[COMPLETA]
"E in quel momento, nel silenzio irreale di quei suoi due occhioni spalancati di fronte a sé, Mike credette per un attimo di conoscerla già da molto più tempo, di conoscerla davvero da tutta una vita"
...
Cosa sarebbe successo se la storia fosse andata diversamente da come la conosciamo? Cosa sarebbe successo se la "tranquilla città di Hawkins dove non succede mai niente" fosse davvero stata nient'altro che una tranquilla cittadina dell'Indiana? Cosa sarebbe successo se Mike non avesse conosciuto El quella notte, sotto la pioggia ed in mezzo agli alberi di "Bosco Atro"? E se El non fosse mai scappata da quel laboratorio ma qualcun altro l'avesse salvata in quella notte di pioggia?
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Hawkins, Indiana 6 Novembre 1983
Il capo Jim Hopper aveva sempre odiato le serate di pioggia. E quella era senza dubbio una serata di pioggia.
Chiuso all'interno del suo fedele furgone targato "Hawkins Police", il capo della polizia della piccola cittadina dell'Indiana guardava le goccioline di pioggia battere irregolari sul vetro del cruscotto, scendendo giù lentamente e lasciando un rigagnolo sottile dietro di sé, come tante lacrime silenziose versate dal cielo buio e cupo in quella notte di inizio novembre. Hopper aveva sempre odiato la pioggia, così come l'aveva sempre odiata lei del resto.
Appoggiò la testa al poggiatesta alle sue spalle, desideroso di essere ovunque in quel momento ma non lì, chiuso in quel furgone in attesa, con la pioggia che batteva forte con il suo ticchettio leggero come unica rumorosa compagnia. Avrebbe voluto essere già a casa sua, da solo e lontano dal mondo, sul suo divano davanti a quella tv sempre accesa per riempire almeno in parte quel silenzio assordante che da sempre aveva intorno. Ma da solo Hopper sapeva che da quella sera non lo sarebbe stato mai più.
Sperava almeno che tutto si risolvesse in fretta, che tutto scorresse lineare in quel piano ripetuto un'infinità di volte nella sua testa, analizzando ogni punto per scorgere la più piccola falla attraverso la quale avrebbero potuto fregarlo. Dicevano di lui che si fidava troppo poco delle persone, e come avrebbe potuto dare torto a quelle voci? Hopper aveva imparato a fidarsi sempre poco, anzi, a non fidarsi quasi mai di nessuno.
Improvvisamente un fulmine squarciò il cielo di fronte a lui illuminando il contorno degli alberi del bosco intorno con un lampo, con un bagliore improvviso che non durò più che una frazione di secondo, seguito da un boato sordo e così forte che fece tremare per un attimo i vetri della macchina. Hopper sorrise, un sorriso triste, malinconico come quella pioggia, ammirando quello spettacolo della natura che avrebbe potuto incutere terrore in tutti ma non a lui, a lui no.
Sarah Hopper aveva sempre amato la natura, dal più piccolo fiore alla farfalla più variopinta, dalla neve che scendeva imbiancando i tetti e le strade in inverno al sole caldo che si rifletteva sul mare nei giorni d'estate, nelle quali spendeva ore con il suo papà sul bagnasciuga, costruendo castelli di sabbia sempre più alti.