Chira stava passeggiando tranquilla per la strada, il cielo azzurro da cartellone pubblicitario si era trasformato nell'arco di una mattinata in una coperta opaca che prometteva pioggia, ma lei non se ne preoccupava, il suo appartamento era poco distante.
Tranquilla, procedeva sull'ampio marciapiede, lo sguardo alto per evitare un disastroso scontro con qualche ipotetico passante di fretta. Invece andò a finire che per poco non inciampò nel fagotto disteso a terra che si era perfettamente mimetizzato con il grigio del marciapiede e dell'ambiente in generale.
Era un piccione, un piccione morto. La chiazza di sangue rosso vivo faceva un agghiacciante e singolare contrasto con i colori spenti tutt'intorno. Chira guardò in alto, verso la cima del palazzo. Che si fosse scordato come si volava? Magari era stato schiacciato ma come? Non era in mezzo alla strada e non c'erano segni di ruote di bici o simili... 'Mah' pensò Chira fra sé e sé. Di sicuro non si trattava di omicidio come accade nei film. Era un piccione, un animale fastidioso e pressappoco inutile, se l'era cercata probabilmente. Era comunque una vista interessante e un dono non indifferente. Perciò lo prese tra le zanne delicatamente e con calma lo portò al suo padrone, adagiandolo ai suoi piedi. Inutile dire che il poveretto lanciò un grido d'orrore quando lo vide.
