Prologo

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Mi svegliai nella più assoluta tranquillità. Un leggero spiraglio di sole attraversava la tenda semichiusa e mi finiva dritto negli occhi, ma non mi dava fastidio. Mi sorpresi di essere riuscito a svegliarmi da solo, senza dover subire il fastidiosissimo trillo della sveglia del mio cellulare. Sorrisi ad occhi chiusi. Strano a dirsi, ma provavo una strana sensazione di fierezza, anche se, in fin dei conti, non avevo fatto nulla di speciale.

Durante i miei 21 anni di vita avevo sempre avuto dei problemi nel svegliarmi. Non mi sono mai ritenuto una persona del tutto pigra, ma dormire è un bisogno fisiologico e non ho mai voluto oppormi alle mie necessità. Il che assomiglia tanto ad un disperato tentativo di giustificarmi, ma non voglio soffermarmi troppo su questo.

Quando vivevo ancora nella mia città natale, Holmes Chapel, era mia madre ad interrompere il mio amato sonno. Se non l'avesse fatto, probabilmente avrei dormito tutto il giorno. La sua voce docile mi accompagnava nel dormiveglia fino a farmi aprire gli occhi. Era una routine che andava avanti da sempre, ma dopo essermi trasferito a New York per continuare gli studi al college, la tenera voce di mia madre era stata sostituita da Radar, l'amabile suono della sveglia dell'iPhone che più di una volta ha rischiato di farmi distruggere il cellulare. Fui felice di non doverlo sentire almeno quella mattina. Quella sveglia mi innervosiva, e io, quel giorno più che mai, avevo la necessità di essere perfetto. Be', perfetto lo ero già. Una mia dote naturale, non potevo farci niente. Sì, anche il narcisismo è sempre stato caratteristico di me.

Comunque, dicevo. Quella sera ci sarebbe stata la festa di inizio estate. Dal tramonto all'alba, una notte di pura follia tra alcool e fumo. Rimorchiare sarebbe stato semplicissimo, soprattutto per me.

Ho sempre avuto un bell'aspetto e uno spiccato carisma. Non avevo mai avuto problemi a farmi notare da ragazze e ragazzi, eppure non avevo mai avuto una relazione seria. Storie di una notte o di pochi giorni. Mi stancavo e avanti il prossimo. Nessuno era capace di tenermi testa, di farmi provare il brivido della difficoltà. Era tutto sempre fin troppo semplice. La gente era noiosa, prevedibile, priva di personalità, insignificante. Ma fortunatamente, mi era capitato raramente di trovare qualcuno non bravo a letto. Alla fine era ciò che cercavo davvero. Fino a quel momento, s'intende, altrimenti probabilmente non sarei stato qui a raccontare questa storia. Dio, il solo pensiero mi mette i brividi.

Mi sto perdendo di nuovo, perfetto. Se continuo così non finiremo mai. Sì, la vicenda è abbastanza lunga. Cercherò di non divagare più, giuro.

Comunque, nell'ultimo periodo in particolare, mi ero reso conto che le ragazze non mi attraevano più tanto quanto al liceo. Avevo sempre creduto di essere bisessuale, ma le esperienze omosessuali nell'ultimo anno e mezzo avevano sempre vinto di gran lunga il mio apprezzamento. Quindi decisi che quella sera avrei puntato su un ragazzo. Magari due, la festa sarebbe durata tanto.

Ancora sdraiato, iniziai a fantasticare su chi avrei incontrato, cosa avrei detto, come mi sarei comportato. Mi ci volle un po' per identificare il rumore rauco che partiva dal mio stomaco. Era abbastanza insolito, la mattina non avevo mai fame. Alzai la schiena dal letto, ma rimasi seduto per un po'. Mi strofinai gli occhi, mi tolsi qualche riccio sudato dalla fronte e infine, seppur controvoglia, mi alzai. Presi il cellulare dal comodino e stiracchiandomi mi incamminai traballante verso la cucina per fare colazione.

Giocherellavo con il cellulare, come al solito. Lo rigiravo nelle mani tenendolo saldo con medio e pollice, lo facevo penzolare avanti e indietro con noncuranza, eppure quasi mi sorpresi quando mi scivolò. Lo presi al volo, qualche attimo prima che cadesse a terra. Nel prenderlo feci illuminare il display. Alla visione dell'orario sgranai gli occhi.

«Dio, sono le quattro e mezza!» esclamai alzando un po' troppo il tono della voce.

Non era da me, ero sempre stato un ragazzo alquanto calmo e gestire qualsiasi tipo di situazione non mi aveva mai dato problemi. Eppure andai per qualche secondo nel panico. Non mi ero svegliato prima della sveglia, semplicemente la sveglia non aveva suonato.

