Capitolo 1: Chi ha paura dell'uomo nero?

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Era una dolce mattina di primavera, il Sole brillava alto, illuminando ogni animo lì in quel giardinetto. L'aria leggera si muoveva tra i rami, svegliando così il cinguettio degli uccellini, e piccoli insetti si muoveva fra i cespugli, accompagnando anche loro l'inizio della giornata col proprio canto. Giungeva poi il veloce fruscio dell'acqua, fermandosi in uno stagno, dinanzi alla creatura più imponente del giardino. La rugiada lo bagnava, facendo divenire ancor più preziosi quei piccoli petali rosa. Una goccia cadeva, andando a bagnare il capo moro di Kaii. Il giovane alzò lo sguardo, osservando la bellezza di quel ciliegio in fiore. I suoi rami, tanto alti, sembravano rampicarsi verso il cielo per raggiungere il Sole. Tanto belli quanto delicati, saranno mai in grado di raggiungerlo?

Chissà, forse il Sole si offese a quel pensiero, e scelse di andare a nascondersi dietro a delle nubi, non volendo più assistere alla cerimonia. Almeno fece brillare ancora l'azzurro del cielo: forse quello era il suo regalo.

Kaii fece un profondo sospiro, poggiando la mano sul proprio cuore agitato. Perché il tempo correva tanto veloce quella mattinata? Si voltò piano verso il tempio, ornato di bianco per l'occasione; la gente era ancora fuori a parlare in tranquillità. Alcuni asciugavano le proprie lacrime prima di entrare a capo chino e con espressione mortificata in viso, pochi invece piangevano, dandosi conforto l'uno all'altro. Tutti però indossavano abiti scuri ed eleganti, emanavano troppa tristezza per quel giorno di festa.

La cerimonia stava per cominciare. Kaii prese il suo bouquet, scegliendo di non togliere dal suo kimono nero quei piccoli petali rosa, l'avrebbero accompagnato sino all'altare. Prima di andare, voltò il capo un'ultima volta verso il ciliegio: se mai avrà l'occasione di incontrarlo ancora, sarà molto diverso, poiché il filo rosso legato al dito verrà finalmente sostituito con un anello.

"È giunta l'ora di andare... Io posso farcela" sussurrò fra sé e sé, per dare un po' di coraggio al suo cuore, mentre camminava lento fino al tempio.

Ed ora doveva solo attendere che la musica cominciasse a suonare per lui. Il pianoforte suonava, ma non eseguiva ancora la sua melodia. Kaii, fermo di fronte alle porte chiuse del tempio, posò lo sguardo sui fiori che aveva fra le mani: erano crisantemi, di colore bianco, ornati da qualche bocciolo di fiori di ciliegio dello stesso colore. Erano meravigliosi, ma d'altronde doveva aspettarselo da quell'uomo, aveva buon gusto. Le mani gli cominciarono a tremare quando udì quella musica suonare, lenta e malinconica, era per lui. Appena Kaii varcherà la soglia di quel tempio, comincerà la sua nuova vita.

E fu in quel momento che la fronte gli cominciò a sudare, il respiro si fece pesante e il cuore batteva per paura, in quella camera divorata dalle tenebre

Kaii entrò; camminava piano, doveva seguire l'andamento della melodia. Si accorse subito dei suoi genitori, seduti agli ultimi posti. La madre non lo degnava d'uno sguardo, suo padre invece negava col capo, i suoi occhi distrutti dal dolore. Kaii preferì non guardarli più... Perché erano venuti se poi si atteggiavano a quella maniera? Scostò lo sguardo all'altra fila, dov'era seduta una coppia di stranieri, non più giovane. La donna piangeva disperata, quasi come se stesse perdendo suo figlio, invece l'uomo era a capo chino e con occhi chiusi, vergognandosi dei propri sentimenti. Kaii non li conosceva, ma somigliavano tanto al suo uomo, forse erano i genitori?

Il ragazzo scostò ancora gli occhi in fondo al tempio, dov'era l'altare ornato di bianco, e il sacerdote che attendeva a mani congiunte. Lui, invece, non era ancora lì. Restò sorpreso della presenza di tutta la sua famiglia; al contrario, per lo sposo non vi era nessuno, se non la coppia straniera. Avanzò ancora, ormai era giunto all'altare, e lì, seduti ai lati della navata, vide altra gente, di questi però non conosceva nessuno, sembravano essere tutti tipi singolari. Incrociò lo sguardo con un ragazzino, quest'ultimo gli sorrise, facendogli un cenno col capo, ma Kaii non capì cosa volesse intendere. Accanto vi erano altri ragazzi e uomini, tutti gli fecero un sorriso, ognuno in modo differente. Al lato opposto vide altri sconosciuti: forse i loro volti, o il modo di presentarsi, li rendeva quasi spaventosi.

Il Dio di KaiiWhere stories live. Discover now