Capisci di trovarti nella sperduta e omonima isoletta di Ambergris Caye quando sfrecciando sulla costa, è inevitabile far cadere l'occhio sul sole che sparisce del mare azzurro, quando nonostante sia tardo pomeriggio c'è bisogno di occhiali da sole perché questo è ancora troppo forte e quando fa così caldo che la pelle si attacca ai sediolini dell'auto.
La mia Volkswagen maggiolino cabriolet ha visto decisamente anni migliori, forse ci sono troppe ammaccature, forse è un po' lenta, forse avrebbe bisogno di una riverniciata, ma il fatto che conservi ancora quell'azzurrino che ricorda il colore del mare, le dà un non so che di esotico, vissuto, di vero.
Nonostante sia tardo pomeriggio, il sole è ancora molto forte, dipinge il cielo di una miriade di colori e sfumature varie. È incantevole questo posto in questo periodo dell'anno, in estate fa troppo caldo, ma in primavera, in primavera è semplicemente perfetto.
Guardo l'orologio, mentre mi sistemo i capelli appiccicati sul viso per il sudore, e siamo solo ad Aprile.
Scopro con poca sorpresa di ritardo a lavoro, anche questa volta..
Ma fortunatamente non c'è traffico oggi, non che ce ne sia di solito, questo posto è un tantino..morto; rivede un po' di luce il periodo estivo quando si riempie di strani turisti con le macchine fotografiche o di stupidi idioti che non portano con sé la crema solare per fare surf, rischiando scottature bollenti.
Quando arrivo finalmente al bar dove lavoro, il Sunrise, un piccolo posticino tranquillo e riservato poco distante dalla spiaggia, Alejandro, il proprietario, fa finta di non vedere che sono in ritardo, nonostante lo senta sbuffare rumorosamente e scuotere la testa a capo chino, so che sta nascondendo un sorriso.
Saluto Marisol, la mia collega nonché amica che in questo momento sta servendo birre a due tipi sulla quarantina.
«Luz! Come al solito sempre in ritardo, chi ti ha trattenuta questa volta? Qualche altro spasimante?» mi dice sghignazzando mentre pulisce il bancone.
Prendo il grembiule nero e lo annodo in vita sorridendo e alzando gli occhi al cielo. «Questa volta non è colpa di Fabian, non ha cercato di convincermi ad uscire con lui, almeno non oggi»
Fabian è il figlio del sindaco, un ragazzo carino, che tenta disperatamente a indurmi ad uscire con lui e che ha lasciato la nostra piccola isoletta di sole 8.400 persone, per studiare legge all'università di Monterrey, a San Pedro.
Sorrido. «È stata mia nonna, sai com'è fatta..non sapeva cosa cucinare stasera per cena, era indecisa tra empanadas fajitas di pollo»
«E alla fine chi ha avuto la meglio?»
«Empanadas ovviamente» diciamo all'unisono scoppiando in una fragorosa risata.
È tipico di mia nonna, essere indecisa su cosa cucinare intendo, ma quando di mezzo ci sono le empanadas sappiamo tutti come va a finire; io e le adoro e anche la nonna, ma devo ammettere che se fosse per me, mangerei solo quelle. Le cucina spesso perché sa quando mi piacciono e anche perché è una delle poche cose che mangio.
«Allora com'è andata oggi? Qualche novità?» chiedo.
«Niente di nuovo, i soliti clienti. Ma c'è una notizia scoppiettante che gira nel web.» dice estraendo il cellulare dal retro degli shorts e mostrandomi un sito di gossip. « Si vocifera che la superstar Aiden Lightning , il bello e tenebroso frontman della famosissima e acclamata band Pitch Black, dopo una sfuriata in discoteca, non si è più visto e gli altri componenti delle band non sanno dove sia» legge tutto d'un fiato. « Nessuno sa dove si sia cacciato e per quale motivo..spero proprio che questo litigio con causi la fine del gruppo, non potrei sopportarlo» dice teatralmente portandosi una mano sulla fronte.
«Sarà il solito cantante dal cuore infranto che decide di lasciare la città per un "periodo di pausa".» dico roteando gli occhi.
