andrea, il mio ragazzo, cade a terra. Comincia a ridere in modo incontrollabile.
"Ho un nuovo soprannome per te", dice. "Pisciona, sì, il tuo nome d'ora in poi sarà pisciona." Continua a ridere. "Lo dirò a tutti, Pisciona." Si gira e lascia cadere il piede di porco. "Dovresti vedere lo sguardo sul tuo viso." Le sue risate echeggiano nel corridoio mentre dà una pacca sul duro pavimento di legno.
Mi guardo vergognosamente, poi improvvisamente provo odio. È la sua risata ... sì, la sua risata convulsa e forte. Lo odio con tutta me stessa.
"Ah, ah, ah", grida.
"Smettila di ridere."
"Divertente, ah ah ah", continua.
Mentre lo guardo, c'è qualcosa dentro di me che non ho mai provato prima. Non sono più timida ma infuriata. Non provo più vergogna.
"Ah, Ah!" grida, puntando il dito su di me.
"Fermati!"
"Hahaha" Continua.
"Sono seria."
"Ah ... ah" Mi piglia per il culo.
Senza esitazione, salto su, e gli mollo un calcio nei coglioni.
"Ow" Geme.
Realizzando ciò che ho appena fatto, mi allontano, ma mi afferra una gamba, spingendomi a terra.
"Ah si??! Ti piacciono i giochi violenti eh. Ora le prendi, cazzo! Facciamo a chi gode di più?"
Mi appoggio al muro mentre si alza.
"Esci da casa mia!" Urlo. Lo spintono forte.
Mentre lotta per slacciarsi la cintura, "Si dai, respingimi. È più bello così!"
Sento il piede di porco vicino a me. Alzo lo sguardo, Andrea mi raggiunge.
Sono più veloce di lui, afferro il piede di porco e glielo tiro contro. L'impatto dell'acciaio sul suo viso lo costringe contro il muro. Mentre cade a terra, vedo la sua faccia da cavallo in lattice che giace accanto alla porta della camera. Mi alzo, la raggiungo e pensando a quanto mi sono spaventata pochi minuti prima a trovarmela davanti, la indosso.
"Aiuto" mormora Andrea.
Il suo naso è aperto mentre il sangue gli scorre lungo il viso.
"Per favore, aiutami, scherzavo".
"No, non è vero."
"Anna, ti prego", aggiunge. "Chiama un'ambulanza, per favore. Non mi sento più la faccia."
In quel momento, non ho alcun rimorso. Con il piede di porco in mano, mi fermo proprio sopra di lui.
"Che cosa vuoi fare?" Chiede.
"Ora non sentirò mai più la tua orribile risata, idiota!"
"Per favore fermati. Aspetta, volevo giocare con te. Eravamo d'accordo."
"Si ma non ho sentito la parola d'ordine, quindi..."
"Non la ricordavo...."
Afferro l'estremità del piede di porco, lo sollevo in aria e lo colpisco ripetutamente fino a quando non dice più nulla.
