E' il 22 giugno e ho deciso di bere poco stasera. Resto con gli amici un paio d'ore poi decido di tornare a casa. Salgo in macchina, percorro un chilometro e trecento metri, mi ferma la Polizia. "Deve soffiare forte qui dentro", dice il poliziotto. Io soffio nella cannuccia del test alcolemico e il risultato sono sei mesi senza patente. Così succede che perdo il lavoro e bevo ancora di più. Quando esagero col bere vedo ovunque ragazze bellissime, le abbordo e faccio di tutto per conquistarle. Il mattino dopo non mi interessano più. Questo è un dettaglio, la verità è che ho una vita da sistemare. Vado verso i quaranta e sono al verde, non ho nemmeno i soldi per l'affitto. Nel frattempo viene pubblicato il mio primo e unico libro. Non lo legge nessuno. Durante l'ennesima serata alcolica in centro, conosco Beatrice. Mi colpiscono soprattutto i suoi occhi nocciola. È la prima volta che le parlo, anche se l'ho già vista in giro. Le snocciolo il curriculum vitae ma capisco che emerge solo il mio grave stato di ubriachezza. Allora le dico che ho scritto un libro, con la tipica enfasi sommessa di chi ha compiuto un'impresa alla sua portata.
Non so se concedergli altri dieci secondi o andarmene. Ho capito, da come biascica le parole, che ha bevuto parecchio. Quando inizia a dirmi che ha scritto un libro, si accende la mia attenzione. Lo spiega con gli occhi che brillano come se nel libro che ha scritto ci fosse molto più del significato delle parole. Forse una richiesta di aiuto. Comunque un libro non è poco. Inizio a pensare che posso stare ad ascoltarlo. Mi piace la sua voce. A fine serata mi chiede di non andare via, di rimanere con lui per un ultimo drink. Decido di accettare e andiamo a casa mia.
La mamma che entra in casa è il mio momento magico. Io scodinzolo, faccio la mia solita festa e mi prendo la mia bella dose di coccole. Stasera però non entra da sola. Quando lo vedo, lo scrittore, non è che proprio mi faccia impazzire. La mamma l'ha conosciuto che lui era senza patente e puzzava di alcool. Lei dice che lui le piaceva quasi da subito ma che ha iniziato a interessargli quando ha detto che ha scritto un libro. Secondo me, lui l'ha detto per fare colpo. Si sa che la mamma ha un debole per gli artisti ma non è mica una che si porta a casa chiunque. Sono quattro anni che è la mia mamma e un anno circa che siamo sole. Abitiamo da poco in una nuova casa. Il primo papà non c'è più e ce ne siamo fatte una ragione. Ci sono stati un paio di brevi nuovi papà ma nessuno che le piacesse abbastanza. Io spero che non arrivi nessuno. La mamma è bella, dolce, affettuosa. Lo scrittore invece prima mi chiama col nome sbagliato, poi mi dà una grattatina distratta, infine mi ignora. Va bene, ho capito. Mi metto a nanna nella mia cuccia rossa a sognare prati verdi con tante piantine da annusare.
"Ti ricordi di Gilda?", mi chiede Beatrice mentre un batuffolo di peli mi lecca la faccia. Una yorkshire terrier di tre kilogrammi per la precisione. Ieri notte ero ubriaco, non le ho prestato attenzione. Stamattina la guardo e penso che è simpatica, piccola e del tutto inoffensiva. Gilda, scusa se ti ho ignorato ma, capiscimi, poteva essere la prima e ultima volta che ti vedevo e non ho molto interesse per gli animali domestici. Non è che io sia privo di sensibilità, è proprio che non mi frega nulla dei cani e dei gatti. Non sono uno di quelli che pensa si possa voler bene a una bestiola più che a un essere umano. Un cane, per dire, resta un cane anche se gli vuoi bene. Un essere umano, purtroppo, resta un essere umano anche se lo odi. Banale verità. Dopo aver fatto colazione, chiedo a Beatrice se posso restare. Le dico che andrò al canile municipale a svolgere un lavoro socialmente utile per ridurre i tempi di sospensione della patente. Mi lascia le chiavi di casa sul tavolo ed esce per andare a lavorare.
