Era il primo giorno di febbraio quando la vidi la prima volta.
Nevicava piano e i fiocchi volteggiavano In una parentesi di magia, era da molto che non nevicava nella mia città forse addirittura un anno o più.
Quando notai che nevicava stavo studiando storia, ma persi la concentrazione appena visto il primo cristallo poggiarsi sulla finestra davanti ai miei occhi, contento come un bambino guardavo il panorama imbiancato della via, fu allora che la scorsi: era una minuta ragazzina che passeggiava allegramente guardando il cielo, aveva la pelle più bianca della neve sulla quale camminava e sorrideva:
Il suo sorriso.. era dolce e contagioso, portava un giubbino azzurro cielo che illuminava intorno a lei e sul quale calava la morbida treccia di capelli corvini, legata con un fiocchetto blu luccicante.
Era bellissima.
Mi sembrava di averla già vista ma non sapevo dove, Forse era della mia scuola ma non ne ero sicuro e ciò mi dispiaceva.. pensavo spesso a quanto mi sarebbe piaciuto conoscere meglio i miei compagni di scuola e ora più che mai sentivo di essere dispiaciuto dal non averci mai provato.
Tra quei pensieri strani rimasi a guardarla per un tempo che mi parve infinito, poi i suoi grandi occhi grigi si posarono su di me, che la ammiravo dalla finestra.. e mi salutò sorridendo.
Ne fui sorpreso, e imbarazzato ma ricambiai, poi si voltò e se ne andò per la sua strada ed io ne rimasi incantato tanto da pensarci per tutta la giornata a venire.
~~~~~
Apro gli occhi, un tanfo di disinfettante mi colpisce.
Quando riesco a mettere a fuoco la stanza mi rendo conto di essere in un ospedale, il bianco accecante dei muri mi da il mal di testa, strizzo gli occhi per il male.
Un silenzio irreale regna sulla stanza, come unico suono il bip delle apparecchiature a cui, a quanto pare, sono collegato.. Ma cosa mi è successo?
La porta della mia stanza si apre proprio mentre io mi guardo intrno -il signor Jakson lo avete controllato?- dice un'infermiera con un camice viola ad una ragazza, che scuote la testa e corre via mentre lei entrando nella stanza e guarda attentamente una cartella clinica -bene bene il signorino Derrick Everson- mormora mentre io facendo leva sui miei gomiti mi alzo a sedere e la osservo, dopo un tempo incredibilmente lungo in cui sento le mie braccia tremare sotto il mio peso, lei alza lo sguardo e i suoi occhi si posano su di me.
Mi guarda sconcertata e lascia cadere la cartella con un tonfo sordo spalancando la bocca -è sveglio..- mormora portando le mani tremanti al viso.
-S..- Provo a parlare ma l'unico suono che emetto è un rantolio..
Mi schiarisco la voce -s-signorina mi-mi scusi- parlare mi risulta faticoso, la bocca impastata e la lingua pesante mi sento terribilmente stanco.. anche se mi sono appena svegliato.
Non smette un secondo di fissarmi come fossi un fantasma -è sveglio!- urla poi correndo fuori dalla stanza senza ascoltare ciò che ho da dire.
Ritorna trafelata dopo pochissimo accompagnata da alcuni dottori e... -mamma- cerco di dire in un sussurro strozzato, piombando di nuovo sul letto per la stanchezza.
-oh mio dio Derrik.- le lacrime gli rigano il volto mentre un sorriso divampa sul suo viso e mi guarda posandosi la mano sulla bocca, sembra così felice.
-Signor Everson, come si sente?- domanda un uomo con il camice avvicinandosi e studiandomi attentamente.
-io..- ho bisogno di un lungo sospiro per poter continuare -credo... non troppo male- mi costa fatica parlare, delle fitte lancinanti sui fianchi mi attanagliano fino a portarmi alle lacrime, facendomi pentire di aver dato questa risposta.
-hai dolori da qualche parte, ragazzo?- aggiunge, io non ho la forza di parlare, stringo gli occhi e annuisco indicandomi i fianchi, il dottore annuisce mesto e ordina -Dategli della morfina, tra poco faremo dei controlli.- poi rivolgendosi a me aggiunge -Riposati giovanotto a più tardi- fa un cenno di saluto, parla per un attimo con mia madre e poi esce dalla stanza.
-oh Derrik, piccolo mio- mormora mia madre prendendomi una mano: È sciupata ha due grandi occhiaie ombreggiano sotto i suoi occhi altrimenti celesti e luminosi, che ora gonfi e rossi, hanno perso il loro colore di un tempo, ma uno smagliante sorriso torreggia sul suo volto pallido.
