Introduzione*

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- Il mondo... è finito... Arrenditi. -

Non riuscivo a pensare ad altro in quel momento, mentre ero in ginocchio, di fronte al mio avversario. Mi guardai intorno, osservando la mostruosità del nostro campo di battaglia e soffermandomi sui danni che aveva causato il nostro combattimento. La città era in rovina: le case, i palazzi, gli edifici erano ormai distrutti e quelli superstiti stavano per crollare. Le strade, prima piene di vita, in quel momento erano inondate dai cadaveri degli innocenti, mentre il cielo si era tinto di fumo e fiamme; quest'ultime bruciavano anche la terra. Gettai un grido di rabbia e di frustrazione. Com'era successo? Com'era possibile che il mondo fosse finito così? Perché non ho impedito tutto questo? Mi alzai in piedi. Tremavo e barcollavo perché anch'io ero ferito. Inciampai su una pietra e caddi a terra. L'armatura dorata che indossavo, sporca di sangue e piena di ammaccature a causa dello scontro, aveva attutito di poco la caduta. Sentivo dolore da tutte le parti; persino il solo atto di respirare mi faceva male.

Mi rialzai in piedi a fatica e sollevai lo sguardo nel tentativo di guardare in faccia il mio nemico. Il mio respiro era affannoso e riuscivo a vedere a malapena.
Lui era lì.
Fluttuava in aria; su di lui bruciavano delle fiamme nere, che non consumavano il suo corpo, come fossero di sua proprietà. In mezzo alle nubi di fumo si ergevano sei ali: sei ali che brillavano di una luce oscura, come le fiamme che lo circondavano. I lunghi capelli scuri ricadevano su una armatura nera come la notte. La pelle bianca del suo volto, in forte contrasto con tutto ciò che lo circondava, non aveva nemmeno un graffio, nonostante la battaglia. Gli occhi rossi iniettati di sangue erano puntati su di me. Era compiaciuto da quella vista, come se avesse fatto cadere sul mondo una giustizia che meritava, anche se crudele.
Tuttavia avevo una missione, un obiettivo ben preciso in testa. I miei occhi brillarono di una luce verde, il mio corpo si circondò di aura dorata che fece vorticare l'aria attorno a me. Mi girai gridando:

- TROVA UN MODO. TROVA UN MODO PER IMPEDIRLO! -

Formai una palla dorata nella mia mano, fatta di aura e di energia e la scagliai verso il cielo. Questa partì alla velocità della luce attraversando lo spazio.
Il mio nemico volò davanti a me e infilzò il mio cuore con una spada.
Sputai sangue dalla bocca e annaspai. Guardai quella spada nel mio petto: sembrava fatta di oscurità, anche se in realtà era semplice acciaio. L'elsa era ornata da delle ali nere, mentre al centro si estendeva un grosso rubino.

- Questo non avresti dovuto farlo! - Disse mentre mi estraeva la spada dal petto.

- E comunque è troppo tardi. -

Prese la sua spada e si alzò in volo. Io rimasi lì impalato, a guardare la mia ferita mentre sanguinava. Le gambe mi cedettero e io caddi a terra.
Ecco... è quindi questo che si prova a morire? Pensai tra me e me.
A quel punto la vista iniziò ad annebbiarsi, ma ricordo bene che il sole in quel momento... era eclissato.

- Ora... Tocca a te. - Dissi.

Fu l'ultima cosa che feci.

Poi il buio.

Saint JerichoUnde poveștirile trăiesc. Descoperă acum