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OUROBOROS

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Quella sera, non aveva forze nemmeno per dare spazio all'immaginazione, tanta era la stanchezza accumulata. Era sfinita, dopo un'intera giornata passata dinanzi al computer.

Aveva disegnato per ore, senza interruzioni, o pause per il caffè. Prima di andarsene, raccolse dallo scrittoio alcuni appunti e l'agenda, infilò il soprabiti, e uscì dallo studio.

Entrò nell'ascensore, con estremo automatismo, e si portò al garage. Mentre scendeva si poggiò alle pareti della cabina, alla ricerca delle energie necessarie a portarsi alla macchina e rientrare a casa.

Stava per aprire lo sportello quando si sentì afferrare alle spalle e, d'un tratto, tutto divenne buio.

Al risvegliò si trovò nella sua camera, nuda, in posizione supina e con le mani e i piedi legati alle sponde del letto.

Le imposte erano serrate e nella stanza risuonava, a tutto volume, 'Innuendo' dei Queen. Nonostante tutto, riusciva a sentire la presenza di qualcuno. Ne distingueva il respiro e il profumo, percependone ogni minimo movimento.

D'un tratto sentì l'aria spostarsi e, in una frazione di secondi, un bruciore intenso la sconvolse al punto da farla urlare di dolore. Provò a dimenarsi, ma l'unico risultato che ottenne fu il tendersi delle corde che la fecero sentire prigioniera degli eventi.

Un secondo colpo, netto e deciso, non si fece attendere molto. Prese a piangere e, sebbene fosse inutile, continuò a dimenarsi sperando che le corde cedessero d'un tratto.

Ancora un colpo, poi un altro e un altro ancora. In quel ritmo incalzate sentì, pian piano, tutte le barriere inibitorie, infrangersi e crollare, lasciando che gli eventi si impadronirono di lei.

Il dolore, poco a poco, lasciò il passo al piacere. Un godimento inedito l'avvolse, fino a sconvolgerla di un orgasmo inaspettato e improvviso. Era matita di sudore, tremava, mentre il piacere montava ad ogni contatto di quella mano con la pelle nuda delle sue natiche.

Quella presenza, però, non era ancora paga di quanto ottenuto e, senza alcuna remora, la penetrò da dietro, violandola come nessuno aveva osato prima.

Avrebbe voluto opporgli resistenza ma, per quanto urlasse di no, il suo corpo accolse quella violenza come fosse un dono prezioso.

Inizialmente il dolore la pervase tutta e poi fu piacere. Sentì la testa esploderle dal godimento per quegli orgasmi che la sconvolgevano dall'interno delle viscere.

D'un tratto, mentre lei fremeva ad ogni penetrazione, passò dall'ano alla vagina e poi nuovamente in ano. Fu un rapido, ma intenso susseguirsi di alternate penetrazioni, fino a quando il godimento giunse anche per lui, che non esitò a venirle dentro, riempiendola del suo seme, mentre con mano, chiusa a pugno, si impadroniva della vagina.

Sebbene avesse perso completamente la cognizione del tempo, era conscia che erano trascorse diverse ore quando, avvinti dal piacere e dagli eventi, si addormentarono l'uno sopra l'altra.

Quando si riprese, era sola e libera da costrizioni, anche se si sentiva dominata dal di dentro. Era una sensazione nuova e inconsapevole che, pur volendo, non sapeva descrivere.

Si alzò e lentamente si portò nel bagno. Sentiva il bisogno di una doccia. Voleva lavar via quegli umori, quegli odori e quei sapori che, come milioni di aghi pungenti, sentiva su di sé.

La cosa più assurda era che non sentiva dispregio o disagio, bensì ancora piacere e desiderio.

Doveva toglierselo dalla mente e dal corpo. Era stata una cosa orribile e doveva convincersene, perché, nonostante tutto, per lei era stato meraviglioso.

Aprì l'acqua calda e se la lascio scorrere indosso, ma il desiderio ebbe la meglio e si impossesò nuovamente di lei che prese a masturbarsi. Sentiva che non le bastava, aveva bisogno di sentirsi ancora violata, usata e, perché no, abusata.

Fu in quell'attimo che perse del tutto il controllo di sé e, senza più alcuna forma di pudore, allungò la mano sulla mensola difronte a lei e prese una spazzola dal manico tondo.

Aveva gli occhi chiusi e godeva per il costante piacere che si stava provocando nel toccare, accarezzare, penetrare e massaggiare la vulva. Senza pensarci sopra due volte, infilò il manico, con rude decisione, nell'ano. Il dolore l'assalì e il piacere la fece vacillare, mentre prese a toccarsi con movimenti sempre più rapidi e intesi, tanto da sentire il clitoride in fiamme. Il ritmo della mano che toccava la vulva fu accompagnato dall'andirivieni del manico di spazzola che spingeva dentro, sempre più violentemente. Continuò fino a raggiungere un orgasmo doppio che la lasciò stremata e tremante di brividi di piacere.

Quando si riprese, fece la doccia e, come se nulla fosse mai accaduto, prese a vestirsi, senza mai smettere di guardarsi allo specchio.

Con gli occhi percorse ogni angolo del corpo, fu solo allora che focalizzò l'ouroboros che quell'uomo le aveva tatuato dietro la nuca.

Si sentì nuovamente posseduta da lui e dagli eventi che in qualche modo l'avevano resa succube di quello sconosciuto di cui portava il marchio.

In quel preciso istante realizzò di aver cancellato tutte le tracce ematiche utili al suo riconoscimento. Prese anche coscienza del fatto che, non aveva alcuna intenzione di denunciarlo.

La sua non era paura, ma non voleva essere studiata come una cavia da laboratorio, o guardata come una vittima di cui avere pietà, per quanto le era accaduto.

In cuor suo, non era arrabbiata per la violenza subita. Quella, paradossalmente, l'aveva accettata e, in qualche modo, le era anche piaciuta.

Ciò che proprio non poteva tollerare era quel marchio. Nel guardalo si sentiva trattata come un'animale.

A quell'essere non era bastato sottometterla, violarla in ogni orifizio, trattarla come una cagna tanto da riempirle l'ano del suo sperma. Aveva voluto umiliarla fino in fondo, tatuandola, imprimendole quel marchio. Proprio come si fa come un capo di bestiame.

Ora ciò che voleva era solo vendetta. Il suo scopo e la sua missione erano trovare quell'uomo e umiliarlo fino infondo, proprio come lui aveva fatto con lei. 

QUANDO L'OUROBORS CAMBIA PELLEStories to obsess over. Discover now