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Quella Maledetta Ultima Carta - One Shot

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Tommy tamburellava incessantemente con le mani sul tavolo ambrato con venature multicolore sul quale si trovava ad appoggiare i gomiti in attesa di ricevere finalmente le sue carte. La cosa non dava troppo fastidio agli altri, o se non altro la tolleravano in silenzio, consci che quel tremolio da stress fosse più che comprensibile.

L'uomo, poco più che trentenne, era infatti sotto già di duemila e cinquecento euro quella sera, e ora stava giocando con i duemila cinquecento che gli erano rimasti davanti. La cifra che aveva davanti poteva farlo sembrare una persona benestante, ma in realtà per quella partita aveva dato fondo a tutti i suoi risparmi.

Si era perfino ridotto a falsificare la firma della sua compagna, Anna, per ritirarli dal loro conto cointestato, ben sicuro che lei l'avrebbe sicuramente lasciato se avesse scoperto cosa aveva fatto.

Era consapevole di aver fatto una cosa molto meschina, ma non c'era alternativa, gli si era presentata l'occasione di giocare una partita a cifre veramente importanti e non poteva lasciarsela scappare. Odiava il suo lavoro di fattorino, un lavoro pesante e monotono che gli occupava la maggior parte della giornata. Non certo un mestiere che si augurava di fare per il resto della sua via.

Ma nonostante Tommy avesse solo da poco passato i trenta i sogni di grandezza della sua adolescenza erano già tutti svaniti, lasciando il posto ad un'amara e grigia realtà.

Quel gioco era l'unica luce, l'unica possibile via di riscatto. Aveva solo bisogno di un'occasione del genere, sedersi ad un tavolo dove si giocava per cifre serie, entrare con i suoi cinquemila e magari rialzarsi con diecimila, con quelli poi giocare ancora e vincere, vincere sempre più, fino a quando la sua vita non avrebbe finalmente avuto una svolta, e allora anche Anna avrebbe compreso perché giocava, perché lo faceva, e non sarebbe più stata arrabbiata, anzi, sarebbe stata orgogliosa di lui e del fatto che finalmente avrebbe potuto mantenerla, felice di non essere più costretta a svolgere il doppio lavoro che ora la teneva occupate più di dodici ore al giorno.

Un giocatore mise davanti a se una pila di dischetti di plastica, di chips, del corrispettivo di cinquanta euro, un altro alla sua destra fece la medesima cosa, solo con venticinque euro di posta. Erano quelli i bui, la posta iniziale, con cui si giocava a quel tavolo. Poi Tommy ricevette finalmente le carte dal mazziere di turno, il suo amico Billo, era stato lui a introdurlo in quella partita.

Billo lo aveva più volte avvertito di non farlo, che quella era una partita in cui si scommetteva pesante, che lui non poteva permettersi di giocare con loro a quelle cifre, ma Tommy era stato irremovibile: 'voglio solo che tu mi presenti, poi baderò io al resto, non preoccuparti'. Era abituato a ben altro, con Billo ogni tanto si incontravano ai tavoli dove si giocava a due-un euro di posta iniziale, dove una serata proprio sfortunata significava perdere due-trecento euro, questo era tutto un altro mondo. Quando quella sera aveva cominciato a mettersi decisamente male il suo amico aveva voluto ripetergli di nuovo il suo ammonimento: "Tommy, basta, non giocare più, alzati con quello che ancora hai e vai via" gli aveva sussurrato all'orecchio Billo, lui però non voleva proprio saperne.

Avute le carte era il momento di giocare una nuova mano. Tommy poggiò le quattro dita della mano sinistra sulle sue carte e poi, eseguendo un elegante movimento i cui meccanismi erano ormai impressi indelebilmente nel suo cervello per la quantità di volte che lo aveva eseguito, mosse il pollice destro per alzare lievemente le carte, incurvandole su se stesse, quel tanto che bastava per vederne il valore. Un asso e un kappa, entrambe di cuori, un'ottima mano. Puntò fino a centoventi euro, Billo chiamò la sua puntata, così come anche un altro giocatore, tutti gli altri passarono.

Billo allora prese il mazzo di carte in mano e passò a scoprirne tre al centro del tavolo, le carte comuni a tutti i giocatori: un cinque di cuori, un sette di quadri e, finalmente per Tommy, un kappa di picche. Aveva una coppia, la coppia più alta possibile al tavolo, a meno che qualcuno non nascondesse tra le sue due carte coperte una coppia d'assi. Gli altri due lasciarono a lui la parola, lui prese dalla sua pila due chips rosse e due gialle e le lanciò in mezzo al tavolo, rilanciando di un importo che era, stando al valore dei dischetti di plastica, di duecentocinquanta euro. Ora gli erano rimasti poco più di duemila euro dietro, se si fosse alzato ora e fosse andato via avrebbe lasciato a quel tavolo in totale tremila euro, non poteva proprio farlo, doveva quantomeno riprendersi tutti i soldi con cui si era seduto.

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