Non verserò più nemmeno una lacrima. Non una. Ho deciso che le mie guance bruceranno aride, porteranno come sogno quelle gocce salate di dolore. Non una. Minacciose, s'affacceranno sul limitare del mio occhio, oscureranno l'iride, bagneranno la terra bruna dei miei occhi lasciandoci distese di caprifoglio del colore della mia pelle amara. Le briciole del mio cuore risaliranno agli occhi e le lascerò lì a giacere. Non una. Non baceranno ancora le mie guance; le mie guance solcate da essere ormai letti di fiumi salmastri. Permetterò ai miei occhi di urlare il loro dolore al mondo. Li lascerò cantare. Li lascerò scrivere nella loro lingua straniera. Aspetterò lo sventurato che imparerà quei fonemi, in questa mondo dove le persone nuotano indifferenti le une tra le altre. Aspetterò lo sventurato che, come me, ha il vizio di leggere anche le etichette delle bottiglie dell'acqua, ha il vizio di leggere le stelle, i giornali, i fiori, i libri. Lo sventurato che mi guarderà nell'anima, ci leggerà i miei demoni e miei angeli, i miei sogni e le mie speranze, le mie credenze e i miei fallimenti. Aspetterò. Fino ad all'ora, nessuna lacrima mi cavalcherà gli zigomi. Non verserò più nemmeno una lacrima. Non una. Verserò sguardi carichi di me. Verserò poesie fatte di stelle. Non verserò mai più nemmeno una lacrima.
