Mark Collins

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Sono le cinque del mattino. Non capisco se è tardi oppure è presto. Per molte persone è ancora notte profonda, ma io non riesco a chiudere gli occhi. Nella mia testa, sento la vocina che continua a parlare senza tacere. Forse dovrei smetterla di bere così tanto caffè, eppure è come se fosse una droga. Mi alzo lasciando sfuggire un sospiro. Guardo le luci dei lampioni fuori dalla finestra ed eccola, proprio lì, che mi tiene compagnia, la torre Eiffel. Da piccolo l'ho sempre ammirata, ho sempre amato Parigi e tutte le atmosfere e sensazioni che questa città ti regala. In fondo sono un irresistibile romantico, anche se l'apparenza può ingannare. Sposto lo sguardo sul computer, è ancora acceso che mi supplica di riposare, come la mia testa. Decido di accontentarlo, lavorerò più tardi, tanto per ora non ho idee. Mi lascio cadere sulla poltroncina davanti alla finestra, con la mia biro preferita a rigirarmela fra le dita. Avete presente quando dicono che uno scrittore non dorme mai? Ecco, sappiate che è vero. Sono qui presente a dimostrare che quando si perde la mano, si perde anche il sonno. I miei ultimi libri sono stati ammirati da praticamente tutta la popolazione europea, ma non mi hanno mai soddisfatto, mancava sempre qualcosa. Raccontare di storie inventate, di un amore finto che non ho provato sulla mia pelle, non mi dà quella gioia. Ma allo stesso tempo, non sono capace di scrivere di me stesso. A chi importerebbe? Quale sarebbe lo scopo finale? Sarebbe tutto inutile, non lascerei nulla nel cuore dei lettori, tanto vale dare solo illusioni come il felice e contenti.

Sono ancora sulla mia poltrona, ma la luce dell'alba ha fatto in modo di svegliarmi. Con gli occhi socchiusi, guardo verso la sveglia; sono le 7 del mattino di un martedì mattina come tutti gli altri. Decido di alzarmi, anche se sono in grande anticipo. Vado verso la cassettiera, prendo i primi vestiti e primi boxer che trovo e mi dirigo verso il bagno. Guardandomi allo specchio, noto con piacere molto ironico, che le occhiaie si sono accentuate ancora di più.

"Per avere solo ventisette anni, Marco, sembri davvero vecchio." dico ad alta voce. Peccato che non ci sia nessuno ad ascoltarmi, dato che abito da solo. Ormai ci ho fatto l'abitudine a parlare fra me e me.

I capelli biondi mi arrivano fin dopo le spalle, perciò prendo l'elastico portato al polso e li raccolgo in una folta coda di cavallo. La barba continuo a non farmela, ma non penso mi stia così male. Mi spoglio dal pigiama e continuo a guardarmi; "almeno il fisico è discreto."Non ho gli addominali come la maggior parte dei maschi esistenti sulla terra. Ho un po' di pancetta forse, ma non posso lamentarmi. Mi piace e finché non dà fastidio a nessuno, va bene così. Ho sempre voluto un tatuaggio per abbellire questo corpo, ma mi sono sempre tirato indietro. Non ho nulla di davvero importante da tatuarmi. "Ciao, sono Marco Collins, ho ventisette anni, ho scritto due libri che sono diventati alquanto famosi, ma sembra che io non stia vivendo completamente la mia vita." la mia voce risuona nella stanza. Sospiro alzando gli occhi al cielo, finché non decido di farmi una doccia calda.

E 'bellissimo uscire la mattina presto per i viali di Parigi. Così grandi, così pieni di gente. La metro è un continuo via andare di persone che non si guardano negli occhi, ognuno con la propria vita. Le città tutte incasinate, piene di persone che sono esauste oppure turisti che vengono a vedere una delle città più belle del mondo. Prendo la mia metro, è una delle più affollate. Malgrado io comunque abbia guadagnato negli anni, non ho mai voluto prendere una macchina. Mi piace girare, anche da solo, con le cuffiette nelle orecchie ad ascoltare canzoni di tutti i tipi; da quelle più tristi a quelle più divertenti. Oltre ad essere uno scrittore, lavoro in una libreria molto famosa; la Shakespeare & Company. Se siete amanti dei libri o comunque siete passati da queste parti, sono sicuro che ne abbiate sentito parlare almeno una volta. Ci lavoro da circa due anni, da quando sono arrivato qui ed è lì che ho conosciuto la mia migliore amica: Evelyne Lefevre. Alta, capelli neri lunghi e degli occhiali tondi che ricordano Harry Potter. Oltre a questo, è una terribile maldestra, ma è buona e gentile. Ho la sensazione che abbia sempre avuto una piccola cotta nei miei confronti, ma non me l'ha mai rivelato. In ogni caso, penso di non essere il tipo per lei.

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