Arrivo in negozio e ho in testa Marco. Faccio l'estetista in centro. Non è il lavoro che sognavo da bambina ma è meglio che restare senza corrente elettrica e senza cibo. Amo l'arte e le ho dedicato la mia adolescenza. Ma c'erano altri piani per me e così sono finita qui. Tra una ceretta e l'altra rivivo il film dell'incontro con Marco, della serata passata insieme e di stamattina con Gilda che gli lecca la faccia e lui che le fa il verso. Mi ha chiesto se poteva restare come se fosse stata Gilda a chiederlo. Subdolo rubacuori. E' deciso, lo scrittore senza patente resta. Non intendo pensare troppo. Non stavolta. Io e Gilda stabiliamo chi rimane e chi va via. Almeno in questa casa. La nostra casetta. Riempita di cose e ancora un po' vuota. Piccola ma perfetta per noi due. È Gilda che mi ha visto piangere e disperarmi. Mortificarmi e risorgere. Con lei provo a ricominciare. A crederci almeno. La forza di un cane è che ti restituisce affetto e niente più. Non ti aiuta nel pagare le bollette o nel decidere che lavoro fare. Non ti telefona per chiederti se hai bisogno di soldi o per chiederti se può usare la macchina. Non ti sussurra parole d'amore né ti aiuta a fare la valigia. È solo un cane. Un meraviglioso cane a cui donare tutto l'amore che si ha dentro. Perché lei, Gilda, ti restituirà tutto questo amore ogni volta senza mai lamentarsi. Mi viene da sorridere al pensiero che uno come Marco vada a fare volontariato al canile.
"In galera non si sta così male", mi fa Ragù mentre entriamo in canile. Ragù è un ragazzo tunisino in carcere qui in Italia per problemi di droga. Ma in Tunisia ha accoltellato un uomo potente, è scappato e teme che lui possa scovarlo e farlo ammazzare. Così preferisce stare in prigione. Ogni giorno lo portano al canile insieme ad altri detenuti e qui può passare alcune ore in libertà vigilata a fare lavori socialmente utili insieme a me. Lo chiamano Ragù ma si chiama Raouf. Dopo che gli ho raccontato di Beatrice, mi spiega che oggi al canile si taglia l'erba. Il mio compito è raccogliere le cacche dei cani prima che lui tagli l'erba. Mi sembra un buon inizio. Al canile municipale ci sono quasi 200 cani. Circa un terzo sono in isolamento o sotto cure mediche in una struttura laterale inaccessibile da personale non autorizzato. Il resto sono suddivisi in celle da uno o due cani, dipende dalla taglia, dalla pericolosità e dal carattere. Le celle sono raggruppate in blocchi da quattro. Ogni blocco ha un giardino esterno in cui i cani passeggiano, socializzano, interagiscono e soddisfano i bisogni corporali. Io raccolgo questi ultimi con una paletta attaccata a un palo di legno, metto gli escrementi in un sacchetto che poi butto in un bidone. Mentre mi occupo delle defecazioni canine, devo svuotare il sacchetto di raccolta dell'erba del tosaerba e portarlo nell'apposito bidone. Quando i bidoni sono pieni, li sistemo nel camioncino del canile. Capisco l'importanza fondamentale del togliere le cacche prima che passi il tosaerba nel momento in cui stacco il sacchetto di raccolta dell'erba e l'odore è lo stesso del sacchetto della cacca. Un circolo vizioso in cui, se non raccogli bene la cacca prima dell'erba, tutto puzza di cacca e erba. In effetti quando esco dal canile e torno a casa di Beatrice, ho addosso un odore imbarazzante.
Mi prendo tante coccole dallo scrittore che puzza di cacca ed erba mentre aspettiamo che torni la mamma. Lo scrittore mi fa giocare con la pallina e fa finta che sia io a parlare. Ci divertiamo entrambi. Spero che lo scrittore non sia una fregatura. Non sembra uno che sta attraversando un bel periodo. Non lavora e questo non va bene. Va a fare volontariato al canile e questo mi piace molto. Anche se poi puzza di cacca. La mamma ha sofferto troppo e non voglio vederla piangere. La sera mi preparano la pappa. Parlano e sorridono poi ascoltano la musica e ballano. La mamma ascolta sempre la musica. Ascolta tante canzoni, sia se è triste e mi stringe forte coricata sul divano sia se è allegra e saltella tenendomi abbracciata. La mamma è felice e lo so perché balla con lo scrittore. Si tengono vicini e si muovono al ritmo della musica. Io non ne so nulla di musica ma ne so un sacco di amore. Quando mi lasciano da sola in salotto mi metto a fare il riposino. E' un'attività fondamentale nella vita di una cagnolina e occupa circa dieci ore del mio tempo ogni giorno. Pisolini, crocchette e coccole a volontà, questa è la felicità. Forse è presto per dirlo ma magari lo scrittore è il mio nuovo papà.
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Due Anni o Quasi
Short StoryLa storia di Gilda, una dolcissima cagnolina di tre kilogrammi, della sua bellissima mamma e di uno scrittore disoccupato e senza patente. La loro storia d'amore fa da contorno alla triste storia di Gilda.
