— [...] Si dice che corrompiate chiunque entri in intimità con voi e che sia sufficiente vi presentiate in una casa per lasciare dietro di voi una vergogna. Non so se sia così. Come potrei? Ma è ciò che si dice di voi. Mi sono state raccontare cose di cui sembra impossibile dubitare. Lord Gloucester era uno dei miei migliori amici a Oxford. Mi ha mostrato una lettera che la moglie gli scrisse mentre moriva, sola, nella villa di Mentone. Il vostro nome era implicato nella confessione più terribile che abbia mai letto. Gli ho detto che era un'assurdità, che vi conosceva a fondo e che eravate incapace di una cosa del genere. Conoscervi! Mi chiedo se davvero vi conosco. Prima di dirlo dovrei vedere la vostra anima.
— Vedere la mia anima — bisbiglio Dorian Gray alzandosi dal divano, pallido per la paura.
— Sì — rispose serio Hallward, con un dolore sordo nella voce — vedere la vostra anima. Ma solo Dio può [...] perciò vorrei limitarmi a vedere ciò che più ci si avvicini. Non prendete male le mie parole, le mie intenzioni erano e sono buone e rimangono quelle di prima ma, visto il vostro poco interessamento, vorrei poter parlare con il vero Dorian. Mio caro amico lo sappiamo entrambi che nella tela che dipinsi per voi tanti anni fa, che in quel vostro ritratto vi sia anche la vostra anima. Perciò, vi scongiuro, come ultimo favore, se mi e vi volete almeno un po' bene, permettetemi di vederla.
Dorian Gray non sapeva come rispondere. Come avrebbe fatto a liberarsi di quello sciocco di Basil Hallward? Perché quel volgare pittore si era intestardito tanto? Henry aveva ragione, l'amore è un illusione pericolosa che spinge le persone innamorate a fare richieste e atti sconsiderati. La povera Sibyl Vane ne era una prova, per amor suo aveva deciso di recitare male perchè non era più importante il palco, tanto avrebbe pensato lui a renderla felice, illudendolo. Si era persino tolta la vita per lui! E invece Basil Hallward, che tanto gli aveva decantato con timide e sconsolate parole tutto il sentimento che provava per lui, tutto il suo amore, adesso gli faceva una richiesta tanto insistente e sgradita. Perché voleva a tutti i costi vedere il dipinto, vedere quella cosa? Basil non aveva sempre osannato la sua figura e sostenuto quanto per lui ciò che era importante fosse soltanto Dorian? Non aveva appena finito di raccontare come non riuscisse a credere a nessuna delle male lingue e pettegolezzi che circolavano su di lui e che, ad una sua sola parola avrebbe smesso di preoccuparsi? E perché adesso, invece, era talmente testardo e ostinato? Cosa poteva fare per far desistere le sue richieste?
I limpidi occhi di Dorian Gray si accesero di una luce nuova e malandrina, che mai Basil Hallward aveva potuto vedere in tutti quei mesi che lo aveva ritratto. In un qualche modo lo attirava. Sentiva una sensazione strana, quasi sbagliata nel rimanere seduto su quella sedia nella biblioteca di casa Gray, eppure quello sguardo non gli permetteva di muoversi. Come un'animale in gabbia.
Nel mentre, la mente di Dorian Gray elaborava un orrido e viscido piano. Le ciniche parole di Lord Henry e i suoi ricordi della povera Sibyl Vane lo avevano svegliato dal suo stato di terrore. Aveva la soluzione a portata di mano e sarebbe costata così poco. Basil Hallward sarebbe partito per Parigi il mattino seguente e non ne avrebbe fatto ritorno che dopo mesi interi, perciò non avrebbe dovuto preoccuparsi e, in più, i pettegolezzi su di lui erano già tanti che uno in più non avrebbe certo cambiato le cose.
Sul suo dolce e giovane viso si formò un piccolo sorriso con quelle sue rosse e morbide labbra che attirarono immediatamente l'attenzione del pittore. Dorian si incamminò, lentamente e con passi cadenzati a chiudere a chiave la porta della biblioteca, giusto nel caso che il suo servo si svegliasse e volesse controllare le sue condizioni, prima di voltarsi di nuovo verso Basil. Si appoggiò con estrema eleganza e sensualità alla porta, iniziando a sbottonare casualmente la camicia di seta che aveva indossato quella sera. Gli occhi di Basil seguivano ogni suo movimento come in trance.
— Mio caro Basil, mi ferite dicendo che soltanto attraverso il vostro meraviglioso dipinto voi possiate vedere realmente me. Dite forse che io sono inferiore alla vostra arte? Pensavo che i sentimenti che mi avete confessato con la vostra ultima visita fossero più sinceri, voi davvero mi desiderate soltanto per la vostra arte? Devo concordare con le parole di Lord Henry allora, l'amore è un'illusione. Voi mi avete illuso dicendo di amare me ma invece amate soltanto la vostra arte.
La voce leggera e a tratti ferita. Gli occhi incollati a quelli di Basil Hallward che aveva iniziato a sudare e a muovere le mani in modo convulso. Dorian Gray pensava che recitare fosse più difficile.
