UN'ONDA IN UN MARE DI PERSONE

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                                                                                                     Agrigento, 5 Dicembre 2015

Cara zia,

mi manchi, mi mancavi già quando ci siamo salutate, ma ora ancor di più. Se solo mi vedessi ora, capiresti che non sono più la tua piccola Maisha dai capelli ricci, quella minuta ragazzina spensierata ma ingenua, che ero quando avevo all'incirca dieci anni. Ora sono cresciuta rispetto a quando sono partita, sono più alta, più intelligente e forse anche più saggia di te mia cara zia. Forse sarai sorpresa o forse no, tuttavia so che quando leggerai questa lettera esprimerai gioia nel sapere che sto bene, che il mare mi ha portata a destinazione; è stata dura, ma adesso so che ne è valsa la pena. Avrei preferito intraprendere questa nuova vita qui in Italia, insieme a te e a mia cugina, ma capisco che non vorresti abbandonare Tripoli mai e poi mai e gettare tutta la fatica dello zio al vento, anche se la guerra e tutte le tensioni sociali e politiche lì in Libia rendono la vita impossibile. Scommetto inoltre che la parola "Profugo" non ti faccia impazzire più di tanto, in fondo a chi piacerebbe farsi chiamare così? Anche a me non piace, ma devo accettare questa dura realtà, come fanno tutti i sopravvissuti qui. Eh sì, "Sopravvissuti"; il viaggio non è stato rose e fiori come tutti si aspettavano, direi

sia stato la cosa più brutta e traumatizzante che mi sia capitata in tutta la mia vita. Devi credermi, ho vissuto cose che all'età di undici anni nessun bambino deve vedere con i suoi occhi e credo che anche il più coraggioso degli adulti non avrebbe retto a tutto ciò che ho visto. Come forse avrai intuito, c'è una cosa che devi sapere, ma per spiegarti, vorrei che tu sapessi cosa aspetta a ognuno di noi profughi che decide di intraprendere la via del mare...

Ti ricordi quel giorno? Quale? Te lo ricorderai sicuramente, perché quel giorno fu l'ultimo che passammo insieme, il più triste forse, ma sicuramente pieno di speranza per il futuro, che di certo non immaginavamo così. Io e papà stavamo per imbarcarci e te, Zahra e zio eravate lì con noi per salutarci e augurarci buon viaggio, in quel porto stracolmo di gente che faceva la fila per imbarcarsi. Sono sicura che in quel giorno soleggiato, da lassù, ci guardava anche mamma: il solo pensiero mi faceva venire da piangere ma resistetti, come se volessi dimostrarle di essere matura abbastanza per il viaggio e per una nuova vita in un nuovo paese che ancora non sapevo neanche quale fosse. Papà aveva intuito che ero agitata <<Stai calma, torneremo a salutarli un giorno>> mi disse con gentilezza, abbastanza da tranquillizzarmi fino al momento della partenza. Vi salutai lentamente sai? Lo facevo apposta per godermi quegli ultimi momenti con voi che sarebbero svaniti poi come stormi di uccelli migratori. La partenza fu inevitabile. Verso le due di pomeriggio la costa era ormai lontana e su quella barca piccolissima si stava stretti come sardine, mentre si ondeggiava a destra e sinistra a ritmo del mare calmo e apparentemente pacifico, come se il Mediterraneo ci stesse accogliendo con un abbraccio, che poi sarebbe diventato un po' troppo "stretto" per noi. Bè, si sa che per raggiungere un obiettivo bisogna sempre soffrire un pochino, chi per la stanchezza, chi per la difficoltà, noi invece per la mancanza di spazio e non solo, ma anche per le tempeste e per il caldo. Anche la fame non tardò a farci una visita dato che, su quel "barcone", ci avevano rubato tutti i viveri. Eh già, neanche una briciola ne era rimasta, forse era colpa di qualche "scordarello" che aveva dimenticato lo spuntino a casa, meno male che almeno l'acqua c'era per il viaggio. Ora che ci penso, chissà in che condizioni si trova la mia adorata casetta nella periferia di Tripoli, quella casupola per la quale papà fece sacrifici per comprarla, e lui stesso disse<<Mamma mia che fatica, ne sarà valsa la pena?>>. Forse per lui questo viaggio ha reso tutto quanto il lavoro vano, ma io so che per i due anni, che ho passato con un tetto tutto mio sulla testa, mi sono sentita più confortata che mai, però ci ha pensato la morte a rovinare tutto, infatti in quel periodo, si è portata via la mamma,<<destino>> qualcuno diceva, mah chissà! Comunque continuo a ricordarla la mia adorata mamma, giovane e bella, la migliore per me, mi manca tanto...

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