-cosa?.- le parole mi muoiono in gola: avrei mille domande ma è troppo difficile parlare così chiudo gli occhi mortificato.
-bambino mio tu..- ha la voce spezzata, poco più di un sussurro.
-sei stato in coma per quasi due mesi... hai-hai avuto un incidente e...- noto la sua fatica nel raccontarlo così mormoro -non importa.. mamma- posando la mia mano sulla sua che è appoggiata sulla lettiga -me-me lo racconterai..- sospiro.
Non sapere cosa è successo mi preoccupa, ma i dottori non ne vogliono parlare e per mia madre sembra alquanto complicato, dopo qualche test e controlli però ho avuto una piacevole sorpresa: sono venuti a trovarmi degli amici, anche loro non hanno detto molto e sembravano tutti molto nervosi, preoccupati.
Però sono stati gentili ed erano sinceramente felici di sapere che stavo bene, e speravano che sarei tornato presto a scuola.
Non li ho riconosciuti tutti, ma il dottore dice che è normale, ho avuto un trauma cranico e i problemi di memoria sono frequenti in incidenti come questi;
Ma mi hanno assicurato che col tempo ricorderò.
Michael il mio migliore amico, è stato così gentile da anticiparmi qualcosa di quello che è successo, ma non troppo perché nemmeno lui sa bene cosa è accaduto.
Centra la mia auto, ora distrutta e un pirata della strada.
Dai vetri della stanza ho intravisto più volte mio padre, ma non è ancora mai entrato per salutarmi, una o due volte era con qualcuno ma non riuscivo a vedere bene..
Dopo la cena, sia mamma che papà entrano sorridenti nella stanza, la prima con una scatola in mano il secondo si avvicina per abbracciarmi e mi da due pacche sulla spalla, anche lui è parecchio trasandato, magro come non l'ho mai visto e pallido.
-Derrick, il dottore ha detto di farti vedere delle foto e di raccontarti un po' di cose per aiutarti- dice mia madre con entusiasmo.
Da oggi è molto migliorata, la sua pelle ha ripreso un colorito salutare e i suoi occhi sono luminosi e felici, tornati quasi all'azzurro di sempre, ha fatto una doccia e ha i capelli legati un una morbida treccia che le ricade sulla spalla.
Mi ricorda per un attimo qualcosa.
Freddo.
Neve.
-guarda- mi dice poi scrollandomi dai miei pensieri e porgendomi una foto -avevi 10 anni, com'eri piccino- una nota di nostalgia passa nella sua voce e mio padre le si avvicina poggiandogli una mano sulla spalla.
-era la prima volta che provavi a giocare a Calcio per entrare nella squadra- delle piccole lacrime corrono sul suo viso come perle trasparenti.
Me lo ricordo bene quel giorno, volevo così tanto entrare nella squadra.
Ci avevo messo tanto impegno nel provino e poi era andato male perché ero caduto e mi ero offeso.. ero così testardo da piccolo e non ero voluto rientrare a giocare così il mister non mi aveva messo in squadra.
-non possiamo avere persone che si arrendono così facilmente- mi aveva detto guardandomi dall'alto in basso.
Mia madre aveva cercato di consolarmi dicendomi che non sapevano cosa stavano perdendo, e che sarei stato il più bello e bravo tra tutti nella squadra, non mi volevano per non sminuire gli altri, e anche se sapevo che lo diceva per rincuorarmi, era una cosa bellissima così la lasciavo fare.
-è un vero peccato, giocavi così bene- sospira riponendo la foto nella scatolina.
Rido a quella affermazione -non è vero mamma, e lo sai anche tu- dico tutto d'un fiato,
da un paio d'ore riesco finalmente a parlare per bene -ero un tale imbranato- commento.
Mio papà ridacchia sotto i baffi e mamma in un moto di felicità mi abbraccia -ti ricordi?!- esclama.
Annuisco, mi sto rendendo conto che alcune cose basta rispolverarle un po' perché il ricordo torni da sé, come per magia, per altre invece è più difficile perchè mi sono assolutamente nuove, o difficili da riportare alla mente.
Continua a mostrarmi foto e oggetti per un po' aiutandomi a ritrovare i nomi e i luoghi dispersi nella mia mente.
Poi mi salutano per lasciarmi dormire, ma la verità è che io ho tutt'altro che sonno..
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La Prima Neve
Teen Fiction'Sentire la sua mancanza così tanto e non ricordarla nemmeno.. mi distrugge. Vorrei solo rivederla ancora una volta' La verità è spesso difficile da mandare giù soprattutto quando per raggiungerla devi rivivere tante emozioni che possono farti croll...
