Capitolo Uno, dove piove a dirotto e un ragazzo pensa, dopo trova un libro

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Il sordo scrosciare della pioggia riempiva le orecchie di Nathan, come un leggero sottofondo in tono con il suo stato d'animo. Avvolto nell'impermeabile e a testa china, il giovane uomo avanzava lungo la solitaria strada di campagna, unico segno della civiltà umana nei dintorni. Dietro di lui le luci del paesello brillavano, luci fatue offuscate dalla pioggia e dal manto della sera. Il villaggio era un luogo accogliente e sicuro, i suoi abitanti non avevano altro posto che quello, ma lo condividevano volentieri con i forestieri, come Nathan e sua sorella avevano scoperto una volta trasferitisi. Tuttavia non erano il calore umano e l'affetto i desideri del suo cuore in quel momento. Voleva solo stare solo, solo con sé stesso e il suo spirito affranto. Il funerale di sua sorella era terminato da qualche ora, eppure a lui sembravano anni quelli passati senza Rachele. Sapeva che sarebbe morta, i dottori erano stati franchi, ma non avrebbe mai pensato che lei avrebbe voluto trascorrere il suo ultimo anno di vita nel luogo natio, e portandolo con lei. Nathan non sapeva niente di Warmville, Rachele lo conosceva palmo a palmo, e lo aveva istruito su ogni cosa, compreso il suo posto segreto, ora loro, a detta sua. Ed era lì che stava andando, spinto dall'istinto. Mentre camminava, un passo dopo l'altro, ripensò al primo giorno in cui lo aveva portato in quel luogo...

Un sole cocente gli bruciava la nuca, e stille di sudore gli colavano dalla fronte, incorniciata dai folti capelli castani. Nonostante avesse addosso soltanto i pantaloncini e una maglietta, il caldo torrido era tremendo, nell'aria ferma della foresta. In quella zona gli alberi erano abbastanza radi da far passare i raggi di luce, ma abbastanza fitti da non permettere a una singola bava di vento di spirare.<ehi RACHE!! Quanto ci vuole ancora per raggiungere questo tuo nascondiglio? Qeusta foresta é una sauna gratuita!>. <eddai frignone, sono più vecchia di te e ammalata, eppure ti sto davanti senza sforzo> Rachele si girò a guardarlo, sorridente. In salopette, canotta e scarpe da ginnastica sembrava ancora quella delle sue foto da sedicenne; l'unico segno della malattia erano le guance, leggermente incavate.<avrò anche un tumore, ma resto sempre la tua sorellona inarrestabile eeheh. Consolati manca poco, appena superato quel tronco caduto ci siamo>.<lo spero proprio, altrimenti schiatto dal caldo!>. I due superarono il vecchio tronco marcio, puzzolente di muffa e funghi, è sboccarono in una radura.<magnifica, non è vero?> avrebbe voluto rispondere, ma tutto ciò che uscì dalla sua gola fu un sincero Wow. L'erba verde della radura scintillava come smeraldo, margherite di un giallo dorato crescevano a chiazze, uno stagno dall'acqua limpida come cristallo che sfociava in un torrente lambiva silente con le sue sponde una grande roccia piatta e liscia, come una piattaforma. Rachele la indicò<ecco, Nathan, lì è dove mangeremo. Il pranzo dovrebbe terminato entro l'una, perciò faremo il bagno alle tre, il che significa che passeremo il resto del tempo insieme qui attorno>.<agli ordini, generale! Le suggerisco di sdraiarsi sulla roccia e rilassarsi, intanto che l'ufficiale si occupa del pranzo>.<riposo, soldato! Ho già provveduto io al nostro rancio per il picnic>.<rachele tel'ho già detto, non devi affaticarti. Me ne devo occupare io di queste faccende, come uomo di casa e come fratello premuroso!>. <sciocchezze! Non sarà un tumore appena accennato a impedirmi di prendermi cura di mio fratello! E a proposito di prendersi cura, il mio stomaco si sta lamentando perché non lo nutro, il suo no, ufficale?>.<generale sono comunque preoccupato, ma la ascolterò>.<bene così, è adesso ciancio alle bande e lavora di mascelle> e detto questo Rachele addentò il suo sandwich con insalata e prosciutto. Seguirono poi una bella insalata di patate, tonno e maionese, un po' di frutta e l'immancabile bibita gassata.<eeeeuuurrrghh!!!><sei bestiale sorellona, nemmeno i miei amici ruttavano così!>.<eddai non fare tanto il pignolo, non siamo in pubblico e ci stiamo rilassando. Anzi, visto che sei così attento ai dettagli, guarda bene la radura e vedi cosa non hai notato prima>. Così Nathan spinto dalla curiosità volse lo sguardo lungo i margini, dove erba e alberi si incontravano, finché non lo vide. Era strano come non l'avesse notato prima, quel dettaglio. Davanti a loro, leggermente a destra, uno dei rami di un albero era cresciuto protendendosi nell'aria, come una mano, che cercasse di afferrare ciò che si trovava lì sotto. E quel qualcosa era stupendo e inquietante al tempo stesso. Era un cespuglio di rose, intrecciate tra loro come rampicanti, e la cosa più singolare era che, così strette e delineate, sembravano avvolgere come bende il corpo di una ragazza, distesa a braccia aperte.<rache, com'è possibile? Sembra una mummia vegetale!>.<non ti so rispondere, Nat. Quando l'ho visto la prima volta, a otto anni, sono rimasta a fissarlo per ore. Solo quando cominciò a fare più freddo, a causa della sera, mi accorsi di quanto tempo era trascorso. Tornai subito a casa, e naturalmente la mamma mi sgridò per essere stata via così. Litigammo e così scappai dopo cena e corsi dal vecchio Hans, che tu non hai fatto in tempo a conoscere. Gli raccontai tutto, e lui mi disse che una leggenda aleggiava attorno a quello strano cespuglio di rose. Pare che siano cresciute attorno al corpo di una strega, che viveva in questi luoghi. Questa strega abitava nella foresta da secoli, forse dal medioevo, ed era conosciuta per rapire la gente e farla sparire, forse per compiacere il demonio che le aveva donato i suoi malefici poteri e l'immortalità. Tuttavia, secondo la leggenda, uno o due secoli fa, la strega conobbe due giovani, un ragazzo e una ragazza. Lei divenne la sua migliore amica, e si fidanzò con il ragazzo, ma era tutto un trucco. Il suo vero obbiettivo era infatti ottenere poteri ancora superiori, e per far questo servivano un maschio è una femmina, da sacrificare su un altare di pietra la notte in cui il patto della strega col diavolo sarebbe scaduto. Li uccise senza pietà, e ottenne i tanto desiderati poteri superiori. Tuttavia il rimorso cominciò a divorarla, finché all'alba di quella stessa notte non si suicidò per il dolore, avvolgendo attorno a lei le rose di un cespuglio della radura dove si era svolto il sacrificio. Ogni suo potere venne spezzato, e l'altare divenne una grossa roccia piatta... >.<ok Rache vinci il premio per la miglior storia creepy, ma adesso passami la bibita e basta storielle..>....

