La palla bianca e nera non gli era mai sembrata così bella come durante quel fantastico giorno in cui per la prima volta in tanti anni riuscì a superare la difesa di Xavier e fare goal. Esultò come non mai Jordan, con le mani rivolte verso l'alto e le urla che si udivano benissimo anche dall'altra parte della città.
-Ho battuto Xavier, fantastico!-gridava come non mai, la felicità era immensa. Xavier dal canto suo era frustrato certo, ma gioiva anche lui nel vedere il viso di Jordan illuminato da un genuino sorriso. Naturalmente non glielo avrebbe mai detto ad alta voce.
-Ti ho lasciato passare, altrimenti non avresti mai segnato! -commentò il rosso con le mani incrociate al petto e lo sguardo disinteressato.
Il piccolo Jordan non si interessò delle parole del rosso e andò verso di lui con gli occhi che brillavano di una luce nuova.
-Ora sono bravo come te Xavier! -gli sorrideva e Xavier si chiese se avessero davvero la stessa età, se davvero entrambi avessero otto anni o se l'età del verde non fosse stata truccata. Sembrava proprio un bambino al quale era stata donata una generosa quantità di caramelle. Da bambino maturo il quale era Xavier rispose: -Ecco... sei bravo, non al mio livello ma te la cavi anche tu! Potremmo stare nella stessa squadra, un giorno -e quella frase scatenò la felicità del bambino che si mise a saltellare, consapevole che da quel momento in poi aveva un amico su cui poter contare.
La felicità e la spensieratezza di quei giorni erano ormai un ricordo lontano e sbiadito come una vecchia fotografia. Jordan quasi non ricorda più quando hanno smesso di essere amici, quando hanno messo la parola "fine" a quel legame indissolubile. Non ricorda quando hanno smesso di essere "Xavier" e "Jordan" per diventare "Xene" e "Janus", dei mostri. Non ricorda quando i loro sguardi sono diventati freddi, distaccati, quasi come se non si conoscessero fino a essere completamente estranei.
Fa male ammetterlo, ed accettarlo è ancora peggio ma da quando non c'è il rosso al suo fianco si sente un reietto, incapace di provare un sentimento positivo nel guardare il pallone, nel giocare a calcio. Si sente debole, inferiore a tutti. Vorrebbe seriamente fare del male, e mentre calcia il pallone per distruggere le scuole e i campi da calcio non può fare a meno di provare una profonda soddisfazione. Ma questo gli altri non lo capiranno, la sua squadra non prova la sua stessa sete di vendetta verso qualcuno che però non c'entra niente.
Di quel giorno di tanti anni addietro Xavier non ricorda probabilmente niente, mentre Jordan prova solo una profonda amarezza. Per lui il rosso era tutto: era una amico, un fratello, un compagno di viaggio. Eppure Xene lo guarda con un sorriso che non lascia passare altro se non un freddo distacco e la malizia di chi vuole vedere con i suoi occhi la tua completa disfatta. E Jordan lo ignora, ignora come meglio può il ragazzo che non è più l'amico di anni fa. Ma mentre lo fa stringe i pugni e tortura il labbro inferiore.
Fa male, fa malissimo!
E quello che più lo ferisce è che a lui non importa, anzi. La sua sofferenza lo rende contento, ne è certo.
Non può non essere contento quando Dvalin lo fa sparire, quando il mondo finalmente si dimentica di Janus perché è stanco di tutto. Del calcio, della Alius, di sè stesso. Gli unici per il quale si rattrista sono i suoi compagni di squadra, loro credevano nel progetto e davano sé stessi pur di riuscire nell'impresa. Forse è proprio lui ad averli condannati a causa del suo stato d'animo a pezzi.
Quando tutto finisce e la Alius è ormai sulla bocca di tutti, su ogni notiziario e giornale, per Jordan è come ricominciare a respirare. E non perché tutta è finito quanto per Xavier, e non Xene, che è lì ad aspettarlo all'orfanotrofio. E quando alza lo sguardo per posarlo su di lui, su Jordan, e lì che lui vorrebbe morire. In quegli occhi verdi c'è un triste e doloroso rimpianto. Si avvicinano in contemporanea.
-Ciao...- Il rosso è il primo a parlare.
-Ehy... - Non sanno cosa dire, avrebbero da raccontarsi molto ma non riescono a spiccicare parola. -Sei tornato al vecchio taglio di capelli -Rompe il ghiaccio Jordan notando che i rossi capelli non sono più pieni di gel e tenuti in alto, ma i soliti capelli lisci a caschetto con due ciocche ribelli verso l'esterno.
-Già. -
-Bene. Ti stavano davvero da schifo. Sembrava che ti andasse a fuoco la testa. -
-Non puoi darmi consigli di hairstyle, tu avevi una cipolla verde in testa. -
-A cavallo d'altri non si dice zoppo-
Risero, insieme. In quel momento credettero entrambi che non ci fosse bisogno di parlare, perché erano di nuovo insieme. Credettero entrambi che le parole non servissero.
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Perché Amor Di Parole Non Necessita
FanfictionDal testo: "La Alius... Incredibile come il tempo passi e alcune cose rimangano ancora vivide nella memoria di Jordan. Si perché c'è qualcosa che non dimenticherà mai e per il quale ancora soffre nonostante sia una questione chiusa tempo addietro: l...
