PRECEDENZE

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Tommy stava pedalando al buio, in un luogo sconosciuto, insieme a dei ragazzi che aveva incontrato appena dieci minuti prima, con la sensazione che presto si sarebbe cacciato in un guaio. Credeva che a quel festival di scrittori si sarebbe annoiato a morte, o perlomeno questo aveva pensato quando suo padre aveva annunciato che ci sarebbero andati, giusto due settimane prima. Il papà di Tommy faceva lo scrittore, ma non era molto fortunato: bravo sicuramente, però non aveva ancora trovato una casa editrice che credesse veramente in lui. Aveva portato la moglie e il figlio a quell'evento sperando di vendere qualche copia del suo ultimo romanzo e trovare qualche aggancio giusto. Tommy aveva passato l'intera giornata a convincere i passanti che il libro di suo padre fosse la scelta giusta per la loro estate, una lettura che li avrebbe lasciati senza fiato. Giunta la sera, poi, era riuscito abilmente ad evitare una specie di "cena con delitto" insieme ai suoi, dicendo che sarebbe stato in albergo a guardare la TV. In realtà era poi sceso nella piazza centrale del paese per fare due passi. Non c'era nessuno, a parte due vecchietti sui dei gradini in pietra. Mentre stava per imboccare la via principale, proprio sotto la torre dell'orologio, aveva incontrato Jenny, Ricky e Michele: tre ragazzi che per poco non lo avevano investito con le loro biciclette. Stavano, a detta loro, partendo per una missione speciale. Gli avevano proposto di unirsi a loro e Tommy, non avendo nulla di meglio da fare, aveva accettato. Così si era trovato in quella strana situazione, con Jenny seduta sul portapacchi che si reggeva alla sua vita: in un altro contesto l'avrebbe considerata una fortuna, non fosse che probabilmente si sarebbero schiantati contro il guardrail cercando di raggiungere gli altri due.

Passarono in mezzo ad alcune case isolate e svoltarono così all'improvviso che per poco Tommy non perse il controllo della bicicletta. Proseguirono ancora qualche metro e si fermarono davanti ad un cancello. Michele disse loro di posare le biciclette e li condusse lungo una rete metallica, fino a che non trovarono uno squarcio abbastanza grande da farli passare. Una volta all'interno della proprietà, seguirono una strada che si snodava tra gli scheletri di vecchie case in rovina, in gran parte divorate dal tempo e dai rovi. Giunsero ad un arco di pietra, chiuso da alcune assi. Ne spostarono alcune per crearsi un passaggio, poi entrarono in un locale scuro. Grazie alle torce degli smartphone illuminarono un tunnel scavato nella roccia, come un enorme pozzo inclinato, e una vertiginosa scala di pietra, munita di una semplice ringhiera metallica, che si perdeva davanti a loro nell'oscurità. Tommy fu investito per qualche istante dalle vertigini. Nessuno degli altri, però, sembrò preoccupato e quando Jenny gli rivolse un sorriso lui ricambiò fingendo di essere perfettamente calmo.

Cominciarono a scendere, inoltrandosi nelle profondità della montagna. Fu una discesa lunga e non certo semplice: i gradini erano molto ripidi e la luce delle loro torce non sempre permetteva loro di vedere con chiarezza dove stessero mettendo i piedi. Il tempo passava e sembrava trascorsa un'eternità da quando avevano iniziato quell'avventura. Tommy pensò con una fitta di rimorso ai suoi genitori: chissà se erano già rientrati dalla cena? Si sarebbero preoccupati non trovandolo?

