- Io e Leonard abbiamo litigato di nuovo, ed ecco che esce con la sua piccola cinquecento mentre io resto sola a casa.
In via wall street risiedevano parecchie famiglie, alcune di queste restavano sempre chiuse in casa, tendevamo soltanto a salutarci in modo cordiale quando ci vedevamo dal portico. C'erano i signori Dillinson, una coppia di anziani con ben settantacinque anni sulle spalle. Il signor Tom Dillinson era un falegname in pensione e di compenso sua moglie Margareth una buona casalinga e donna di famiglia. Erano insieme da tanto, e oramai si sognavano di separarsi. Erano indispensabili l'uno per l'altro. Quello che crediamo a noi non capita mai : un'amore per sempre.
Quando noi siamo arrivati qui, son stati i primi a darci il benvenuto. A volte di sera, dalla loro casa - una porta in più della nostra - venivano strani rumori. Mi ricordo che una di queste sere i rumori provenienti dalla finestra erano così forti che decisi di svegliare Leonard per controllare che fosse tutto apposto, ma lui non si svegliò. Mi alzai cercando di essere silenziosa, ma questo non mi riuscì, perché feci cadere a terra qualcosa di molto grosso. Per fortuna non aveva sentito nulla, adesso non volevo si preoccupasse, tanto andavo io. Accessi la luce del soggiorno, che dava propio sul loro cortile. Vidi la faccia della signora Margareth in penombra, sembrava scura e senza espressione, il che mi fece ritirare subito. Erano sicuramente vecchi, non uscivano mai, non avevano un auto, non avevano nessuno che li andasse a trovare. In un certo senso, mi facevano pena. Per quale motivo si trovano in quella strada lussuosa se non avevano nulla di loro?
La casa era tinteggiata in rosso, e avevano un gran pezzo di terra coltivata. Un giorno Kiki finì sulle orchidee della signora Twins. Penso che quel giorno la nostra vicina, se la sia meritata. In verità Kiki lo fece appositamente a saltare su quei fiori, a saltarci su fino a che non restavano giù appassite dai colpi violenti. Il villino tra noi e i signori Dillinson apparteneva al signor Gerard Julio De Grazia. Era un'uomo dall'aspetto curato, non dava fastidio mai a nessuno, e in verità in casa non era mai. Solo dio sa dove si trovasse quando la sua casa crollò letteralmente. Dovette costruirsene un'altra. Adesso questa era più grande. E i nostri vicini si trasferirono. L'ultimo giorno che ha trascorso in wall street ci aveva invitato tutti, e noi decidemmo di andare. Mi ricordo che curiosai dappertutto, in cerca di un indizio sul suo lavoro. Non trovai nulla tranne un piccolo foglio sul tavolo della cucina, mentre il signor Julio ci mostrava questa. Una lettera indirizzata ad una certa Rosalie. Il pomeriggio da lui lo trascorremmo veloce, ci servì il the con dei pasticcini. Leonard mi disse che non avrebbe mai più messo piedi la dentro. Più tardi mi spiegò il perché.
Lo stavo inquadrando con il mio telefono mentre si dirigeva verso la montagna, non so cosa andasse a fare in quella direzione, ma ci andava ogni volta che noi litigavamo, e succedeva spesso.
Prima di uscire disse : - guarda questa stanza, è piena di me, tu sei soltanto un'intralcio che prima mi faceva comodo. Non servi più a nessuno. Io esco. Torno stasera.
