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Seduto sulla cima del suo letto a castello, Nagisa aveva rovesciato il suo salvadanaio improvvisato sulla coperta, e ora contava meticolosamente tutte le monete che aveva raccolto

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Seduto sulla cima del suo letto a castello, Nagisa aveva rovesciato il suo salvadanaio improvvisato sulla coperta, e ora contava meticolosamente tutte le monete che aveva raccolto.

Ricontò quattro volte le monete che aveva. Prima i cinquecento yen, poi i duecento. Le impilò ordinatamente sul letto, muovendosi con cautela per non farle cadere.

Sentì sua madre rientrare in casa e si affrettò a scendere le scale. Già dal corridoio si accorse che qualcosa non andava, si respirava un'aria nuova.

«Nagisa, ho comprato i daifuku alla fragola, i tuoi preferiti.»

Sul tavolo troneggiava un grosso vassoio ancora pieno, la carta rosa della pasticceria era ripiegata lì accanto.

Prese il mochi e iniziò e leccargli via lo zucchero.

Sua madre iniziò a lamentarsi e a sgridarlo bonariamente. «Non leccare solo lo zucchero, mangialo tutto!»

«io mangio prima la parte più buona, se proprio insisti mangialo tu il dentro!» borbottò con la bocca tutta imbrattata di zucchero e cioccolato.

Si ripulì la bocca con la prima cosa a portata di mano, battendo poi le mani sulla felpa di grandezza smisurata per togliere le rimanenze di zucchero.

Infilò i pantaloni della tuta e si affrettò ad uscire senza neanche rivolgere un saluto a sua madre.

Quando uscì notò quasi subito il nuovo vicino di casa con la sua vespa, che lanciò un paio di occhiate in tralice al ragazzino.

«Signore, può portarmi con la sua vespa sino al campo di fiori vicino al confine?»

Gli occhi gli si illuminarono quando prese in carico la sua richiesta, quindi montò su di essa e mise le mani sul sedile, tenendosi saldamente a esso.

Dopo dieci minuti di viaggio quel momento della sua vita in cui stava andando tutto perfettamente dovette ricredersi a causa di un guasto nella vespa.

Il vicino di Nagisa imprecò e mise il cavalletto, facendolo poi scendere.

Sospirò leggermente e si guardò intorno, sperando che qualcuno potesse aiutarli.

Incrociò lo sguardo di un ragazzo vermiglio di testa osservarli con sguardo divertito.

«Ehi, tu. Hai l'aria di chi ne sa qualcosa di mezzi di trasporto. Potresti aiutarci?»

«In cambio di che?» gli si avvicinò e addentò la mela che teneva in mano sino a pochi istanti fa.

«Se mi paghi potrei farlo.»

Alzò lo sguardo verso il suo cappello, osservandolo con le sopracciglia inarcate, come se volesse sapere cosa si nascondesse sotto quell'indumento di lana grezza.

Nagisa mise le mani sul cappello, assottigliando lo sguardo.

«Ci vuoi aiutare o no?»

«E che cazzo, d'accordo.» con uno sbuffo si avvicinò alla vespa, accucciandosi poi davanti ad essa.

Nagisa non capì molto quello che fece, e rimase abbastanza sorpreso quando vide che la vespa aveva ripreso ad andare.

Il rosso si riavvicinò a lui.

Fu un attimo. Nel momento in cui Nagisa abbassò la testa, il suo cervello non fece in tempo a formulare il pensiero che già il braccio si protendeva verso la sua testa e gli strappava via il cappello.

Voleva vedergli i capelli, voleva vedere cosa si celava sotto quel cappello inguardabile.

Gli zigomi del ragazzo si colorarono di un lieve rosso. I capelli del ragazzo ricaddero lentamente sulle spalle, lasciando che qualche ciocca si posasse sulla sua fronte.

«Che cazzo fai, scemo?»

«Sei una ragazza.»

Si guardarono per pochi secondi, Nagisa aprì lentamente la bocca, ma le parole gli morirono in gola, e il rosso se ne accorse.

«Lo sono. E ora ridammi il cappello.»

«No. Questa è la ricompensa per aver fatto ripartire quel catorcio.»

Nagisa lo osservò ancora un po', si voltò e se ne andò. Il rosso rimase lì, fermo, in mezzo alla strada.

«Ehi, secca! Puoi tenerlo se lo vuoi, stavo scherzando!»

La vespa partì dopo che Nagisa ci si mise sopra. Il ragazzo guardò i suoi capelli un'ultima volta e lo vide che armeggiava col cappuccio della felpa per tirarselo sulla testa.

«Io sono Karma comunque!»

Lo vide già distante e senza voltarsi Nagisa sollevò il braccio al cielo, come a salutarlo.

Dalla mano bianca, stretta in un pugno, si alzò il dito medio.

*

ciao it's me eloise avevo detto che avrei scritto una karmagisa e eccola qui, taa-da. Non so cosa ne uscirà fuori ma per ora mi piace, strano. Nulla, dedico la storia a karmadere e lo scrivo qui dato che ho il computer rotto e niente, buonanotte

uniforms ✧ karmagisa [ sospesa. ]Bağımlısı olacağınız hikayeler. Şimdi keşfedin