Quasi all'improvviso la scala finì. I quattro ragazzi, sollevati, seguirono una breve rampa fuori dal gigantesco pozzo e si trovarono in un ampio camerone illuminato da alcuni neon. Tommy rimase di stucco: erano in una stazione ferroviaria sotterranea! La banchina di pietra era larga qualche metro, poi oltre correvano i binari, che arrivavano da una buia galleria e si tuffavano in un'altra del tutto simile nella direzione opposta. Sul marciapiede c'erano diversi casotti in alluminio: probabilmente contenevano delle apparecchiature elettroniche, o almeno così si poteva supporre dal ronzio continuo che riempiva l'ambiente. Un cartello posto sopra un fascio di cavi recitava "Precedenze". Esplorarono il locale da cima a fondo, scattando fotografie e girando video con i telefoni per documentare la loro impresa. Michele sembrava piuttosto informato sul luogo e spiegò loro che la stazione faceva parte della ferrovia che da Bologna portava a Firenze, passando per ben diciotto chilometri sotto l'Appennino: un'opera faraonica terminata negli anni Trenta. La stazione, che la scala collegava a Ca' di Landino nel comune di Castiglione dei Pepoli, era stata chiusa ai viaggiatori negli anni Sessanta per problemi di sicurezza. Tommy studiò incantato quella meraviglia, domandandosi quanto lavoro e fatica avesse richiesto realizzarla. I tre ragazzi si concessero anche un selfie insieme sotto al cartello. Proprio quando stavano per risalire, però, udirono un rumore secco, metallico, che proveniva da una galleria laterale. Michele l'aveva chiamata "banana", un tunnel laterale nel quale una volta i treni si fermavano per lasciar passare quelli più veloci. Un po' intimoriti, visto che quella galleria era immersa nelle tenebre, si avvicinarono tenendo le torce alte sopra la testa. Il rumore venne ancora, questa volta più forte. Sembrava che qualcuno stesse colpendo la roccia con qualche attrezzo, come un piccone. I ragazzi procedettero in fila indiana, seguendo il marciapiede che ora si era ristretto di molto, illuminando ogni palmo del tunnel intorno a loro. Un improvviso alito di vento caldo li investì, cogliendoli di sorpresa: Tommy si accorse che Jenny gli aveva afferrato istintivamente la mano. Stavano per tornare indietro, quando il rumore secco risuonò distintamente davanti a loro. La curiosità ebbe la meglio sulla paura e i quattro proseguirono. Passarono alcuni istanti e... le luci degli smartphone si spensero all'improvviso. I ragazzi urlarono, nel panico, perché erano rimasti completamente al buio. Tommy sentiva la mano di Jenny che stritolava la sua: avrebbe voluto portarla indietro ma non sapeva da che parte andare perché l'oscurità gli aveva fatto perdere del tutto l'orientamento. Si sentì perso. Smarrito in quel luogo sconosciuto, senza che nessuno sapesse dove fosse. Chi sarebbe mai venuto a cercarli lì? Perché aveva accettato di seguire quei ragazzi? Perché aveva fatto quella sciocchezza? Gridò con quanto fiato aveva in corpo, sfogando non solo la paura ma anche la frustrazione.

Le torce si riaccesero. I ragazzi smisero di gridare, illuminandosi a vicenda. I loro volti erano deformati dal terrore. Senza aspettare un attimo di più corsero in una direzione, sperando che fosse quella giusta. Tommy sentiva il cuore che gli martellava nel petto mentre divoravano lo spazio che, sperava con tutte le sue forze, li avrebbe condotti nuovamente alla stazione. Fu quando vide le luci che il suo respiro divenne più regolare. Ce l'avevano fatta, erano tornati indietro.

Nell'istante in cui misero piede sulla banchina, però, capirono che qualcosa non andava. I gabbiotti di metallo non c'erano più e delle panchine di legno stavano appoggiate al muro. I quattro fecero qualche passo, guardandosi intorno e scoprendo una miriade di incongruenze con ciò che avevano osservato appena qualche minuto prima. La stazione era la stessa, senza dubbio, ma c'erano troppi particolari che non tornavano.

Udirono delle voci. Erano due uomini, adulti, che parlottavano animatamente: i ragazzi li videro uscire da una nicchia nella parete, con indosso una divisa blu e un cappello sotto il braccio.

«È partito puntualmente alle 10.30. Il re sembrava entusiasta del viaggio, sembra che abbia speso parole di elogio per tutti, dagli ingegneri agli operai, ricordando anche le vittime»

«Speriamo che tutto proceda con ordine. I viaggi di inaugurazione sono sempre... EHI VOI! CHE CI FATE QUI?»

