Camminavo scalza su una strada deserta, sentivo l'odore dell'asfalto bagnato, aveva appena finito di piovere. Aveva appena finito di piovere qualcosa, non pioggia, ma era qualcosa. Era brillante, si poggiava sulla pelle e al contatto diventavo brillante anch'io. Non so cos'era ma mi piaceva, alla fine mi sono sempre piaciute le cose di cui ignoro l'origine.
Continuavo a camminare, era sorto il sole che aveva asciugato l'odore dell'asfalto, ora sentivo altro, sentivo altro dentro di me. Qualcosa mai sentito prima.
Non riuscivo a capire dove fossi, cosa piovesse dal cielo, cosa sentissi al posto dell'asfalto bagnato. Non sapevo niente eppure c'erano, erano cose presenti.
Ero stanca di camminare, il mio "corpo" iniziava a cedere e aveva bisogno di riposo. Raggiunsi una piccola costruzione di pietra abbandonata, sicuramente tanti anni prima doveva essere stata utilizzata come stazione e lo capì dagli ultimi binari arrugginiti rimasti attorno ad essa.
Ci entrai, iniziai a scrutarla e trovai una sedia di legno, mi sedetti e chiusi gli occhi. A riscaldarmi il viso c'erano solamente due raggi di sole che andavano dritti sui miei occhi; ogni volta che li aprivo vedevo quel qualcosa di strano che mi pioveva addosso. Stavo iniziando a capire. Forse non era niente di paranormale, niente di "brillantemente strano", erano solo i miei occhi che volevano vedere cose che in realtà non esistevano.
Mi resi conto che fissando il sole o solamente il cielo, iniziavo a vedere tanti piccoli pallini brillanti che fluttuavano energicamente sul mio volto.
Era tutto così confuso.
Avevo forse capito l'origine di questa roba brillante ma non tutto il resto. Alla fine sapevo che niente avesse un senso. Non avevo bisogno di risposte visto che lo stato in cui ero costretta a vivere non mi permetteva neanche di farmi domande, eppure volevo scavare fino in fondo.
Sono sempre stata audace e testarda, forse audace non so neanche cosa significhi ma è una parola figa quindi la uso spesso per descrivermi anche se nessuno di reale mi ascolta. O forse si. Forse qualcuno mi ascolta e non lo sa. Forse qualcuno nella sua mente mi vede, mi avverte, mi immagina, parla con me, ma non sa che io esisto realmente.
Che poi, esistere è un parolone. Non so neanche se esisto. Non so davvero niente di niente. Non so niente di tutto questo, del vostro mondo, di dove mi trovi, di dove vi troviate voi. Riassunto brevemente potrei dire "so di non sapere", cosí potrei stupire abbastanza. Usare la citazione di un filosofo per parlare di sé stessi fa ancora più figo, quindi ammetto di non sapere anche se forse un po' lo so.
Il bello è che scrivendo inizio a vedere immagini che ho conservate da qualche parte "dentro di me", ma che non sono per niente chiare. Poco a poco è come se la nube che copre tutto svanisse. Forse col tempo inizierò a capire, le dirò un po per volta, intanto è tutto confusionario e vago, proprio come quello che ho detto fin qui.