Sì, non era tempo per le storielle, e non lo era pure quel momento, eppure non riusciva a non ripensare a quella storia, mentre si recava al luogo che Rachele tanto amava. Quando vi giunse il temporale era ormai diventato un acquazzone, e ogni singolo filo d'erba, roccia o ramo era circondato da tante piccole esplosioni grigiastre, che luccicano argentee quando la luce della sua torcia le toccava. Durante il tragitto, il groppo formatosi all'interno della sua gola era diventato man mano più grosso e pesante, e in quel momento sembrava fargli esplodere il collo con la sua pressione, pesante e terribile. Non poteva più tenerselo dentro, doveva farlo uscire, uppure lo avrebbe lentamente divorato e consumato, lasciando di lui solo l'ombra di un animo triste e depresso.<aaarrrggggaaaaasshhhrrrrraaaaaassggggaarrrrrhhhhgggggghhaaah> L'urlo gli venne spontaneo, naturale, e sentì scorrere fuori da lui oltre all'aria anche tutto il dolore represso, lasciando indietro la tristezza. Cominciò a piangere, versare calde lacrime sul cespuglio di rose insensibili alle sue sofferenze, e pungenti come la perdita che aveva subito. Intanto sentiva riformarsi il groppo, ma stavolta non gli diede il tempo di diventare più grande: urlò di nuovo, stavolta dando sfogo ai più folli pensieri nascosti nella sua mente in quel momento.<tu TI SEI SUICIDATA DOPO AVER UCCISO DUE INNOCENTI ED ESSERTENE POI PENTITA!!! BEH TI DICO QUESTO: IL TUO DOLORE NON DEVE ESSERE STATO NIENTE IN CONFRONTO A QUELLO CHE STO PROVANDO IO ADESSO, TROIA!!! TU NON SAI COSA SIGNIFICA PERDERE UNA PERSONA CARA!!..uahuuuuhahhhaaauuu..ghh..hhggghh..hhhggg..ggghhhggg> e dopo essersi lasciato cadere sulle rose riprese a piangere, e piangere, finché non sentì qualcosa di strano. Sotto al suo cappuccio cadevano solo lacrime, eppure sentiva due suoni diversi: plic plic..plic..tic..plic plic plic...tic tic..
Aprì gli occhi, ancora offuscati dalle lacrime, e cerco di identificare la fonte di quello strano rumore. Spatté più volte le palpebre per far colare le lacrime rimaste, e capì così che era una delle rose che produceva quello strano suono. Senza nemmeno rendersene conto allungò la mano per toccarla, e capì che non solo era finta, ma attaccata a qualcosa. Spostò delicatamente alcuni tralci, e scoprì un libro, con una rosa in rilievo sopra. Sia la rosa che la copertina del libro, con un motivo a rilievo di tralci verdi, sembravano fatti di piante vere. Era incredibile come solo al tatto si potesse notare la differenza, comunque minima. Mentre sfiorava l'oggetto trovato, gli cadde l'occhio sul suo orologio d'argento, e vide che erano le 20.30. Aveva dato sfogo alla sua triste passione interiore per oltre un'ora, e doveva sbrigarsi a tornare se non voleva passare un'umida e gelida notte in una foresta come quella. Si infilò inconsciamente il piccolo libro nella tasca del l'impermeabile, e si diresse verso la, da quel giorno alle 10,sua casa, dimenticando ciò che aveva ritrovato e pensando solo a Rachele, è ai bei momenti che aveva passato con lei.
Non pensava all'oggettino che aveva in tasca, un oggettino che lo avrebbe cambiato per sempre.....

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