Molte persone sono felici di iniziare la scuola: sì rincontrano gli amici, i primi amori, classi nuove, insegnanti nuovi, molte persone.... tranne me. Emily Jones, 15 anni, studentessa del 2°anno al liceo scientifico di una delle città più importanti e famose del mondo: New York. Quella mattina mi alzai alle 7:40 a.m, come al solito ero in ritardo, già al primo giorno di scuola; mi alzai in fretta e furia, presi l'intimo e mi fiondai sotto la doccia, cercando di tranquillizzarmi e prepararmi psicologicamente all'incontro che forse sarebbe stato il più brutto di tutti i miei anni di scuola: Micheal Norris, il bullo e il più popolare della scuola, non è difficile riconoscerlo, lo si nota immediatamente quando è circondato da tutte le cagne di questo maledetto liceo, Norris, quel nome mi fa gelare il sangue nelle vene. Dopo le mie riflessioni sotto la doccia, decisi di vestirmi: indossai un paio di jeans neri skinny con degli strappi sulle ginocchia, una maglietta a maniche corte con il logo della Adidas, rigorosamente nera e degli stivali della Dr.Martins anche quelli neri; il mio stile è molto emo, ma sono a mio agio così. Dopo essermi vestita passai ai capelli, che decisi di lasciare sciolti, con un ciuffo che mi copriva un occhio, mi truccai con della matita nera, correttore e mascara, presi il mio zaino dell' Eastpak nero e corsi giù per le scale, ma mia mamma mi fermó, ecco, ci mancava solo lei << tesoro, non fai colazione?>> Mi disse guardandomi come se non mangiassi da 3 anni, << no mamma, sono in ritardo, e se non nuovo questo culetto che mi hai donato, lo perderò>> gli dissi sarcasticamente dirigendomi verso la porta d'uscita <<va bene tesoro, fai la brava, mi raccomando>> <<sì mamma>> le risposi un po' scocciata ed uscii di casa, correndo verso la fermata. Arrivata alla fermata, notai che l'autobus era in ritardo, così tirai un sospiro di sollievo, ma purtroppo quella sensazione di sollievo che provai, durò poco; vidi da lontano avvicinarsi Micheal Norris con i suoi amici, Jhonny Lorens e Francis Ruborn; cercai di calmarmi fra me e me, ma fu tutto inutile <<Hey ragazzi!, C'è la nostra amichetta, ciao Jones>> esclamò in modo falsamente amichevole, io lo ignorai e non gli risposi <<dai Jones, non ti hanno insegnato l'educazione? Si salutano gli amici>> mi disse mettendosi accanto a me con il suo fare da superiore <<non sei un mio amico Norris, e mi pare inutile sprecare il mio tempo e il mio ossigeno per un puttaniere bastardo come te>> risposi fredda guardando il mio cellulare <<WOOOW! A quanto pare sei cambiata Jones, ripetilo guardandomi negli occhi se ne hai il coraggio>> mi disse poggiando una mano sul muro dietro di me, bloccandomi da qualsiasi via d'uscita << cosa c'è Norris, sei sordo per caso?>> gli dissi sempre guardando il mio cellulare, ad un certo punto ritrovai il mio cellulare sfracellato al suolo e una sua mano attorno al mio collo, che mi obbligava a guardarlo e che mi impediva di respirare, cercai di liberarmi da quella forte presa, ma fu tutto inutile <<Senti, ti conviene non farmi incazzare Jones, ho detto di guardarmi negli occhi>> disse avvicinando il muso alla mia faccia <<Che c'è Jones? Non respiri?>> Disse notando il mio respiro affaticato e i miei tentativi di liberarmi; <<MICHEAL!>> sentii una voce a me estranea arrivare alla mia sinistra << lasciala andare, ora>> disse con tono freddo e sicuro di sé <<okok amico, ci stavamo solo divertendo>> e mi lasciò cadere per terra, mi sentii subito libera e tra un colpo di tosse e l'altro ripresi piano a respirare con regolarità. Norris e i suoi amici se ne andarono subito dopo con la loro camminata da fighi, che a me faceva solo vomitare, mi appoggia con la testa al muro cercando di riprendere fiato, mentre il ragazzo che mi aiutó, si avvicinava a me <<stai bene?>> Disse abbassandosi alla mia altezza davanti a me <<sì, credo di sì>> risposi con un po' di fatica <<grazie per ciò che hai fatto>> <<tranquilla, lo conosco bene mio cugino e lo odio quando fa così>> alla parola "cugino" per poco non mi veniva un infarto <<C-COSA?! S-SIE-TE C-CUGI-NI?!>> dissi con stupore <<Già, purtroppo, non sono felice neanche io>> disse con una faccia disgustata. Dopo qualche minuto mi rialzai da terra, pulendomi i jeans e prendendo il telefono da terra <<NO!CAZZO!>> Imprecisi notando che era ormai distrutto <<ah, il tuo telefono, mi dispiace tanto, se vuoi possiamo portarlo da mio padre, potrebbe riparartelo gratuitamente>> disse guardando il cellulare tra le mie mani <<grazie davvero>> gli dissi senza aver neanche alzato una volta gli occhi verso il suo viso, <<hey, ma ti ha ferito la guancia>> disse preoccupato <<oh, tranquillo non è niente, è solo un graffio>> gli dissi senza guardarlo <<no, fammi vedere>> disse prendendomi il viso tra pollice e indice, alzandomi delicatamente il mento, in quel momento notai quanto era bello: aveva due bellissimi occhi verde chiaro, i capelli color nocciola, con un ciuffo che sfidava qualsiasi forza di gravità, ma era bellissimo, un naso perfettamente dritto e due labbra carnose che potevano fare impazzire chiunque <<hmm...non mi sembra proprio un semplice graffio, se vieni a casa mia posso medicarti la ferita, te la senti?