La stanza in cui si trovava la signora Cruse appariva,agli occhi di chi vi entrava,piccola ma molto accogliente; una volta varcata la soglia della porta si passava dal gelido pavimento marmoreo del resto dell'abitazione a un più elegante parquet adornato con un grande tappeto persiano che aveva acquistato in uno dei suoi viaggi in Oriente;all'interno della stanza vi era solamente un comò bianco,con sopra dei pizzetti decorativi e con le foto dei familiari; non vi erano quadri ad eccezione di uno,posto sopra il letto della donna e che raffigurava una barca in mare e sullo sfondo un paesaggio che faceva presagire l'imminente arrivo di una tempesta; il letto,in cui ora si trovava la signora, era molto vecchio; si trattava di un matrimoniale con la testata e i sostegni in legno;la vecchierella,che giaceva su di esso, era sull'ottantina con capelli candidi come una nuvola ;gli occhi erano perennemente chiusi ormai da diverso tempo,sembrava quasi che la malattia glieli avesse portati via;da parecchi anni lottava contro la morte e intanto stava lì,inerme,mentre la sabbia contenuta nella clessidra della sua vita,scorreva inesorabilmente verso la fine.
Se ne stava lì,circondata dai suoi figli,mentre biascicava qualche parola incomprensibile ai più o, semplicemente,senza senso; ma in verità non era così. Per quanto ormai la malattia le avesse tolto tutte le facoltà motorie, il cervello continuava a lavorare,anche se molto lentamente.
Non era più in grado di udire il suono delle voci dei figli o,se le udiva,non le riconosceva; tuttavia,nella sua testa affioravano i ricordi e pareva che quelle parole, pronunciate apparentemente sconnesse e senza senso,si riferissero a momenti precisi della sua vita passata.
Pronunciò la parola “scuola”; i familiari non capirono cosa potesse c'entrare in un momento come questo; ma nella testa della signora Cruse era nitida l'immagine del suo primo giorno di scuola; “com'era bella la mamma quella mattina”,pensava mentre si rivedeva più piccola e con i boccoli d'oro che avevano caratterizzato tutta la sua giovinezza; lo sguardo era quello di una bambina curiosa,vogliosa di scoprire il mondo e le sue dinamiche;quel giorno si sedette di fianco a Maryanne ; “com'era smorfiosa,la odiai fin dal primo momento” pensava ancora,ma ciò che purtroppo la malattia le cancellò,fu che si,la odiò in principio,ma successivamente le due divennero inseparabili amiche tant'è vero che quella donna ormai divenuta vecchia,si trovava in quella stessa stanza a preoccuparsi per la sua amica,ridotta ormai in uno stato vegetale.
Passarono diversi minuti ma ecco che la vecchina pronunciò un'altra parola; questa volta si trattò di un nome “Alfred”;per i presenti fu meno strano udirlo in quanto egli era l'ex marito della signora,deceduto una decina d'anni prima; i più romantici tra i parenti commentarono dicendo “ starà sicuramente chiamando il marito affinchè la protegga”; la verità,però era che stava ricordando il giorno in cui un allora giovanissimo e imbarazzatissimo Alfred le chiese di fidanzarsi; e pensava con nostalgia “ chi l'avrebbe mai detto che un domani ci saremmo sposati”; mentre questo pensiero le attraversava la mente,la sua espressione mutò lievemente,e i familiari notarono che la donna sembrava sorridesse,seppur in minima parte.
Ed ecco che all'improvviso,dopo quasi mezz'ora di silenzio, Miss Cruse aprì gli occhi molto lentamente; le irdi celesti erano quelle di un tempo e a tutti i presenti nella stanza la vista delle palpebre che si schiudevano mostrando quelle gemme meravigliose,ricordarono due perle che compaiono solamente quando lo decidono le ostriche;i suoi occhi iniziarono a spostarsi adagio su ciascuna persona riunita intorno al suo letto; pareva quasi li stesse salutando con quel movimento oculare; la commozione fu moltissima e, mentre fuori anche il cielo iniziava a versare qualche lacrima, la signora Cruse richiuse gli occhi e,senza nemmeno accorgersene, spirò.
