In quegli occhi ho trovato tanta forza e dolore allo stesso tempo, che si fondevano in un tutt'uno in una sorta di equilibrio che mi incuriosiva e mi faceva perdere in lei. Maledetti quei giorni in cui quelle persone che chiamava famiglia,la trasformavano in un gomitolo di rabbia e tristezza ,dove neanch'io potevo entrare,un muro fatto di urla silenziose e lacrime assordanti. Volevo essere la sua ancora di salvezza. Le sue emozioni così pure e tremendamente fragili, ma meravigliose. Si sentiva come quelle case diroccate ,abbandonate a se stesse in balia del tempo e del menefreghismo della gente ,poco a poco diventano pezzi di macerie qua e là, la stavano consumando facendo a pezzi. Bastavano pochi giorni e un sorriso si posava sulle sue labbra , forse merito di quel dolce sole primaverile che le illuminava il viso, stava ricominciando a respirare ossigeno, dopo il fumo di parole piene di egoismo dettate da gente vuota;passeggiando per le vie di una città che non le apparteneva. Volevo dargli qualcuno in cui credere:Io. Essere semplicemente:Noi.
Vi parlerò di lei :la Mia Anima