«Ma non ti interessa sapere cosa gli è successo? Io muoio dalla voglia di saperlo...»
«Questa volta passo.»
In realtà il quintetto "sfila-mutandine" devo ammettere che non mi entusiasma più di tanto e non capisco come facciano certe ragazze a perderci la testa, però sono sincera ci sono alcune loro canzoni che mi piacciono particolarmente ed a volte...mi fanno accapponare la pelle da quanto sono belle.
Marisol smette di parlare di gossip finalmente e mi inizia a parlare di un tipo che ha conosciuto l'altra sera in un bar e che sembra le piaccia molto.
«Abbiamo parlato per un po' e poi mi ha offerto da bene, ma non ho avuto neanche il tempo di dargli il mio numero..perché non siamo ai tempi di tua nonna?! Era tutto più facile e non avrei dovuto dargli il mio numero di telefono per rincontrarci!» sospira « A proposito, mi manca tua nonna.» dice tristemente mentre si slaccia il grembiule e lo ripone sotto il bancone.
«Vieni a cena una sera di queste, le piacerà un po' di compagnia e poi ti adora, trova i tuoi capelli stupendi e dice di averli avuti come i tuoi da giovane, ma io non le credo»
Lei ride ed è davvero bella, ha la carnagione scura e abbronzata alla perfezione, dei riccioli castani che le arrivano alla schiena e degli occhi neri da cerbiatta, le sue gambe sono lunghissime, è una ragazza con la testa sulle spalle ed è davvero molto dolce..rappresenta l'apoteosi della perfetta ragazza messicana.
Mi stampa un bacio e prende la borsa per uscire dal locale, e si vede che tira un sospiro di sollievo dopo aver finito il suo turno di lavoro, mentre il mio..beh lasciamo stare.
È quasi l'una, Alejandro non ama lasciami da sola al bar fino a tardi, ma è dovuto correre a casa perché è stato chiamato dai suoi vicini, il suo cane Hombre stava poco bene, quindi è dovuto correre a casa.
Ho pulito l'intero locale e sono sfinita potrei tornare tranquillamente a casa e buttarmi sul letto, se non ci fosse ancora un ultimo cliente deciso a rimanere incollato sullo sgabello a guardare il fondo vuoto del suo bicchiere di vetro.
Mi ha chiesto uno scotch doppio malto, tre volte e gliel'ho portato, ma ora credo sia proprio ora di chiudere.
Mi avvicino con cautela, non ha alzato l0 sguardo neanche per dirmi l'ordine, ha avuto la testa china, coperta da un berretto nero, sul suo cellulare tutto il tempo.
Tento di dire qualcosa, ma lui mi precede. «Portamene un altro»
Inarco un sopracciglio e mi porto le braccia al petto.
«Scusami?»
«È così difficile per te capire che mi devi portare dell'altro scotch?»
Solleva la testa, bloccando lo schermo del costoso telefono.
Due occhi di ghiaccio sono fissi nei miei.
È lui.
Sembra lui.
Ma non può essere lui, vero?
Cosa potrebbe mai farci una superstar in una piccola e deserta isola del Messico?
Scuote la testa e abbassa di nuovo lo sguardo. «Lascia stare.»
Scende dallo sgabello, prende dalla tasca posteriore dei jeans una banconota, la poggia sul bancone e fa per andarsene, quando finalmente mi risveglio dallo stato di trance in cui ero caduta ammirandolo.
«A-aspetta..non andartene.»
«Perché? Cosa vuoi una foto?» chiede con un sorriso malinconico e un'aria di disprezzo.
« In realtà volevo offrirti uno scotch doppio malto.» dico mettendo una mano sul fianco e facendo oscillare la bottiglia quasi vuota.
Con uno sguardo agghiacciante torna indietro lentamente, si siede sullo sgabello senza staccare gli occhi dai miei ed inarca un sopracciglio mentre io deglutisco lentamente.
«Vuoi offrirmi un drink?» chiede con voce roca e con l'espressione beffarda.
«Si.»
«Soltanto se bevi con me.»
