Non avrei mai pensato di poter arrivare fin qui, tra un battito degli occhi ed uno del cuore ormai assopito e completamente, totalmente rapito da qualcuno che ha stravolto il mio mondo per farmi entrare nel suo.
Non posso guardare oltre a tutto questo, non voglio svegliarmi ancora una volta senza riuscire a vedere con chiarezza gli altri. Tremendamente puro e complicato, un amore a senso unico che gira sempre nella direzione sbagliata... ma di una cosa sono certa, ed è che anche la storia più improbabile, prima o poi, riuscirà a diventare una favola, fosse davvero questa l'ultima affermazione a cui potermi aggrappare per sentirmi leggera soltanto un minuto.
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Quella notte i miei pensieri iniziarono a convergersi in un unico punto fisso del soffitto della mia camera da letto, il rosa ormai predominava ogni centimetro di quel piccolo spazio, la luce fioca proveniente dalla lampada del mio comodino illuminava una foto bene precisa di una persona in particolare.
Adrien Agreste non era solo un mio compagno di scuola, ma anche la mia crush da ormai quattro, cinque oppure sei mesi... ho perso il conto del tempo ormai, ma non riuscendo a parlargli non ho mai avuto una concreta possibilità di presentarmi, c'era sempre un grande groppo nella gola che mi impediva di dire qualcosa di senso compiuto, portandomi a fare soltanto sbagli.
"Forse se rimanessi in silenzio riuscirei a combinarne una giusta... oppure continuerei ad errare ovunque" mi chiesi titubante sul da farsi, sinceramente non lo sapevo più nemmeno io.
Tutto questo attanagliava la mia mente mentre mia madre, con una semplice occhiata verso il soppalco, sul quale passavo le notti, mi augurava una buonanotte e spegneva la luce con tanto di sorriso e bacio sulla fronte. Certe volte mi faceva sentire ancora una bambina nonostante avessi appena compiuto sedici anni, ad oggi invece la ringrazio per avermi impedito di diventare come tutte le altre. Fu verso le 23:00 che , tra un contrasto e l'altro riuscii prendere sonno chiudendo stancamente gli occhi.
Mentre ero intenta a rigirarmi tra le coperte una lieve luce ed una vibrazione attirarono la mia attenzione mostrando, davanti ai miei occhi, la notifica appena arrivata.
Instagram:
"Adrien Agreste ha chiesto di seguirti"
Ci misi almeno venti minuti buoni prima di recepire appieno il contenuto del messaggio, ma alla fine l'unica cosa che riuscii a fare fu sorridere e schiacciare più volte - per essere sicura - il tasto "accetta",
forse non era proprio una brutta giornata dopotutto. Cominciai però, poco dopo a pormi migliaia di domande a cui ancora non avevo trovato una risposta... ma in fin dei conti non mi importava così tanto farlo, l'unica cosa che riuscì a fare fu spegnere tutto per evitare di rovinarmi la serata con qualche brutta notizia o avviso. Misi il telefono in carica e lo appoggiai sulla piccola mensola sopra il mio letto, cadendo finalmente in un sonno profondo.
Se ad oggi dovessi raccontare un momento in particolare della mia adolescenza, sicuramente punterei su quel breve attimo che ha scatenato l'inizio della mia intera avventura all'interno dei sentimenti umani, perchè provare un qualcosa di così bello per qualcun altro è un dono prezioso che bisogna custodire. Sfortunatamente non sempre si riesce a trattenere quella piccola parte infantile che - in fin dei conti- appartiene al tuo carattere e lo rende davvero unico, per questo a volte può bastare una fotografia, una scritta, la prova che -qualsiasi sarà il finale- ci sarà sempre posto nel mondo per vivere una storia vera e soprattutto piena di quella magia che ci abbandona nel tempo.
[♡]
Il mattino seguente, dopo essermi alzata, realizzai subito di essere nuovamente in ritardo per la scuola
«Grande Marinette, complimenti» mi schiaffeggiai mentalmente annotandomi poi di creare almeno altre quattro sveglie sul cellulare.
Mentre ero intenta -non so nemmeno perché- a lavarmi i denti nel mentre che provavo a mangiare qualcosa, sentii mia madre urlare dal piano di sotto qualcosa di vagamente sommesso, forse un «Muoviti prima di ricevere un ennesimo richiamo» oppure qualcosa come «Ti conviene velocizzarti prima che i tuoi compagni arrivino al diploma» ormai ci avevo fatto l'abitudine, una sorta di routine.
Il più velocemente possibile mi misi le scarpe, mi pettinai i capelli, presi lo zaino ed iniziai a correre verso scuola, facendo poca attenzione alle macchine intente a passare in mezzo alla strada, come mio solito.
Una volta arrivata in classe provai, inutilmente, ad arrivare al mio posto in completa tranquillità. Nemmeno a farlo apposta non solo ricevetti un altro richiamo, come se non fossi stata abbastanza fortunata, andando dal preside, tra sette miliardi di persone esistenti al mondo, il destino volle che incontrassi proprio colui con il quale non avevo mai scambiato nemmeno un respiro, l'ultima persona che avrei voluto incontrare proprio in quel momento, tutto ciò che feci fu superarlo per poi guardarlo con la coda dell'occhio, sperando che infondo una piccola parte di lui potesse ricordarsi di me, nonostante tutto ciò che conoscesse fosse il nome su un social.
Se non ricordo male la giornata passò molto velocemente, dopo la visita dal direttore, Rose, la mia compagna di banco, non osò rivolgermi la parola fino alla fine della lezione, per poi ammollarmi l'ennesima predica sul fatto che "Non sei più una bambina Marinette, penso sia arrivato il momento che tu prenda i tuoi doveri più seriamente" e tutte quelle cose lì. Davvero io le volevo bene, ma le cose che meglio le riusciva sicuramente erano i rimproveri stile "mia madre".
Dolce, gentile e spiritosa,
un'innamorata dell'amore, estremamente ostinata quando però si tratta delle regole, è fatta così, certo, ma è una persona davvero incredibile, questo devo ammetterlo.
Proprio per questo sono certa che diventerà una donna con le armi giuste da grande.
Una volta che fu suonata anche la campanella dell'ultima ora presi il mio zaino, misi al suo interno tutti i libri-lasciando per ultimo quello di matematica- e mi precipitai subito fuori dalla classe,
ma nel mentre mi ritrovai subito a terra e tutto ciò che riuscii a fare fu mettermi una mano sulla testa- un po' dolorante per la botta presa- e volgere lo sguardo su una mano tesa in direzione della mia .
Il caso volle che quello scontro fosse un inizio...
...luminoso come una pagina bianca, delicato come il vento in primavera e sincero come una melodia.
Halo, ho deciso di tornare con questa nuova storia che spero di continuare presto e di cui spero vivamente continuerete a seguire gli aggiornamenti in futuro. Grazie per essere arrivati fin qui, ci leggiamo ad un prossimo capitolo.
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FanfictionDi una cosa sono certa, ed è che anche la storia più improbabile, prima o poi, riuscirà a diventare una favola, fosse davvero questa l'ultima affermazione a cui potermi aggrappare per sentirmi leggera soltanto un minuto.