—Vi sbagliate Dorian. Che Dio ne sia testimone i miei sentimenti per voi sono autentici e puri e le mie parole sono state mal interpretate. No aspettate, non sto dicendo che voi le avete mal interpretate, non lo farei mai! La colpa è solo mia che non sono mai stato capace di esprimermi, ma ve ne prego non fraintendete, io non vi voglio solo per la mia arte io vorrei poter possedere il vostro cuore. Lord Henry si sbaglia, il mio amore per voi non è una mera illusione! Io desidero davvero il vostro cuore. Ma, ahimè, tutto ciò è impossibile. È impossibile che un uomo così elegante, bellissimo, puro e giovane come voi possa mai ricambiare i miei sentimenti— Dorian Gray sorrise. Nei suoi occhi si leggeva ancora quella malizia malandrina. Si staccò dalla porta e, con lentezza ed estrema eleganza si incamminò verso il pittore che non poteva fare altro che osservare la stupenda figura. Dorian Gray era, in un qualche modo, affascinato da come la sua bellezza potesse incantare persino gli uomini. Tutto ciò lo accendeva di uno strano sentimento e lo eccitava. Le guance gli si arrossarono. Era in momenti come quello, quando vedeva la venerazione e ammirazione nello sguardo delle persone, che gioiva delle sue scelte. Lord Henry aveva ragione, la bellezza era l'unica cosa importante insieme alla vita. E lui amava sia la vita che la bellezza. Per quello non poteva permettersi di invecchiare, se si invecchia ci si inasprisce e imbruttisce diventando lo zimbello della società.
— Mio caro Basil, con le vostre parole mi riempite il cuore. Dopo la vostra confessione dell'altra volta avete creato in me lo scompiglio. Ho passato giorni girovagando per le strade della città, passando le serate all'opera o al club o nei salotti di varie dame, ma la mia mente e il mio cuore non volevano prender pace. Poi, una sera mentre mi rigiravo solo tra le lenzuola del mio letto, il mio occhio ricadde su una lettera che mi scriveste tempo addietro e il mio cuore arse intensamente. Ho capito che i sentimenti che voi provate per me sono gli stessi che io provo per voi— Dorian Gray si beò immensamente dello sguardo stupito e sognante di Basil Hallward. Vedeva le sue mani muoversi confuse.
—Voi...voi scherzate non è vero?
—Così mi offendete immensamente mio caro Basil, guardate nei miei occhi. Credete che io possa mai mentirvi sui miei sentimenti? Non notate la stessa febbrile eccitazione che mi colorava le guance quando parlavo di Sibyl? Dorian Gray ponderò attentamente le sue parole, infondendo in esse tutto il sentimento che aveva. O almeno, il sentimento che diceva di avere. Lord Henry aveva ragione, la mente dell'uomo è effimera e facile da manipolare, soprattutto se innamorata. Arrivò di fronte al pittore, a pochi centimetri da lui, e lasciò cadere al suolo la camicia. Basil Hallward ammirò con estrema dedizione e eccitazione la pelle bianca e perfetta di Dorian Gray. Non un pelo, non un'imperfezione. Le spalle erano leggermente arrossate e il ventre piatto, poteva chiaramente vedere la leggera e definita linea muscolare che indicava, invitante, l'inguine nascosto. Basil iniziò a sudare mentre alzava lentamente lo sguardo per posarlo sull'angelico viso di Dorian Gray le cui rosse labbra erano stese in un'indecifrabile sorriso.
—Io non voglio ferirvi e qualsiasi cosa voi diciate io la prenderò per vera. Soltanto… non riesco a credere a quanta fortuna io possa avere, insomma che voi Dorian, con la vostra bellezza, la vostra eleganza e la vostra grazia possiate ricambiare i miei sentimenti. Che abbiate scelto me tra tante persone molto più intelligenti e belle di me
—Non siate sciocco e irragionevole mio caro Basil, l'amore è un sentimento che non si può comandare ma soltanto accettare. Perciò, non dite più cose del genere e accettatemi
—Si Dorian, vi accetto e vi venero— disse con foga. Dorian ghignò. Era così facile manipolare quell'uomo. Si sedette a gambe spalancate sulle cosce di Basil Hallward che fremette a sentire il suo contatto e, imitando le migliori ingannatrici, gli circondò il collo con le braccia portandolo più vicino a se.
—Mi promettete che, visto che da ora in poi avrete me, non chiederete più della vostra opera?
Chiese Dorian Gray, sussurrando all'orecchio di Basil Hallward che fremendo portò automaticamente le mani a stringere il bianco e sinuoso corpo di Dorian Gray, accarezzando la sua pelle nivea e la sua spina dorsale.
—Ve lo prometto anzi ve lo giuro su tutto ciò che ho di più caro— e in quel momento Doria Gray sorrise vittorioso. Dopo tutto era vero, le persone innamorate sono le più facili da manipolare.
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Permettimi di vedere la tua anima
Short StoryHo deciso di scrivere questo racconto, una specie di Fanfiction sul libro del "Ritratto di Dorian Gray" perché, dopo averlo letto, mi era rimasto un qualcosa... Questo testo è ambientato tra il capitolo XII e il capitolo XIII. È una "What If..." Mi...
