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Quando è arrivata la notizia pensavo di morire.
Quando l'ho saputo pensavo che sarebbe finito tutto.
Quando l'ho saputo pensavo che nulla sarebbe stato come prima.
In parte fu cosi, in parte no.
Il giorno che entrai in quella stanza ero agitata, mi sudavano le mani e il respiro mi si spezzava, era tutto così strano. Mi guardavo intorno e tutto sembrava diverso, come se proprio quella giornata fosse differente dalle altre per tutti e non solo per me. La stanza era tutta bianca, e all'interno c'era solo una scrivania e 3 sedie, si sentiva uno strano odore e non capivo se era solo una sensazione o se fosse la realtà, ad un certo punto entrò "il capo" (cosi lo chiamavo io) e si sedette davanti a me e mia mamma e con una faccia seria mi guardò e l'unica cosa che seppe dire fu "sei pronta?". Era strano, ma sembrava che sapesse già che io ero a conoscenza di quello che mi aspettava, cosi lo guardai dritto negli occhi e con uno sguardo freddo come il ghiaccio risposi "si".
Il giorno dopo avevo la valigia pronta e senza indugiare entrai nella mia nuova "tana", sistemai tutti i vestiti in quello che sarebbe diventato il mio armadio e poi mi sdraiai sul letto, fu in quel momento che il telefono iniziò a tremare.. era lei. La mia migliore amica, mi stava cercando. Erano 2 giorni che non andavo a scuola, non rispondevo alle chiamate e ai messaggi e avevo detto sia ad Emanuele che alla mia famiglia di non far sapere niente. Ci dovevo pensare io, ma non in quel momento, li in quel letto e in quella stanza dovevo rendermi conto del fatto che tutto ora sarebbe stato completamente diverso. Tutto.
Passarono i giorni, le notti e le ore ed io ero li. In quella stanza. In quel letto. E ancora non mi riuscivo a capacitare di tutto quello che stava per succedere e di quello che stavo vivendo. Una mattina, mi alzai, mi vestii e mi feci fare un permesso per uscire per 7 ore. Il primo posto dove andai fu la piscina. Si, io nuotavo. Non ero un granché sia chiaro, ma facevo quello che potevo; entrai e iniziai a nuotare come se fosse la mia ultima volta. Una sorta di addio a tutto e si, anche, una sorta di vaffanculo a tutto quanto. Quando finii, non mi girai a guardarmi dietro ma, guardai avanti orgogliosa e speranzosa di poter tornare un giorno.
Avevo ancora 4 ore di permesso, per alcuni sono poche ma per me erano infinite, cosi decisi di andare al mare e chiamare Emanuele. Appena arrivati mi sdraiai sulla sabbia e ovviamente Emanuele non si fece pregare e mi strinse tra le braccia, quel momento fu magico. Io e lui, il mare e nient'altro. Nessuno poteva rovinare quel momento. Niente e nessuno.
Quando dovetti tornare nella tana ero triste, però in qualche modo ancora sconosciuto lo feci e con il sorriso.
Quella sera ricevetti la milionesima chiamata di Greta, la mia migliore amica, cosi decisi di rispondere:
"Pronto Greta, lo so, non mi senti da una settimana ma devi capire una cosa sola. Non voglio sentirti mai più, la nostra amicizia è finita, non chiamarmi, non scrivermi. Scompari dalla mia vita. E la stessa cosa vale per le altre della classe. Io per voi non esisto più. Io per te non esisto più. È stato bello, ma ora basta." La sua risposta fu semplicemente "cosa?". Fu a quel punto che con un tono duro e con le lacrime che mi rigavano il viso dissi "addio" e attaccai. In quel momento senti il mio cuore che per un attimo si fermò, la cosa brutta fu che dopo dovetti fare la stessa cose con il mio gruppo, e che tutti. E dico TUTTI, iniziarono a scrivermi senza arrendersi. Stavo male e non potevo dire altro che "addio" quando l'unica cosa che volevo urlare era "correte ad aiutarmi, ho il cancro". Si. Ho il cancro.
Dopo 3 giorni da quella notte infernale, arrivò il giorno del giudizio. Il giorno della mia prima chemio. Accanto a me c'era Emanuele che mi stringeva la mano, mi sentivo in colpa per quello che gli stavo facendo vivere ma lui era li e so che nonostante la malattia mi amava. Fu un inferno: vomito, mal di testa, crampi e ancora vomito. Ma la superai a testa alta, senza mai arrendermi, quel giorno stesso dopo la terapia mi dovettero far riposare per 10 ore perché ero distrutta. Già, la chemio distrugge.
