Hold on to me

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La verità è che non c'è verità,

che nessuno se ne va mai per davvero.

E nessuno resta per sempre.

(Kurt Cobain)

Se ne sta lì a fissare quel telefono da almeno quindici minuti, da quando ha riattaccato. Gli occhi fissi sulla cornetta, come quasi a volerla ipnotizzare, come quasi a voler convincere l'apparecchio a squillare un'altra volta. Sul viso nessuna espressione, niente che possa far trapelare anche la più piccola emozione.

Quando ha sentito quel suono dall'altro capo, quando ha sentito quelle parole è rimasto impassibile, come se la voce se ne fosse andata, come se la mascella si fosse bloccata e non fosse più in grado di emettere una sola sillaba. Ha riattaccato senza parlare poi si è voltato verso di lei e l'ha guardata. Con un tono asettico le ha raccontato quello che aveva appena sentito: l'ha vista portarsi le mani sulla bocca con gli occhi pieni di lacrime e guardarlo sconvolta.

Lui niente: continua a fissare quel telefono senza dire una parola, senza fare un gesto.

Niente.

"Dimmi qualcosa. Urla, prendi a cazzotti il muro, spacca tutto, ma sfogati. Non tenerti tutto dentro come fai al solito, non questa volta almeno."

La guarda: gli occhi arrossati dal pianto. Occhi che lo fissano, che lo fanno star male. Si avvicina e l'abbraccia forte, ma non dice niente. Poi si stacca e le accarezza i capelli. Sente un groppo in gola di quelli che non riesci ad ingoiare, ma restano lì a toglierti il fiato: sente che sta per crollare, ma non vuole farlo, non davanti a lei.

Così se ne va. Esce sbattendo la porta, il casco in una mano, le chiavi della sua Ducati nell'altra. Sente che lei è lì, dietro di lui che gli sta urlando qualcosa dalla soglia, ma non si volta. Non vuole sentire, non vuole fermarsi.

Non è pronto per farlo.

Non vuole, non può ascoltare.

Nella testa ancora quello squillo, ancora quella voce dall'altro capo, ancora quelle parole che risuonano a gelargli l'anima.

"Andiamo da lui." Gli aveva detto la donna.

"No." Aveva risposto lui.

Solo una parola, secca, a chiudere ogni possibilità di dialogo.

Non vuole, non può parlare.

Parlarne.

Come se non parlarne servisse a fare in modo che non fosse successo. E invece è successo. Anche se lui continuasse a star zitto per il resto della sua vita è successo e lui non può accettarlo, non ancora.

Accelera il passo mentre si dirige verso il garage. Le lacrime premono ai lati dei suoi occhi nocciola, il fiato si fa corto: ancora non crede che stia accadendo proprio a lui, a loro.

Forse dovrebbe fermarsi, non lasciarla sola. Forse non dovrebbe essere così egoista, ma ci sono momenti in cui non si ha la forza per pensare agli altri perché il proprio dolore fa troppo rumore e non si riesce a sentire il resto del mondo. E in questo momento il suo dolore sta urlando squarciandogli l'anima.

Deve andarsene lontano, via da quella casa, via da quegli occhi troppo simili a quelli di... Scuote la testa come se servisse a scacciare ogni pensiero. Come uno struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, indossa il casco sperando serva a far tacere i suoi pensieri. Infila le chiavi, gira la manopola del gas e mette in moto.

Le ruote corrono sull'asfalto veloci come i ricordi che si accavallano nella sua mente. Ricordi che strappano un sorriso. Ricordi che fanno crescere il dolore.

Hold on to meWhere stories live. Discover now