Eppure era più facile,
giocare con le nuvole,
mentre un nuovo giorno cancellava ogni abitudine.
Eppure sembra instabile
la sensazione di benessere
perché poi arriva la solitudine dentro alle pieghe del carattere.
Eppure non è bastato il tempo,
come storie senza scampo
in un libro che, forse, una volta avevo già letto.
Lascio spazio alle parole che si insinuano da sole,
tra le pagine sbiadite di un ricordo senza nome.
Sconosciuto anche a me stesso il potere che potrei avere
per migliorare il mondo e sentirmi solo bene,
mentre colgo una speranza e lascio andare un'altra occasione.
Eppure è tutto uguale,
mi dicevo sarà migliore,
mentre cercavo di capire qual è il miglior modo di morire.
Basterebbe un come stai,
una parola di conforto
e credo che, fra tutto e niente, cambi solo quanto sei stanco.
Non ho chiesto io di essere scelto,
eppure hanno iniziato senza lasciarmi via di scampo.
Adesso resto solo e scrivo il mio pensiero,
chissà che leggendolo qualcuno possa capirmi per davvero.
È tanto facile dir "niente",
molto meno preoccuparsene.
Che la merda che si vive la respiro in ogni istante.
E anche quando la notte, poi prende il sopravvento,
continuo solo a chiedermi: "sto dormendo o sono sveglio?"
Mi hanno sbiadito anche i sogni ed era ciò a cui ero abbarbicato,
ora chiamatemi anoressico, asociale, depresso come chi avrebbe voluto non essere mai nato.
Mi chiamo Michele e ho 17 anni.
Torno ad essere bambino, lascio a voi fare i grandi!
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Stanco di crescere!
Short StoryDedicata a Michele Ruffino. Ragazzo di 17 anni che si è arreso alla piaga del bullismo.