I ragazzi, sorpresi, scapparono. Ricky e Michele salirono sulla rampa di scale che portava al pozzo: Tommy stava per seguirli quando Jenny, che ancora gli teneva la mano, lo strattonò e lo portò verso la galleria da cui erano arrivati. Corsero lungo il marciapiede e presto vennero inghiottiti dal buio. Da quel momento tutto divenne confuso. Tommy vide passare davanti agli occhi, come se non le stesse vivendo in prima persona, le immagini di ciò che stava accadendo. Il tunnel, l'alito di vento caldo, la torcia dello smartphone che si spegneva, l'oscurità che li avvolgeva, le luci lontane della stazione che si avvicinavano pian piano. Poi la rampa e infine le scale, il pozzo, i gradini di pietra. La stanchezza si impossessò piano piano di lui, lo fece barcollare, ma non lasciò mai la mano di Jenny. Anzi, ad un certo punto si trovò a condurre lui la fuga, aiutando la ragazza che era quasi stremata. Sembrava tutto un sogno, quasi ovattato, ma qualcosa di razionale nella sua mente continuava ad avere il comando sui suoi gesti. Quando uscirono all'aria aperta respirò a pieni polmoni e tutta la fatica si materializzò in un istante, piombandogli addosso. I due ragazzi scoppiarono in un pianto liberatorio, abbracciandosi, sfiniti e spaventati. Fu solo dopo qualche minuto che ebbero il coraggio di ammettere ciò che fino a quel momento avevano ignorato: Michele e Ricky non erano con loro. Li avevano visti salire la rampa e imboccare le scale, ma era accaduto mentre erano ancora nella stazione, quella stazione. Si perché era inutile negarlo: quella in cui erano stati era un'altra stazione. O forse la stessa, ma di un tempo... il cervello di Tommy si rifiutava di proseguire quel ragionamento. Era troppo assurdo. Forse si erano fatti suggestionare, forse dei gas sotterranei avevano dato loro le allucinazioni. Sicuramente i loro compagni erano arrivati prima di loro ed erano scappati in paese. Li avrebbero raggiunti e tutto si sarebbe chiarito. La volontà di cancellare tutti i pensieri irragionevoli che gli martellavano in testa funzionò come uno stimolante fisico e gli diede nuove forze. Prese la mano di Jenny e la condusse verso l'uscita. Trovarono le tre bici dove le avevano lasciate. Tutte e tre. Sforzandosi di trascurare quel chiaro indizio, Tommy ne prese una e invitò Jenny a fare altrettanto. La risalita fu molto faticosa e prosciugò le ultime loro energie. Quando giunsero a Castiglione abbandonarono il loro mezzo vicino alla Fontana delle Docce e si trascinarono, esausti, fino alla piazza principale. Doveva essere molto tardi, ma Tommy non badò al grande orologio che stava sopra le loro teste: studiava ogni angolo della piazza in cerca di Ricky e Michele. Dovevano essere lì. Dovevano.

Ma non c'era nessuno, tranne i due vecchi che erano ancora seduti sui gradini in pietra nonostante l'ora. Il cuore di Tommy tornò ad accelerare: che cosa doveva fare? Chiamare la polizia? Avvertire i suoi genitori? Come avrebbe potuto spiegare ciò che era successo? Nemmeno lui sapeva... Jenny si accasciò contro di lui. Riuscì a sostenerla e la guidò lungo la piazza, raggiungendo gli scalini. Arrivarono proprio vicino ai vecchietti e la ragazza si sedette a fatica, la testa ciondoloni. Tommy si inginocchiò e le prese il volto tra le mani, cercando di rassicurarla.

«Tommy» disse una voce sopra di loro.

Il ragazzo alzò gli occhi. I due vecchietti li stavano scrutando. Non sembravano preoccupati per Jenny, ma fissavano solo lui, con uno sguardo a metà tra il rimprovero e il malinconico.

«Tommy» ripeté uno di loro «vi aspettavamo. Da ottantacinque anni»

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