Il lotto di John Tennison cominciava dopo la curva a gomito del Milk River nascosta dai pini nani e finiva cinque chilometri più a valle, prima delle rapide.
A nord ci stava solo la montagna, il pendio ghiaioso bello ripido che iniziava un duecento metri buoni più su e finiva dritto in mezzo al fiume, tutti sassi e un sacco di terra che veniva giù dalla montagna e finiva nell'acqua.
Questo, per quattro chilometri buoni. Poi il fiume faceva un'altra curva e passava proprio ai piedi della montagna, la parete a strapiombo di roccia liscia che prendeva il posto dell'acciottolio di sassi.
A valle, quattro cinque concessioni dopo quella di John Tennison, cominciava la parte di fiume che s'erano comprati quelli della compagnia mineraria, la Willard & Koch Mining Company o una cosa del genere, tutta gente che aveva ripulito il letto del fiume dopo neanche un mese, cento e più uomini, e poi aveva cominciato a scavare il fianco della montagna.
Mister Meyer, il rappresentante della compagnia che stava a Chinhook, aveva fatto qualcosa come diecimila dollari in oro, solo gli ultimi tre mesi. Dicevano certi che si stava pure facendo arrivare una scavatrice idraulica da una fabbrica dalle parti di Chicago, Illinois, una di quelle spruzzavano l'acqua talmente forte che il fianco della montagna veniva giù manco fosse burro.
John Tennison lasciò il mulo all'ombra dei pini e prese il setaccio e s'inginocchiò sulla ghiaia e infilò il setaccio nell'acqua.
Prendevi un po' di fango dal fondo, agitavi un po' il setaccio e stavi a guardare quello che ci rimaneva. Cioè sassi, la maggior parte delle volte. Cominciavi su a monte e dopo un po' te ne andavi più giù a valle, dove la corrente trascinava la maggior parte del pietrisco, tutti i giorni uguale.
Le volte che ti diceva bene trovavi anche una decina di pagliuzze d'oro, abbastanza soldi per comprartici da mangiare per due tre giorni, sempre che i tizi delle concessioni a monte non le pescavano prima di te.
Era tipo giocare a carte, col tipo dell'ufficio di lottizzazione del Comitato Cittadino, mister Hawkins, che si prendeva il dieci percento di quello che facevi in un mese, se volevi continuare a cercare là. Sennò potevi tranquillamente prendere tutte le tue cose e andartene da un'altra parte, se riuscivi a trovarla, visto che era pieno di compagnie minerarie belle grosse in tutto il Montana, gente piena zeppa di soldi.
Qualche tempo fa un paio di tizi irlandesi avevano pure provato a fregarlo, mister Hawkins. Avevano finito i soldi per pagare l'affitto e erano scesi a Chinhook a dirgli che mollavano tutto, a mister Hawkins, che se ne andavano a sud a lavorare in un ranch dalle parti del Wyoming.
Solo che in realtà c'erano rimasti, su alla concessione, e erano andati a farsi cambiare l'oro da un'altra parte. Per un paio di mesi, questo, prima che il nuovo affittuario della concessione tornasse in paese a dirgli che ci stavano due tizi coi capelli rossi, sul suo lotto.
Quella sera, quattro cinque ragazzi di mister Hawkins erano saliti alla concessione su a valle, e i due irlandesi se n'erano andati la settimana subito dopo, uno con la mascella spaccata e l'altro con due costole rotte.
Certe volte sapeva pure essere comprensivo, mister Hawkins; due settimane di più per pagare l'affitto te le dava senza problemi, solo che non gli piaceva di essere preso in giro.
John Tennison batté il setaccio contro il palmo della mano aperta e rimase a guardare la fanghiglia che passava in mezzo al setaccio e riandava a finire dentro l'acqua, una ventina di sassi piccoli così che restavano dentro al setaccio. Un paio valevano pure qualcosa, a occhio. A mezzogiorno, John Tennison s'era alzato in piedi, le gambe tutte addormentate che per poco non lo facevano finire con la faccia nell'acqua, e s'era messo seduto su una roccia piatta all'ombra dei pini a ripulire dal fango quello che aveva trovato in cinque ore di setaccio sulla riva del Milk River, una decina di sassi piccoli così che promettevano bene, e alla fine era saltato fuori che di pagliuzze ce ne stavano giusto un paio, il resto poteva pure ributtarlo nell'acqua.
Poteva andare meglio, pensò mentre pescava il sacchetto di cuoio dalla tasca dei jeans stinti e ci infilava le pagliuzze d'oro. Cinque dollari, se riusciva a tirare un po' sul prezzo col tipo della banca. Cinque dollari per cinque ore a sbucciarsi le ginocchia sui sassi.
Va be', potevi pure non tirare fuori niente, rifletté.Poi si alzò in piedi e prese il mulo per le redini e si avviò verso Chinhook, giù lungo il fiume.
Era quasi ora di pranzo, e aveva una fame da lupi. Già se l'immaginava, un bel piatto di uova e prosciutto, al Miner's Rest. John Tennison condusse il mulo lungo la riva del fiume, la strada che cominciava a restringersi, sormontata dalla parete di roccia a strapiombo, e si fermò a guardare la roccia bella liscia che in certi punti prendeva un colorito giallastro tutto slavato. Ci stava l'oro, là sotto, e pure abbastanza.
Aspetta che mi compro un piccone, s'era detto John Tennison la prima volta che l'aveva vista, tre settimane prima.
Ci stava quasi, adesso, se da quello che aveva fatto ci toglieva da mangiare per un mese, per lui e per il mulo. E l'affitto per mister Hawkins. E quello che si giocava al saloon di sabato sera, quattro cinque dollari massimo, ma era pur sempre qualcosa.
Poi gli bastava di rimboccarsi le maniche e di vedere se l'oro ci stava per davvero, là sotto. Cavolo, era sicuro.
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Tennison's Land - a Short Story
AdventureJohn Tennison era arrivato a Chinhook, Montana, con solo quindici dollari in tasca e la voglia di diventare ricco sfondato. Il suo vecchio socio, Tyrell Sawyer, aveva perso l'atto di proprietà a carte contro di lui, lasciandolo l'unico proprietario...
