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Mi mordo il labbro in preda all'ansia, è sempre così quando sto per vederlo. Come ogni primo del mese mi trovo nel solito piccolo parco dietro al cimitero. Guardo l'orologio: 14.02. Sbuffo, è in ritardo. Okay magari sono un pochino fissata ma il primo di ogni mese è il giorno in cui mi sembra che le tre persone che hanno significato tutto per me siamo tornate nella mia vita... anche se per una motivazione alquanto triste

"MO!" Sento gridare ed un momento dopo eccolo lì. Mi alzo di scatto dalla panchina su cui ero sdraiata e mi metto a correre verso di lui, lo zaino sulle mie spalle mi sbilancia col suo peso, non so nemmeno come faccio a trasportarlo. Non calcolo bene i tempi perché non riesco a fermarmi e gli finisco a addosso con tutti i miei 50 chili. "Piano Terminator." Dice prendendomi saldamente per le spalle. Per un lungo secondo rimaniamo in silenzio a fissarci, cercando di capire se l'altro è cambiato in questo mese, ma a parte i capelli ancora più lunghi dell'ultima volta che l'ho visto non vedo cambiamenti. La cicatrice al centro della fronte è ancora al suo posto, gli occhi color miele sono caldi e dolci come sempre e le labbra sono piegate nel solito sorriso gentile che lo accompagna sempre, perfino ora. "Ryan" sussurro il suo nome come se non potessi credere che sia davvero davanti a me, il suo sorriso si fa ancora più ampio e dopo aver bisbigliato un 'vieni qui' mi stringe a se facendo aderire i nostri petti e poggiando il mento sulla mia testa che scompare in mezzo ai miei ricci.

Non so quanto tempo restiamo abbracciati, ma a un certo punto si stacca e prendendomi la mano mi chiede, come ogni volta, volendo accertarsi che io me la senta: "pronta?" Io annuisco e gli stringo più forte la mano. In silenzio usciamo dal parco e ci dirigiamo verso il cimitero.
Ci facciamo largo tra le lapidi e i fiori variopinti, dovrei sentirmi in ansia eppure come sempre è scomparsa non appena sono entrata qui. Poi eccola, spunta tra le altre, fiera, la sua lapide. Arriviamo proprio di fronte e io sfioro le incisioni con la punta delle dita, recitano:
Dexter Keller
1996-2016
Figlio devoto fratello adorato.

"Ciao fratellone" dico prima di sedermi sull'erba bagnata, fa piuttosto freddo per essere inizio settembre eppure io non mi lamento per niente, adoro il freddo, adoro la pioggia, l'umidità. Ryan si siede al mio fianco e mi sfila lo zaino dalle spalle, lo apre e ne scruta il contenuto. Infila la mano al suo interno e ne estrae "il ritratto di Dorian Gray" il suo libro preferito, e me lo porge. Io sfioro la copertina ingiallita e le pagine consumate prima di ritrovare il segno. Appoggio la testa alla spalla di Ryan ma prima di cominciare a leggere alzo lo sguardo scrutando  un preciso albero in lontananza.

Sorrido, eccolo, come ogni primo di ogni mese l'ombra se ne sta nascosta dietro l'albero a scrutarci, vorrei alzare la mano e salutarlo ma se Ryan lo vedesse sarebbe la fine, anzi, se lui capisse che so che viene qui probabilmente non tornerebbe più per rispetto, così mi affretto a riportare lo sguardo sulla pagina.
Ciao Shane.
Penso prima di cominciare a leggere.

"Allora? Cosa mi racconti come vanno le cose a casa?" Mi chiede poggiando il mento sulle mani strette in due pugni. Rigiro la cannuccia nel bicchiere.
"solito" rispondo intingendo l'ennesima patatina nel mio milk-shake al cioccolato. Parlare di casa non è il mio argomento preferito diciamo. "Sei tu che devi raccontare, come fanno le cose a Boston?"
"Bene, vanno bene, ho conosciuto una ragazza"  "solito" ripeto ridendo. Ryan ha la particolarità di innamorarsi circa ogni settimana e ogni volta sembra essere vero amore poi dopo qualche giorno perde interesse e si innamora a prima vista di qualcun'altra. "Ehi" risponde offeso. "Scusa scusa. E chi sarebbe la ragazza della settimana?" Lui mi guarda malissimo ma si vede lontano un miglio che trattiene un sorriso. "Amanda."
"Bel nome..."
sospira con fare teatrale
"è poesia" ribatte con gli occhi a cuoricino con lo sguardo imbambolato.
Alzo gli occhi al cielo e gli lancio una patatina, che sfortunatamente prende al volo e si infila in bocca.

