Prologo

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Pov's Kevin

È così che ci siamo incontrati.
Per caso.
Una sola strada, due cuori legati dall'infinito, un solo destino intrecciato al sentimento dell'eternità. Lei camminava turbata, incosciente di ciò che le avrebbe fornito il suo futuro.
Percorreva quel vicolo ricordando il suo passato contornato da fratture consistenti: dolori sulle spalle e macigni sul cuore. Ciò che la gente mormorava non riusciva a scalfirla neanche di un tratto, erano inconsapevoli della sua forza d'animo. Era così: piena di crepe, ferite non ancora rimarginate e risentimenti di cui doveva liberarsene altrimenti l'avrebbero divorata. Costretta a trascorrere una vita non sua. In questo turbine di azioni e sentimenti mescolati ad essi, siamo simili, ma io, a sua differenza, ho imparato a non autodistruggermi, o almeno, ho smesso. Noi, siamo pieni di lacerazioni, bende che non guariranno mai i nostri dolori; siamo incoscienti della vita che ci spetta e impazienti di attenderla. Siamo il contrasto vero e proprio. Siamo il passato che ci condiziona, che vive in noi, in ogni luogo che percorriamo indecisi di una meta, il passato, che ritorna come un macigno collegato per sempre alle nostre anime. Colui che ci segue e non ci lascia scappare, fin quando non ci ha prosciugati della nostra essenza, della nostra linfa vitale, del motivo per il quale siamo ancora onesti, puri, veri.
È così che ho incontrato Roxanne Sandrien.
«Perché dei profondi e laceranti tagli le ricoprono il braccio?»
«Cosa le è accaduto per procurarseli?»
Tali mormorii riecheggiavano nell'aria inquinata di quella metropoli che ci contornava con la sua grandezza, che ci faceva sentire così dannatamente piccoli di fronte a cotanta maestosità. Il fumo che fuoriusciva dai veicoli appannava, quasi del tutto, la vista che mi si presentava davanti e così, per un fottuto secondo, il tempo venne fermato.
I secondi non scorrevano più con la loro frequente velocità, i passanti avevano smesso di muoversi e lei, il mio pensiero costante, cadde scontrandosi con colui che ben presto sarebbe stato il suo più grande tormento, nonché l'unica persona in grado di amare le sue ferite, capace di osservarla dentro, di scrutarla in ogni sua piccola parte.
«Scusami..» sussurra flebilmente, accenando un timido sorriso, prima di scappare via verso chissà quale meta sconosciuta.
Non ebbi nemmeno il tempo di guardarla negli occhi, di sorriderle, di fare un qualcosa che l'avrebbe fatta sentire un po' speciale.
Niente.
Tutto ciò che ci avvolgeva si era fermato, come me nel tratto in cui lei mi aveva donato un sorriso, e aveva ricominciato con la sua frequente velocità nel momento in cui quella dolce ragazza, misteriosa e dagli occhi un po' più cupi del solito, era scappata lasciandomi disperso in un vuoto strano e incolmabile. Un vuoto senza una vera e propria spiegazione, o forse mi sbagliavo, o forse non capivo, ma dovevo trovarla.
Cercavo risposte che solo lei mi avrebbe dato.
Ripensando al breve momento accanto a lei, mi erano stati resi visibili ricordi imperturbabili, rinchiusi in una vecchia cassaforte, in un vecchio cassetto impolverato mai aperto. Una lacrima scorre lungo il mio viso, riapre ferite e cancella i piccoli momenti luminosi che mi sono stati donati. Il collegio, fin da quando avevo pochi mesi di vita, è sempre stato l'unico luogo riconducibile ad una "casa": abbastanza confortevole, pasti caldi cucinati da mani laboriose e amici apprezzabili con cui collaborare per rendere quel posto un qualcosa di migliore. Era tutto ciò che mi rendeva felice, tutto ciò da cui non avrei mai voluto separarmene poiché quello che mi spettava sarebbe stato tanto bello quanto lacerante. Poco tempo dopo, avrei convissuto con una famiglia capace di offrirmi l'amore di cui avevo segretamente bisogno, il sentimento che attendevo di scoprire da un lungo arco di tempo.
Ma, come ogni racconto a lieto fine che si rispetti, l'intermedia vicenda sarebbe stata tragica, un tumulto, un peso ingombrante che solo dopo aver incontrato la vera luce sarebbe stato riposto in un cassetto lontano da essa.
"Un tragico incidente colpì i coniugi White" interdetti a lasciare il proprio figlio sedicenne sotto la responsabilità autoritaria dei nonni. In realtà, dopo la loro morte, entrai in un vero e proprio vortice, un giro di sostanze stupefacenti che "rallegrava" il mio dolore. La mia vita fu basata solamente su questo turbine da dove ero incapace di uscire, sull'alcool in cui buttavo quel poco di lucidità che avevo e sulle puttane con cui passavo la maggior parte dei miei giorni. Per una fatidica e incomprensibile fortuna riuscii ad uscire da tutto quel casino che faceva di me una persona poco affidabile e così facendo mi rimisi in pista. Mi disintossicai e trovai ben presto un piccolo lavoretto da compiere, la paga non è un granché ma riesco a vivere la mia vita da perfetto ragazzo diciottenne quale sono. Ora il mio unico obiettivo è trovare lei, piena di sfumature indecifrabili e con il cuore diviso in parti nascoste in questo mondo.

Destini intrecciatiStories to obsess over. Discover now