Dopo 5 sedute di chemio mi cascarono tutti i capelli ma non ci feci caso, iniziai solo a sdrammatizzare con una semplice frase "be ora non avrò problemi l'estate con il caldo", era la scusa perfetta per non pensarci. Ma avrebbe funzionato ancora per molto?
Il 22 maggio, mentre riposavo dopo una terapia, sentii aprire la porta e appena spalancai gli occhi davanti a me vidi tutti quelli a cui avevo detto addio: Cristina, Denny, Francesco, Daniele, Martina  e Benedetta. E ancora: Alice, Roberta, Federica, Erica e tutte le mie compagne di classe tranne lei, Greta. Lei non c'era. Non sapevo chi avesse parlato ma ero felice che la verità fosse uscita fuori e che loro fossero qui. Tutti erano scioccati nel vedermi ma non volevano farlo notare così rimasero zitti. Alla fine di quella giornata avevo parlato con tutti loro e tutti mi dissero che ero una cogliona per averli allontanati e che ci sarebbero stati. Purtroppo mi spiegarono pure che Greta non sarebbe venuta, aveva saputo la notizia ed era scioccata, ma, lei non avrebbe retto il fatto di entrare nella mia tana e vedermi nel mio peggior stato. Rimasi scioccata, proprio lei non riesce? Ed io che sono chiusa qui dentro? Ed io che devo sopportare tutto questo dolore? Mi salì la rabbia, ma provai a capirla. Non ci riuscivo, ma mi sentivo gli occhi chiudersi per la stanchezza cosi crollai e tutti i pensieri volarono via in una nube di fumo bianco, come se fossero stati spazzati via.
Passarono 2 mesi, io continuavo la terapia, Greta non ancora faceva sapere nulla e le mie compagne di classe decisero di venire in ospedale 2 volte alla settimana per farmi "lezione". Praticamente venivano e mi facevano studiare cosi da non rimanere indietro con il programma, e poi durante ogni mese venivano i professori per interrogarmi e farmi fare i compiti. Avevo tutti voti sul 8, molto probabilmente perché ero malata e pensavano che così sarei stata almeno meglio di umore, ma sotto sotto speravo che non fosse cosi.
Nello stesso tempo stavo migliorando un sacco, il tumore che avevo nei polmoni stava pian piano retrocedendo ed io mi sentivo al massimo delle mie forze. Fino ad un mercoledì, il mercoledì nero. Era pomeriggio inoltrato e quella mattina non avevo fatto la chemio perché c'era stato un problema nel reparto, erano appena arrivate le mie amiche e dovevamo studiare geografia che da li a poco avrei avuto un'interrogazione. Mentre mi stavano ripetendo sentivo il respiro che iniziava ad essere sempre più corto così decisi di mettermi la cannula, ma più respiravo e più mi sentivo bruciare tutto, fino a che non iniziai a sentirmi male. Ansimavo, ero bianca e mi sembrava di prendere fuoco, le mie amiche erano scioccate e quando i medici accorsero per ristabilirmi loro furono mandate fuori dal reparto. L'unica cosa che ricordo è che iniziai a vedere sfocato e non riuscivo a organizzare la mente, poi zero. Quando tornai in stanza vicino a me c'erano Emanuele e Greta. Non potevo parlare, mi avevano intubata, e così Emanuele mi diede un bacio sulla fronte e uscí fuori; Greta in lacrime iniziò a parlare, si scusò e si scusò ancora, più parlava e più mi veniva voglia di dirle che era tutto ok e che mi era mancata. Alla fine mi passò un foglio e con quelle poche energie che avevo scrissi "mi manchi", era l'unica cosa che riuscì a scrivere e l'unica che contava in quel momento. Fu così che nei giorni che passarono lei fu sempre presente.
Dopo una settimana, con accanto Emanuele e Greta, "il capo" arrivò nella mia stanza e disse che doveva parlarmi, stringevo le mani alle persone più importanti della mia vita e lui mi guardò di nuovo con quello stesso sguardo serio e duro che fece la prima e volta e disse "sei pronta?". Questa volta però non sapevo cosa rispondere, cosa potevo avere di ancora più grave? Quale dolore avrei dovuto affrontare ancora? Avevo il desiderio di rispondere con un NO secco ma risposi si, perché sapevo che comunque sarebbe andata io avrei lottato fino alla fine, senza mai arrendermi e senza mai abbandonare la speranza di tornare in quel posto che per me è sempre stata casa, magari per l'ultima volta o magari per sempre.

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⏰ Last updated: Apr 13, 2019 ⏰

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