L accese il pc, ritemprato dalle quasi diciassette ore di sonno che si era concesso e pronto per tornare operativo.
– Dopo centodue ore di veglia, forse dovresti dormire ancora un po’. – gli suggerì Watari, porgendogli premurosamente il vassoio della colazione sul quale, accanto al bricco di caffè caldo e ad una ciotola strabordante di zollette di zucchero, faceva bella mostra una fetta di torta di fragole dall’aspetto invitante.
L ignorò il consiglio, senza però mancare di ringraziare mentalmente l’anziano signore per le attenzioni che poneva sempre nei suoi confronti.
Si sedette alla sua postazione, circondato da monitor, schedari e dolciumi vari, e cominciò immediatamente a studiare le segnalazioni che FBI, CIA e polizia di tutto il mondo si erano scambiati durante il suo riposo, sintetizzate scrupolosamente da Watari nel tabulato posato sulla scrivania. Trasferì otto zollette di zucchero nella tazzina da caffè e prese a sbocconcellare la torta.
Era pronto per iniziare la giornata nel migliore dei modi.
Se non che notò con la coda dell’occhio che il vecchietto era rimasto in piedi al suo fianco senza accennare a ritirarsi - come faceva abitualmente dopo avergli fornito tutto l’occorrente - né a dare spiegazioni in proposito.
Quel comportamento poteva significare una cosa sola: Watari stava per annunciargli un compito che sapeva non avrebbe gradito; e al quale, per di più, non avrebbe potuto sottrarsi.
Era certo che non si trattasse di lavoro. Il fondatore della Wammy’s House infatti sapeva bene che in quel caso ogni tentativo sarebbe stato vano; L accettava esclusivamente i casi che stuzzicavano la sua curiosità, e se non li giudicava degni di attenzione non c’era verso di convincerlo.
No, doveva trattarsi di qualcos’altro.
Il ragazzo diede un’occhiata alla lista dei compiti della giornata posata accanto al tabulato, anch’essa redatta da Watari. Non vi scorse nulla di sospetto: “Contattare Maison, direttore dell’FBI; intervenire a un’assemblea dell’ICPO; discutere con il presidente degli Stati Uniti di una faccenda delicata in cui pare siano implicate le più alte sfere del Governo...”
Scorse la lista finché, arrivato circa a metà, si bloccò e deglutì a secco: “Passare al laboratorio di D”.
Oh.
Mio.
Dio.
Ecco cosa c’era.
“D di disgrazia” pensò il detective, mogio.
Si era sempre chiesto perché alla Wammy’s House continuassero a tollerare la presenza di un individuo del genere. D, apparentemente una ragazzetta da niente, era un genio strampalato e completamente ingestibile. Era stata accolta all’Istituto per la sua spiccata intelligenza, grazie alla quale fin dalla tenera età aveva progettato invenzioni di vario genere nei campi più disparati; ma ben presto era divenuto chiaro a tutti che la sua genialità non avrebbe mai portato a nulla di concreto.
Per di più D si era messa in testa che, data la sua predilezione per i dolci, L potesse essere interessato a tutte le sue invenzioni assurde in merito all’argomento. Di conseguenza, non mancava mai di renderlo partecipe delle sue scoperte. Al ragazzo venne in mente un esempio eloquente, tra i tanti episodi del passato.
– Guarda, ho assemblato un termometro che avverte quando una torta è bruciata! Volevo che fossi il primo a vederlo! – aveva esclamato raggiante indicandogli, sul carrellino che si era trascinata dietro, un marchingegno dalla mole tale che non sarebbe mai riuscito ad entrare in un forno normale.