>> Mi disse guardandomi negli occhi, era impossibile rifiutare << o-ok>> gli dissi un po' intimidita << va bene, allora vieni>> mi disse indicando con la testa la direzione verso casa sua. Ci incamminammo per circa 10 minuti verso casa sua e arrivammo davanti ad una villa a tre piani, con un giardino bellissimo, una piscina ed un campo da tennis <<questa è casa tua?>> Gli dissi a bocca aperta, <<già...>> disse un po' imbarazzato <<perché sei imbarazzato? Hai una casa bellissima>> gli dissi senza guardarlo negli occhi, per evitare di fare vedere il mio rossore sulle guance <<non sono un tipo che vuole dare nell'occhio e non mi piace vantarmi di quanti soldi io abbia>>disse guardandomi <<forza, entriamo>> disse aprendo il cancello della villa e dirigendosi verso la porta d'entrata; <<vieni, da questa parte>> mi dice portandomi in cucina, ha una cucina bellissima e luminosa <<siediti, io prendo del disinfettante e un cerotto, poi, se vorrai, ti accompagnerò a scuola, ormai l'autobus è passato>> dice prendendo il disinfettante e un cerotto da un mobiletto accanto al frigo <<sì, va bene>> dissi guardando il tavolo della cucina; si sedette di fronte a me, mettendo sul tavolo l'occorrente <<ok, guardami>> disse prendendo il cotone imbevuto di disinfettante, io alzai lentamente la testa, guardandolo, era ancora più bello nelle vesti da infermiere, mi scostò il ciuffo che mi cadeva davanti ad un occhio e tamponó il cotone sulla ferita <<ahi!>> Esclamai per il dolore provocato dal disinfettante <<scusami, ti ho fatto tanto male?>> Disse guardandomi negli occhi preoccupato <<n-no, no t-tranquillo>> dissi abbassando lo sguardo, mi mise il cerotto e si alzò dallo sgabello per venire verso di me <<Hey, c'è qualcosa che non va?>> Mi disse abbassandosi alla mia altezza e posandomi una mano sulla spalla <<n-no è solo che....non ce la faccio più ad andare avanti così con Norris>> dissi rattristata <<stai tranquilla, parlerò con mio zio e ti darò una mano ok?>> Disse guardandomi, ma io non ricambiai lo sguardo, mi prese il mento tra pollice e indice e mi giró delicatamente la testa in modo che io potessi guardarlo negli occhi <<Hey, andrà tutto bene>> io annuí e gli feci un mezzo sorriso, ringraziandolo <<ok, ora andiamo a scuola prima che si faccia davvero tardi>> erano le 8:35 a.m e le lezioni sarebbero cominciate alle 9:00 a.m <<ehm...prima di andare...>> Cominciai a dire <<posso sapere...una cosa?>> Continuai leggermente imbarazzata <<certo, dimmi pure>> mi disse in modo rilassato e solare <<chi sei?>> Gli chiesi trovando il coraggio di guardarlo negli occhi <<Ah, giusto, hai ragione non ci siamo presentati, mi chiamo Alex Norris, 17 anni, e frequento il 2° anno del liceo scientifico di New York, e tu?>> Non ci potevo credere, anche lui frequenta il 2°anno, allora probabilmente saremmo in casse insieme, anche se mi sembra strano, visto che ha 17 anni, ma probabilmente è stato bocciato <<io, ehmm... mi chiamo Emily Jones, ho 15 anni e frequento il 2° anno al tuo stesso liceo>> << davvero? Allora forse saremmo in classe insieme, avrò una compagnia vicino a cui sedermi>> disse sorridendomi << ma...come fai ad essere del secondo anno se hai 17 anni?>> Gli dissi mentre ci incamminavamo verso il suo veicolo << ecco... Ho cambiato due scuole in due anni e così sono stato costretto a ripetere il 2° anno>> disse spiegandomi la situazione <<ok, andremo a scuola in moto>> dopo quelle parole per poco non mi veniva un infarto <<C-COSA? I-in m-moto?>> Dissi preoccupata <<cosa c'è ? Non ti piacciono?>> Chiese preoccupato <<Nono, mi piacciono, è solo che... Ho paura>> dissi timidamente <<tranquilla, basta che tu ti regga a me e non succederà niente, non ti farò cadere te lo prometto>> disse avvicinandosi a me <<o-ok>> dissi e mi fece salire dietro di lui, io posai delicatamente le mani sulla sua vita, a quel punto mi prese le braccia e le avvolse completamente intorno a lui <<se le appoggi soltanto rischi di cadere>> mi disse ridendo leggermente, mi passi il casco, che indossai, e accese la moto, mi strinsi a lui, facendogli capire la mia paura <<stai tranquilla, andrà tutto bene, non ti farò cadere>> disse passando la sua mano sopra la mia, dopo di che partì verso la scuola; non ci potevo credere, avevo trovato un amico e forse, mi stavo innamorando.
BINABASA MO ANG
Il ragazzo in fondo alla strada
RandomEmily Jones è una studentessa del 2°anno al liceo scientifico di New York, è il suo primo giorno di scuola e rivedere i suoi compagni di classe non le fa di certo piacere, ma non sa che la sua vita sta per cambiare totalmente...
