Inizio della guerra.

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Eravamo tutti al bar a giocare a carte spensierati. A un certo punto guardai il telefono e mi accorsi che erano già le otto e che dovevo tornare a casa. Così me ne andai con gli altri. A metà strada mi accorsi che avevo lasciato l'asciugamano in spiaggia così dissi agli altri di continuare ad andare e che li avrei raggiunti. Arrivata in spiaggia trovai il mio asciugamano isolato sui sassi. Lo afferrai e tornai indietro. Avevo gli occhi lucidi, mi sentivo così sola, iniziai a camminare di fretta a testa bassa. A un certo punto sentii una mano afferrarmi. Era lui. Cercai di asciugarmi gli occhi meglio che potevo e rimasi con lo sguardo basso.
-Hey.. tutto bene?-mi disse
-certo perché no- ho detto mentre cercavo di scappare via. Ma lui mi strinse ancora più forte tra le sue braccia. Giró il mio volto dal mento e mi guardò negli occhi.
-non ci credo- mi disse lui -dimmi che succede-  disse con voce autoritaria lasciandomi e dandomi una spinta addosso al muro. Da un lato c'era una macchina e dall' altro il suo braccio. Ero intrappolata:
-tanto non ti interessa- e feci per andarmene.
Lui mi tirò per il braccio facendomi girare e sbattendomi un'altra volta addosso al muro. Appoggió le sue mani sulle mie braccia e mi guardò dritto dentro gli occhi. Dopo qualche secondo di silenzio decisi di dire qualcosa.
-Tu devi dirmi cosa c'è che non va con te!-
- Io?! Ma tu non stai bene!- mi offese lui. Ci rimasi un po' male ma poi pensai che aveva ragione.
- Si, si sto male. C'è qualcosa che non va con me. Sono strana. Matta. Scema. Idiota. Credulona. Ma almeno non sono un egocentrica che usa le persone per colmare la solitudine fregandosene dei sentimenti altrui- dissi tutto d'un fiato.
-È questo che pensi di me? Sfrutto le persone in base alle mie necessità. Può anche essere. Ma questo è il modo in cui sono fatto io. E se stai con me allora lo accetti. Altrimenti ti trovi altri amici-
Io mi sono voltata per qualche secondo e poi l'ho guardato dritto negli occhi con aria di sfida.
-beh io non lo accetto- dissi con un tono basso e provocante. Sapevo cosa stavo facendo.
- Non sono talmente tanto disperata da dovermi adattare ad essere mancata di rispetto. Mi posso adattare a qualsiasi altro difetto, ma non se alla fine vengo sottomessa da te.-
Lui mi lasció. Camminó facendo un piccolo cerchio strusciandosi la mano sulla bocca. Quando era di nuovo davanti a me alzó lo sguardo ma non il viso. Aveva ancora la mano sulla bocca. Mi guardò dal basso all'alto. Il suo sguardo diceva "bene accetto la sfida" e poi se ne andò. Io cominciai a respirare di nuovo e tornai a casa. Non sapevo cosa sarebbe successo dopo. Non sapevo nemmeno perché era venuto in spiaggia ed era andato via senza nemmeno metterci piede. Ma sapevo che era appena cominciata una guerra.

Dangerous love Where stories live. Discover now