Capitolo 1

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Bell Pov

Apro gli occhi di colpo sentendo qualcuno bussare alla porta freneticamente. Stringo le coperte lilla intorno al corpo, coprendo la testa con il cuscino sperando di non sentire più quel rumore e riuscire a riposare altri 2 minuti. Dopo qualche secondo sento il rumore cessare e sospiro sollevata facendo risuonare quel piccolo suono nel silenzio della mia stanza. Sento un tonfo e con la coda dell'occhio noto un'uragano dalla chioma lilla entrare nella stanza e cacciarmi via le coperte <<Bell!>> la sento urlare nel mio orecchio <<è arrivato il nuovo guastafeste>> si lamenta mia sorella mentre si butta al mio fianco, facendomi rimbalzare leggermente sul materasso del letto a baldacchino. Sospiro e mi rigiro nel letto mettendo un braccio sui miei occhi <<Edith, stavo dormendo>> mi lamento con voce impastata dal sonno.<<Non mi interessa se stavi dormendo! Questa è una catastrofe: l'ho visto, è un armadio. Non riusciremo mai a scappare con lui nei dintorni>> la sento lamentarsi, mi afferra il braccio e lo sposta per guardarmi negli occhi <<devi vestirti, mamma ci vuole giù fra dieci minuti e dobbiamo essere presentabili>> sospira mentre la guardo con occhi innocenti <<ritorneremo ad essere comandate da gente a cui non interessa niente di noi ma solo dei soldi e dei favori di nostra madre. Non riesco ancora a capire come fai ad accettare tutto ciò senza ribellarti>> sussurra mentre mi alzo per sedermi sul morbido materasso, passo una mano fra i capelli mentre la osservo attentamente, riflettendo sulle parole adatte e cercando di rimettere in moto il cervello <<ormai ci ho fatto l'abitudine Edith>> sospiro mentre rifletto, ancora assonnata <<non abbiamo scelta, lo avresti dovuto già capire. Non è una cosa su cui discutere o lamentarsi, è nostro dovere>> la guardo negli occhi <<siamo nate in questo ambiente e siamo state cresciute per viverci. Preferisco affrontarlo che essere spezzata dagli eventi e se per farlo devo sottostare alle regole di nostra madre, allora non indulgerò. Si tratta di sopravvivere o di perire e io preferisco sopravvivere>>La guardo mentre sospira e si alza dal letto incamminandosi verso la porta di legno con passi aggraziati ed eleganti, gira il pomello color oro e noto il suo nervosismo nei gesti delle mani <<lo so Bell, ma preferisco sperare anzi...sognare>> sorride amareggiata mentre si volta verso di me, apre la porta per uscire ma resta sull'uscio  <<sei sempre stata la più matura, quella che pensa prima agli altri che a se stessa, pensi a ciò che mamma ha progettato per noi e fai di tutto per renderla orgogliosa. Ed è proprio questo che non ti fa cercare una via di uscita da questo labirinto in cui mamma ci ha gettato>> punta i suoi nei miei mentre tentenna sull'uscio <<però sei infelice, anche se non lo dai a vedere io lo so. So che quel dannato sorriso di circostanza che rifili a tutti è il tuo modo di difenderti!>> la sento infomentarsi <<pensaci Bell, pensa da quanto tempo non sorridi spontaneamente e pensa alla tua frase "preferisco sopravvivere". Una volta mi avresti detto che saresti stata disposta a fare di tutto per  vivere la vita a pieno, non di certo perire nell'animo dopo il tuo imminente fidanzamento con Alexander, aggiungerei anche infelice. Ricorda che io sento tutto; anche i pianti silenziosi, quelli che si svolgono nella tua testolina Bell> mi sorride appena per poi voltarsi e incamminarsi senza più voltarsi raggiungendo la sua stanza con eleganza.Osservo la porta con incertezza, come se stessi aspettando qualcosa o qualcuno che mi risvegliasse dai pensieri, pensieri che mi tormentano la testa senza sosta, facendomi venire dubbi, timori e altri pensieri. Scuoto la testa risvegliandomi dal vortice di pensieri <<non è infelice!>> urlo cercando di convincere me stessa e, inutilmente, anche lei. Scendo con un salto e sospiro afferrando il capo d'abbigliamento che la mia domestica ha adagiato su una sedia la sera prima, prendo il necessario e vado in bagno per prepararmi uscendone qualche minuto dopo vestita di tutto punto. Mi guardo un'ultima volta allo specchio e guardo i miei occhi riflessi dallo specchio -Edith ha torto, io faccio tutto questo perché è il mio destino! Io sono felice, si...sono davvero felice- guardo un'ultima volta i miei occhi e sorrido come sempre per poi uscire dalla mia stanza e scendere le scale con grazia. Noto Edith affiancarmi e subito le prendo una mano con la mia con delicatezza e le lancio un'occhiata di intesa. Appena arriviamo alla scalinata che porta al pianerottolo noto mia madre affiancata da un ragazzo alto e muscoloso, dall'aria minacciosa con dei pearcing sul labbro e sulle sopracciglia ben delineate, da sotto la maglia nera a giromaniche spuntano dei tatuaggi tribali rendendo il ragazzo ancora più imponente. Il mio sguardo viene catturato da due occhi rosso cremisi e trattengo il fiato stringendo la mano di Edith per non scappare via mentre il mio cuore perde un battito, per poi iniziare a battere più forte.

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