Me lo ricordo molto bene quel giorno, era l'inizio di ottobre; le foglie degli alberi avevano un colore che passava dall'oro al bronzo, dando all'ambiente esterno quel non so che di particolare.
Io ero ospite dalla famiglia Adamas già da qualche mesetto, mentre aspettavo che la mia casa fosse ricostruita per via di un brutto incendio scoppiato in estate.
La camera che occupavo aveva una grande finestra che dava sul giardino, un'enorme distesa erbosa che in quel periodo era dipinta di tre colori che si mischiavano tra di loro, come se fossero le sapienti pennellate di un pittore che rendono arte una semplice tela bianca.
Trascorrevo le giornate alla villa risolvendo enigmi ed indovinelli che gli inservienti della famiglia sentivano al mercato sul porto, oltre a leggere i libri della grande biblioteca.
Fu durante quel periodo che rinsaldai la mia amicizia di vecchia data con il figlio di Lord Arthur Adamas, Edward; questi era un giovane alto dai capelli neri corvini e dagli occhi azzurri, con una spiccata passione per i rompicapo e per le imbarcazioni di qualunque genere.
Le nostre giornate erano più o meno tutte uguali, questo finché, nel pomeriggio del 6 ottobre 1720 non arrivarono due lettere alla magione degli Adamas, una indirizzata ad Edward mentre l'altra a me, così, quella sera, ci mettemmo in viaggio verso la magione sulla collina, casa che per certi versi ci aveva ammaliato con la sua riservata misteriosità e bellezza, rinchiusa tra le mura di un meraviglioso giardino.
Era una fredda notte autunnale, avevamo da poco lasciato il giardino della magione, con la luna alle spalle; il sentiero non era illuminato se non per i raggi lunari che filtravano dagli alberi, sguarniti di foglie in molti punti della chioma colorata.
Il vento che soffiava da est era molto debole, ma ugualmente forte da scuotere le fronde e far cadere le foglie secche.
La via che ci separava dalla villa, Bloomingdale Road, era piena di dossi che facevano sobbalzare in continuazione la carrozza. Più ci addentravamo nella campagna, più la foresta intorno alla strada si infittiva, facendo aumentare l'alone di mistero che circondava la zona.
Durante il viaggio, gli interminabili silenzi tra me ed Edward si alternavano a enigmi che proponevamo l'uno all'latro, così da ingannare il tempo.
Qualche ora dopo aver lasciato Bloomingdale Road, la carrozza si immise in una viuzza stretta tra due fila di alberi altissimi, che impedivano alla luce lunare di filtrare, infatti, l'unica fonte luminosa che c'era era quella delle lanterne del cocchiere.
Dopo una decina di metri, in lontananza, si riuscì a vedere un piccolo punto luminoso, segno che stavamo per arrivare a destinazione.
Mentre avanzavamo, quel puntino diventava sempre più grande e, con il progressivo avvicinamento alla magione, la carrozza rallentava, finché, quando non superò il cancello non arrivò a passo d'uomo, lasciandoci però godere delle meraviglie dell'immenso giardino, illuminato da centinaia di candele che ne ricalcavano i complessi sentieri.
Quando arrivammo davanti alla fontana la carrozza si fermò del tutto e il cocchiere ci aprì lo sportello.
Appena mettemmo i piedi per terra e alzammo lo sguardo il maniero si presentò in tutto il suo splendore; un'imponente struttura su quattro piani simile alle grandi ville di campagna inglesi, le balconate dell'ala est erano ricoperte completamente di verde, mentre sulla facciata e sulle colonne in pietra del portico si estendevano delle piante rampicanti che con la luce delle candele apparivano tinte di un rosso bruno molto intenso.
«Finalmente siamo arrivati, non ce la facevo più a stare seduto.» disse Edward stiracchiandosi. Non era il tipo di persona che amava rimanere ferma per troppo tempo, neanche quando leggeva.
BẠN ĐANG ĐỌC
Viaggio verso l'ignoto (o quasi)
Phiêu lưuUn'avventura narrata attraverso gli occhi di un semplice signorotto del modesto insediamento della New York del 1720, che da una vita tranquilla immerso nei colori dell'autunno si ritroverà ad indossare le vestigia di un grande esploratore alla risc...