"E tu? Qualche ragazzo? Qualcuno che devo far fuori?" A quelle parole ho un lieve sussulto. Ma lui lo nota. Non so come faccia a conoscermi così bene. Lo conosco da tutta la vita e si, eravamo amici, eppure da tre anni a questa parte abbiamo iniziato a vivere praticamente in simbiosi. Non si scusa come farebbe chiunque altro, perché sa che odio non riuscire a comportarmi normalmente però so che l'ha capito. "No, nessuno da far fuori per il momento." Ho avuto qualche storiella estiva ma niente di serio. Non sono vergine, in questo posto nessuno lo è dopo i quindici anni, per lo meno io ho aspettato i diciassette, anche se non ho mai avuto un ragazzo. "Beh dimmelo se hai bisogno che spaventi qualcuno. Solo perché studio medicina non significa che abbia dimenticato come si tira un pugno"
"se avrò bisogno di un sicario, sarai il primo che chiamerò."
Non so nemmeno io come riesca a parlare di omicidi e morte con questa naturalezza, probabilmente è perché fin da piccola sento esecuzioni nella via accanto alla mia e perché non mi sconvolgerei più di tanto se trovassi un ragazzino morto di overdose in un cassonetto. Dio non vedo l'ora di andarmene da qua.

"Quindi sarai all'ultimo anno ora..."
"non finire quella frase" sibilo. Non resta così tanto sorpreso del mio tono minaccioso perché sa benissimo che ho capito dove vuole andare a parare e no, non torturerò Shane per lui. "Hai ragione Mo, ma..."
"niente ma" su questo punto sono irremovibile.
Mo... solo qualche persona al mondo mi chiama così.
Non farò sentire in colpa il signor Parker solo perché Ryan vuole che il figlio soffra, e io so per certo che Shane ha già abbastanza sensi di colpa anche senza che Ryan metta il dito nella piaga. Io non odio Shane, odio quello che ha fatto, ma non odio lui, ci ho provato, tanto, ma non ci riesco.

Sbuffo un riccio che mi era ricaduto sugli occhi. Odio i miei capelli, sono indomabili, un ammasso di ricci scurissimi che mi arrivano alla vita. Li lego in una coda alta prima di allacciarmi il grembiule sulla schiena. "Morgan!" Esclama una voce alle mie spalle. "June! Sei tornata!" La mia migliore amica finalmente è qui, una delle poche persone che mi rende sopportabile questo posto. "Si sta mattina, Will voleva che stessi fino all'inizio della scuola ma i miei non me l'hanno permesso, è già tanto che mi abbiano permesso di passare tre settimane dall'altro lato del paese con il mio ragazzo" "secondo me te l'hanno permesso proprio perché è dall'altra parte del paese." Ribatto.
I genitori di June si sentono tremendamente in colpa di costringerla a vivere in questa fogna di città, così ogni scusa è buona per mandarla da qualche altra parte, sono bravi genitori. "Probabilmente hai ragione" commenta pensierosa.
Il nostro turno inizia fra 20 minuti quindi ci sediamo nello spogliatoio e mi faccio raccontare tutto nei particolari.

Okay, ce la posso fare, penso prendendo un bel respiro e uscendo dallo spogliatoio, mi ero ripromessa di non guardarlo eppure il mio occhio cade inevitabilmente nel tavolo all'angolo. Eccolo. Mi avvicino con le gambe di gelatina.
Il suo sguardo si scontra con il mio, non sorride, semplicemente mi scruta, cercando nel mio sguardo chissà cosa, sembra deluso. "Ciao" dice con voce atona. "Cosa posso portarti?" Chiedo pregando di non avere le guance rosse e sperando che la voce non mi tremi.
"Il solito"  ovvero caffè nero e uova strapazzate. "Arriva subito" portando indietro l'ordinazione maledico il mio stupido cuore che non vuole saperne di calmarsi. Dopo tutto quello che è successo, Shane Parker mi fa ancora lo stesso effetto di sempre.

Wrong RulesWhere stories live. Discover now