Spensi e riaccesi il cellulare sperando invano in un semplice bug del dispositivo, ma sullo schermo continuava ad apparire la scritta bianca "4:33p.m. Mercoledì 20 giugno".

La festa sarebbe iniziata due ore e mezza dopo ed io ero letteralmente impresentabile.

E non avevo neanche pranzato.

Solo per sistemare i ricci, che dovevano essere sempre assolutamente perfetti, a costo di non uscire da casa, ci mettevo una quantità di tempo impensabile. E non sapevo neanche cosa mettere.

Corsi in cucina e presi del pane dalla credenza e degli affettati dal frigorifero. Mi preparai un paio di toast e li mangiai con una velocità che per me cucciolo di bradipo, come era solita chiamarmi mia madre, era al dir poco sorprendente. Nel mangiare, s'intende. Le cose troppo lente mi snervavano in linea generale, ma ci tenevo molto al mio aspetto e si sa che mangiare di fretta è piuttosto controproducente per il fisico.

Subito dopo mi precipitai in doccia. Mio malgrado non misi la musica, mi avrebbe travolto troppo come al solito e non avevo tempo per un concerto improvvisato, i miei vicini avrebbero fatto a meno della mia voce quel giorno.

Mi viene da sorridere ancora adesso quando ricordo che, appena una settimana dopo essermi trasferito, li incontrai sul pianerottolo e sorridendomi mi fecero i complimenti per la mia voce.

"Potresti diventare un cantante, sei davvero bravo, e sei anche un bel ragazzo" mi disse la signora sulla sessantina ammiccando buffamente.

Con l'educazione che da uno come me non ti aspetteresti, ma che mi ha sempre – per fortuna, aggiungerei – caratterizzato, risposi con un docile: "Grazie per i complimenti, ma ho altri progetti."

In quegli anni sembravo sempre a tutti un tipo sfacciato che non se ne fregava nulla di niente e di nessuno, il che era pure vero in fin dei conti, ma mia madre mi ha insegnato a portare rispetto verso le persone più grandi di me, e quella coppia di anziani in fondo era anche simpatica.

Dopo gli rivolsi uno dei miei sorrisi più sinceri e rientrai. La doccia l'avevo fatta appena un'ora prima, quando, mi era parso di capire, i due non erano in casa. Ma la mia voce a loro piaceva così tanto che mi sembrò doveroso concedergliela anche quel giorno. Quindi iniziai a cantare con la pioggia di acqua che mi scorreva sul volto, giusto per non rendere il mio "regalo" troppo palese. Forse a loro, forse a me stesso.

E sto divagando di nuovo. Focus, Harry, focus.

Quel giorno, come dicevo, evitai di mettere la musica nonostante questo mi facesse sentire estremamente solo, ma almeno in poco più di quindici minuti ero già asciutto.

Aprii l'armadio e iniziai a provare completi su completi, ma nessuno mi sembrava adatto. Erano tutti o troppo o troppo poco e ben presto entrai in una crisi che mi portò ad optare per dei semplici skinny jeans neri e una camicia bianca sbottonata fino alla bocca dello stomaco, lasciando intravedere le due rondini che avevo tatuate sul petto. Arrotolai le maniche della camicia e misi i miei inseparabili stivaletti. Mi guardai allo specchio e scossi le spalle. Forse per la sconfitta, forse per la sottile sensazione di apprezzamento. Non era il massimo, ma non era neanche male tutto sommato. Si può dire casual-chic? Non me ne intendo molto di termini tecnici. Resta il fatto che è vero che spesso la bellezza si trova nella semplicità.

Diedi un'occhiata all'orologio. Erano le 6:05 del pomeriggio, e contando il tempo necessario per arrivare sul luogo della festa, tenendo conto anche del probabile traffico, avevo circa 30 minuti per sistemarmi i ricci. Mi sentii avvilito per l'ennesima volta nel giro di un'ora e mezza, ma fortunatamente riuscii ad avere un risultato impeccabile in soli 20 minuti.

Spruzzai sul collo il mio inseparabile profumo, misi gli occhiali da sole, presi le chiavi della macchina e uscii. Avevo il mio classico sorrisetto malizioso e soddisfatto. Il tanto che bastava per far intravedere le due fossette che mi spuntavano sulle guance.

Avrei scommesso qualsiasi cosa sul successo che avrei ottenuto quella sera alla festa. Ero pronto a divertirmi, e sapevo che non mi sarebbe risultato difficile.

Eppure non sapevo ancora cosa mi aspettava.

Like how I pictured it | Larry StylinsonStories to obsess over. Discover now